GLI SPACCIATORI DI BUFALE

Siamo alle solite, il piccolo mondo della psicologia giuridica è prossimo all’orgasmo bufalaro.
Già nel 2012 pensavano di averlo raggiunto, ma fu coitus interrumptus; eccoli allora a spammare la fake news che la PAS era entrata nel DSM-5.

Profetizzavano, nel 2012, che la PAS sarebbe stata classificata dal futuro DSM-5 come alienazione parentale o disturbo relazionale. La delusione fu cocente: nel 2013 venne pubblicato il DSM-5 e la PAS non vi era descritta; e da qui partì la massiccia manipolazione.

Non c’è ma vi è distribuita; come se i manuali classificativi fossero distributori di malattie, ci metti una certa quantità di monetine e scegli la malattia che fa per te.

Il loro capo, il grande somaro Bernet, delirò alla grande dicendo che comunque nelle pagine del DSM-5 c’era lo spirito dell’alienazione parentale.

Adesso hanno ricominciato con la bufala che l’alienazione parentale sarebbe stata riconosciuta dalla classificazione internazionale delle malattie (ICD – International Classification of Diseases) curata dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità). Niente di più falso, ma loro sono fatti così, spacciatori di bufale.
Ma sono bufale pericolose; gli scritti degli psicologi giuridici sono come i pizzini dei padrini di mafia; sono indicazioni per i CTU, per quello che devono scrivere nelle CTU, per come devono condurre le CTU. Ne vengono fuori CTU surreali fatte col copia-incolla, senza un minimo di ragionamento e di logica. Autentiche sciocchezze che poi entrano nelle sentenze e portano a verità giudiziarie del tutto avulse dalla realtà.

LA VIOLENZA PSICOLOGICA

Una recente sentenza della Cassazione ha scatenato i soliti esegeti … la Cassazione vuol dire questo … no vuol dire quest’altro, e così via.
La Suprema Corte di Cassazione ha detto quello che ha detto nella sentenza, e non è la prima volta che annulla sentenze basate sulla PAS, e non è la prima volta che le sentenze annullate provengano dal Tribunale di Venezia, e non è la prima volta che l’artefice di tutto è un noto CTU di quella città. Staremo a vedere sino a quando durerà questa malagiustizia basata sulla scienza spazzatura; purtroppo non tutti hanno le risorse economiche per arrivare sino alla Cassazione e in molti casi la malagiustizia trionfa.

Non poteva mancare la singolare tesi di uno psicologo giuridico secondo la quale la cosiddetta alienazione parentale sarebbe una forma di violenza psicologica.
Loro, ovviamente, per alienazione parentale intendono la manipolazione psicologica del minore fatta dal genitore collocatario per indurlo a rifiutare la relazione con il genitore non collocatario, un vero e proprio lavaggio del cervello dell’adulto nei confronti del bambino.
Naturalmente, una cosa di questo tipo è sicuramente una violenza psicologica; ma come tutte le violenze, come tutti i reati (perché la manipolazione del minore è un reato, maltrattamento del minore) va provata, va dimostrata con prove concrete e oggettive.
Ma siccome la cosiddetta alienazione parentale sta solo nella testa degli psicologi giuridici, ecco il ricorso alla malattia (PAS di Gardner) e adesso all’alienazione parentale di Bernet che sarebbe dovuta entrare nel DSM-5 ma non ci è entrata nemmeno in forma di spirito e adesso rompono le scatole all’ICD perché venga ricompresa in quella classificazione.
Ma, da emeriti somari quali sono, ignorano che ormai le due classificazioni (il DSM e la sezione disturbi mentali dell’ICD) utilizzano i medesimi criteri e se la loro alienazione parentale non è entrata nel DSM non entrerà nemmeno nell’ICD. Ma tant’è, fare propaganda alla falsa malattia e continuare a manipolare la realtà è la loro specialità, è nel loro DNA, è un elemento costitutivo del loro stesso essere psicologi giuridici.

Ma torniamo alla questione della violenza psicologica; se davvero il bambino subisce da un genitore la violenza psicologica rappresentata dalla manipolazione psicologica contro l’altro genitore si allontana e rifiuta la relazione proprio con il genitore che mette in atto la violenza psicologica.
Riporto sinteticamente da alcune CTU.
Caso di Milano: quattro figli minori collocati dalla madre; tre di loro, stanchi delle pressioni psicologiche della madre, della denigrazione che la madre faceva contro il padre, gradualmente se ne sono andati a vivere con il padre, genitore non collocatario. Per il CTU e il CTP della madre, il Dr Camerini, i ragazzi avevano la PAS indotta dal padre; contraddicendosi in questo perché di solito sostengono che la PAS è causata dal genitore collocatario.
Caso di Venezia: anche qui era accusato di PAS il padre, genitore non collocatario; la madre, collocataria, ha risolto da sola la cosa, tornandosene in Giappone.
Primo caso di Bari: chi denigrava, ecc. era il padre, genitore non collocatario, che è giunto persino a fabbricare una falsa accusa di abuso sessuale sul bambino. La CTU, fuori del giro della psicologia giuridica, ha compreso benissimo la situazione e alla fine la madre ha ottenuto l’affido esclusivo.
Secondo caso di Bari: il CTU ha parlato di alienazione parentale indotta dal padre, genitore non collocatario, indicando la comunità per il bambino. In realtà il bambino, collocato dalla madre, si era stancato delle continue denigrazioni contro il padre fatte dalla madre, delle minacce e addirittura percosse, e se ne è andato a vivere dal padre rifiutando di tornare dalla madre.
Come si vede, gli psicologi giuridici, invasati dalla PAS, oggi alienazione parentale, non riescono proprio a leggere la realtà per quella che è ma cercano di adattare la realtà alle loro convinzioni fideistiche.

Per saperne di più: http://www.alienazionegenitoriale.org/docu/20190513.pdf

IL RIFIUTO INGIUSTIFICATO

Lo spunto per questo post viene da un articolo segnalato da uno degli ‘scienziati’ della PAS nel corso di una discussione su Facebook, pubblicato da altri ‘scienziati’ della falsa scienza o scienza spazzatura; tale articolo risale a fine 2018 e contiene davvero un mucchio di sciocchezze che mi riservo di meglio analizzare in seguito.
Ciò che mi ha colpito è il ritorno di un concetto illogico a anti-psicologico: il rifiuto ingiustificato.
In un recente passato il gruppetto delle ‘sapientine’, di fronte alle critiche, dapprima al concetto di PAS, poi a quello di alienazione parentale (che avrebbe dovuto trovare posto nel DSM-5 ma vi trovarono solo il suo spirito), poi a quello di disturbo/problema relazionale, inventarono il concetto di rifiuto immotivato.
Ci fecero un convegno all’Ordine degli psicologi del Lazio ma nessuno dei partecipanti osò alzarsi per dire: “egregi colleghi state dicendo una stronzata”; eh sì perché un comportamento di rifiuto (di una persona, di una situazione) non può essere immotivato ma ha sempre una motivazione, come tutti i comportamenti. Ci fecero un articolo, ne diedero notizia con grande strombazzamento sui media.
Criticai questo concetto anti-psicologico in un convegno a Roma, lo criticai anche in un post e venne ulteriormente criticato, con grande competenza, dal blog “Il Ricciocorno schiattoso”.
Ho ulteriormente chiarito le cose in un capitolo di questo libro.
Adesso ritornano sul concetto delittuoso chiamandolo con un sinonimo del termine immotivato: ingiustificato.
Cosa significa rifiuto ingiustificato?
Esiste in psicologia una definizione condivisa del termine ‘rifiuto ingiustificato’?
Sulla base di quali criteri un CTU può stabilire se un rifiuto sia giustificato o ingiustificato?
Insomma la solita cagata per sostenere la scienza spazzatura. Ma iettateve int’o cess!!

POST SCRIPTUM
A uso e consumo degli psicologi giuridici che mostrano di non conoscere le cose della psicologia.
Il termine ‘comportamento’, già noto alla filosofia (Pascal) è stato introdotto nella psicologia nel 1913 da Watson, il padre del comportamentismo.
Per comportamento si indica «qualsiasi azione di tipo adattivo compiuta dagli animali e dall’uomo» ovvero «un insieme di reazioni adattive obiettivamente osservabile che un organismo, generalmente provvisto di sistema nervoso, compie in risposta a stimoli del pari osservabili che provengono dall’ambiente in cui vive» (le citazioni sono di Virgilio Lazzeroni in Enciclopedia Medica, USES Edizioni scientifiche).
Il comportamento è quindi sempre la risposa a uno stimolo; per questo, non può esistere un comportamento immotivato o ingiustificato.
Più di recente Umberto Galimberti nel suo Dizionario di Psicologia definisce il  comportamento come segue: «Insieme stabile di azioni e reazioni di un organismo a una stimolazione proveniente dall’ambiente esterno (stimolo) o dall’interno dell’organismo stesso (motivazione)».
Attendo quindi da questi scienziati una definizione di rifiuto immotivato o ingiustificato.

DDL PILLON: LA CAPORETTO DELLA LEGA

Non sono in grado di indicare quando ciò avverrà ma molti segnali mi fanno capire che non siamo molto lontani dalla débâcle, nonostante la massiccia propaganda a tappeto che viene svolta dal suo leader e il mostruoso armamentario di promozione della sua immagine.

Lungi dalla rapida approvazione prospettata dal suo primo firmatario (entro pochi mesi ebbe a dichiarare) il cammino del DDL, e degli altri collegati, si è mostrato irto di ostacoli sin dal suo inizio.

Confidava di acquisire la firma di tutti i senatori di maggioranza in Commissione giustizia del Senato ma si trovò di fronte alla presa di posizione di alcuni senatori 5 stelle che rifiutarono di firmare a scatola chiusa, volendo approfondire i contenuti del DDL.

La data di approvazione venne rinviata a Natale.

Sin da subito il DDL è stato criticato da gran parte della società civile (quella vera non quella delle associazioni dei padri separati), dalle reti dei centri antiviolenza a numerose associazioni forensi, esperti giuristi, comitati spontanei di cittadini ed esperti, ecc.

Ormai la guerra lampo contro donne e bambini vittime di violenza, preannunciata dal senatore leghista e dai padri separati sostenitori del suo DDL, si è trasformata in una guerra di posizione; e si sa che le guerre di posizone vedono sempre perdente chi attacca, che si logora nell’attesa, mentre favoriscono chi si difende che può così rafforzare le proprie posizioni e innalzare ulteriori barricate.

Al termine delle audizioni in Commissione giustizia il senatore leghista ha cercato di rassicurare le sue truppe parlando ancora di tempi rapidi per mettere a punto il DDL conclusivo (entro Pasqua), ma non ha escluso il ricorso alla sede referente, cioè alla discussione in aula al Senato, prospettata da alcuni senatori dell’opposizione. Ma sa, o dovrebbe sapere, perché a questo punto ogni dubbio è lecito sulla sua competenza, che il regolamento del Senato non prevede che un singolo senatore possa chiedere il passaggio di un DDL dalla sede redigente alla sede referente, ma può farlo una certa quota di senatori. Solo tatticismi per tenere buona la truppa.

Gradualmente, alcuni dei sostenitori della prima ora si sono sganciati (es. il Dr Camerini che dopo aver rivendicato la paternità di alcuni articoli del DDL li ha poi rinnegati, senza nemmeno attendere il fatidico terzo canto del gallo).

Continua a resistere il pediatra di Varese che parla di approvazione entro i primi mesi del 2020; ma questa esternazione sa tanto di tattica dilatoria per non prendere atto della sconfitta. E questo lo hanno ben capito i padri separati che ormai hanno dato luogo a una contestazione senza mezzi termini.

Il colpo decisivo lo stanno dando alcune amministrazioni comunali (Torino, Bergamo, Fano, Fiumicino, ecc) che chiedono a gran voce il ritiro dei DDL perché pericolosi per la tenuta sociale; poche per ora ma c’è tempo per convolgerne altre.

La discussione venne rinviata al 7 maggio ma da una recente esternazione del sen. Pillon apprendiamo che è tutto rinviato a dopo le elezioni europee. Da fine maggio all’inizio delle ferie estive è un amen e da lì a fine anno un istante. Salvo caduta del governo e di tutto il cucuzzaro.

VERSO LA SEDE REFERENTE

Ddl Pillon, la maggioranza prende tempo

In tempi non sospetti lo avevamo anticipato; non è un plurale maiestatis ma è il riconoscimento a quanti hanno contribuito alla discussione che ha portato alla costituzione del COM.SEP.

Una questione così importante come un provvedimento di modifica del diritto di famiglia non poteva essere oggetto di un quasi golpe parlamentare voluto da un senatore della Lega che confidava in una rapida approvazione del suo scellerato DDL; entro Natale, aveva promesso a quelli squinternati dei padri separati riuniti in false associazioni.

Ma il rispetto della dialettica democratica non è nel DNA della Lega, né evidentemente nel DNA politico del sen. Pillon, né tantomeno in quello dei padri separati che hanno scritto il DDL.

Adesso la discussione si sposta in Aula, al Senato, e vedremo di far cadere uno per uno tutti i pilastri di questo DDL e degli altri collegati.

L’unica modifica alla Legge 54/2006, e quindi al Codice civile per gli aspetti della separazione e affidamento dei minori, è quelle di introdurre i principi della Convenzione di Istanbul.

1) Niente mediazione familiare nei casi di violenza in famiglia (art. 48).

2) I diritti dei minori alla sicurezza e alla propria incolumità sono diritti prioritari rispetto a ogni preteso diritti degli adulti (art. 23 e 31); questo significa niente affido e niente frequentazione per il genitore violento o abusante.

Questo è l’unica base per una discussione sulle modifiche al diritto di famiglia.

 

TRACCIAMENTO DEGLI UTENTI E ALIENAZIONE PARENTALE

I sostenitori della PAS o alienazione parentale utilizzano un sistema di tracciamento degli utenti che navigando alla ricerca di informazioni visitano i loro siti web.
Questo sistema di tracciamento si chiama “HTML5 canvas”; qui si può leggere qualcosa su di esso.
Non ne so molto, non essendo un esperto informatico, ma penso che questo sistema di tracciamento che consente di identificare un computer in modo univoco venga utilizzato da aziende che sono interessate a inviare inserzioni pubblicitarie a chi visita i proprio siti web; credo sia esperienza abbastanza comune che è sufficiente visitare, per esempio, alcuni siti di abbigliamento per poi veder comparire sul proprio profilo Facebook pubblicità di abbiglimento, ecc.
Non un metodo proprio cristallino, perché comunque si tratta di violazione della privacy, ma comunque accettabile nell’ambito commerciale.
Ma siti che si propongono di fare informazione (in realtà fanno disinformazione) sull’alienazione parentale con quali fini utilizzano un sistema di tracciamento degli utenti web?
Come ho scoperto questa cosa? Grazie alla segnalazione di un contato Facebook, che mi ha consigliato di utilizzare un browser più sicuro degli altri per navigare su questi siti, e cioè Tor Browser; ed ecco che navigando con Tor Browser all’apertuta della pagina compare in alto l’avvertimento che il sito utilizza HTML5 canvas per identificare in modo univoco il computer del visitore. Gli altri browser non danno questo avvertimento.
Di seguito un campionario di questi siti; il mio consiglio è di fare molta attenzione a visitarli, anzi se possibile evitateli come la peste, perché la peste vi porteranno in casa.
Se proprio ci si vuole informare sulla PAS o alienazione parentale consiglio il mio sito; è costruito in maniera artigianale, scrivo le pagine in formato testo con notepad e le metto online. Non inserisco (anche perché non saprei come fare non essendo un esperto informatico) programmi spia o altre schifezze del genere. Solo informazione corretta per contrastare la massiccia disinformazione fatta dai sostenitori dell’alienazione parentale.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

GLI PSICOLOGI E I PADRI SEPARATI

Ormai siamo alle comiche.

Il CNOP (consiglio nazionale degli ordini degli psicologi) è intervenuto nell’ambito del dibattito sviluppatosi in seguito alla discussione, in Commissione Giustizia del Senato, degli osceni DDL (osceni nel senso che al termine dà Jean Baudrillard, nel non considerare la diversità delle varie situazioni separative, di affidamento, collocazione e frequentazione) che intenderebbero modificare la legge 54/2006, con un proprio documento.

Purtroppo citano l’articolo di una perfetta sconosciuta nel mondo psicologico internazionale, una certa Linda Nielsen.
Della Nielsen aveva già parlato in Commissione Giustizia il pediatra di Varese nel corso della sua audizione, entusiasmandosi e presentandola come un’esperta in metanalisi.
Il collega purtroppo non sa cosa sia una metanalisi e scambia gli articoli pubblicati dalla Nielsen nei quali cita altri articoli favorevoli alla residenza alternata, per metanalisi.

Se davvero si volesse effettuare una metanalisi dei lavori sulla residenza alternata si dovrebbero cercare nelle banche dati internazionali TUTTI gli articoli sull’argomento (e non solo quelli favorevoli alla propria tesi) pubblicati a livello internazionale in un determinato periodo di tempo, sottoposti a peer-review; se ne vengono esclusi alcuni si devono indicare i motivi dell’esclusione, pena l’inconsistenza del lavoro di metanalisi.

Perchè sono importanti le metanalisi?
Posso parlare del mondo della medicina e della psichiatria, perché del mondo della psicologia conosco poco, non so se esistano articoli psicologici sottoposti a peer-review e non so se su questi lavori siano state effettuate delle metanalisi.
In medicina sono famose alcune metanalisi che hanno portato a rivedere alcune pratiche terapeutiche (es. vagotomia per la cura del’ulcera gastrica, legatura dell’arteria mammaria interna per la cura dell’angina pectoris, ecc.).

Gli articoli della Nielsen non sono affatto metanalisi e spacciarli per tali è antiscientifico, è una frode scientifica. Un’idea di cosa sia una metanalisi la si può trovare qui. Come si vede è una cosa troppo complessa per le menti semplici dei sostenitori dell’alienazione parentale.

Perché il CNOP ha citato questa Nielsen che è una fanatica sostenitrice della residenza alternata? Chiaramente non lo so. Di fronte alle polemiche sollevate ad arte dai padri separati il CNOP si è affrettato a fare una sorta di marcia indietro, con grande soddisfazione dei cavernicoli che si annidano tra i sostenitori dell’alienazione parentale.

Il discorso è di una semplicità disarmante.
Se la separazione è tranquilla, consensuale, senza violenza o abusi sessuali, sono gli stessi genitori d’intesa con i figli, che trovano le soluzioni più adeguate; e psicologi e compagnia bella se ne stiano fuori dalle scatole.
Ma se c’è violenza, se ci sono abusi sessuali, davvero vogliamo mettere i figli a rischio? Davvero gli psicologi hanno già dimenticato alcune tragedie? Questa. E quest’altra. E poi tutte le altre, meno note, forse, ma non meno tragiche. Tragedie avvenute perché non si sono voluti ascoltare i bambini; e gli psicologi, in veste di CTU, hanno le loro grosse responsabilità per avere costretto questi bambini a frequentare i padri che poi li hanno uccisi. Bambini che per gli psicologi avevano la PAS; adesso di sicuro non ce l’hanno più. E nonostante tutto questo ancora non hanno imparato, gli psicologi, a stare lontani dai padri separati.
E che i padri stronzi (anche qualche madre in verità), bastardi, violenti, criminali, pedofili, esistano è un dato di fatto, checché ne pensino i benpensanti, ivi compreso quel senatore della Lega che tanto si spende per i padri separati; evidentemente non li conosce bene.

A ogni buon conto, se proprio ci si voglia documentare su tali questioni, si leggano almeno articoli seri, pubblicati da psicologi rinomati e non da una sconosciuta (ritenuta dal senatore di cui sopra addirittura una guru della psicologia; egregio signore, i guru esistono nel suo piccolo mondo patriarcale ma non nel mondo scientifico), da istituzioni pubbliche.

Qui un ottimo articolo sulla vicenda.

Un articolo serio sulla residenza alternata è il seguente; naturalmente se il senatore ne vorrà tenere conto, bene, se intendesse ancora ignorarlo mal gliene incolga.
REMARQUES SUR LES ÉTUDES CITÉES EN FAVEUR DE LA REÉSIDENCE ALTERNÉE AVANT 3 ET 6 ANS. Traduzione in italiano; nella bibliografia sono citati gli studi internazionali più importanti sul tema, pubblicati non da guru ma da scienziati veri che hanno a cuore il destino dei bambini.

Ricordiamo infine il nostro lavoro inviato a tutti i parlamentari all’epoca degli altri osceni DDL e PDL delle precedenti legislature. Stiamo preparando un suo aggiornamento alla luce degli studi più recenti. Basti dire che l’arretratezza italica sulla questione è tale che nel 2006, mentre il nostro Parlamento approvava la Legge 54/2006, il Québec già criticava la sua legge sul condiviso e la residenza alternata; nel 2011, quando i parlamentari nostrani riproponevano lo scempio della PAS (poi divenuta alienazione parentale) e della residenza alternata, l’Australia faceva piazza pulita di tutti questi concetti. La Francia ha introdotto da anni nel suo codice civile i principi della Convenzione di Istanbul e l’Inghilterra ha rigettato definitivamente un emendamento voluto dalle associazioni di padri separati sulla residenza alternata.

Questi i fatti; il resto sono solo scempiaggini.

LA FOLLIA DELLA MEDIAZIONE FAMILIARE OBBLIGATORIA – I

OVVERO, QUANDO CONTRARRE MATRIMONIO È PEGGIO CHE CONTRARRE UNA GRAVE MALATTIA

Perché se si ha una grave malattia è possibile curarla a spese del SSN ma sul matrimonio in crisi piombano immediatamente, come avvoltoi, tanti pseudo-esperti il cui unico obiettivo è di ripulire fino all’ultimo euro la famiglia in procinto di separarsi.
Un cenno alla cosiddetta mediazione familiare lo si trova nella legge 54 che dal 2006 grava come una spada di Damocle sulle famiglie che si separano; il secondo comma dell’art. 155-sexies testualmente recita:

Qualora ne ravvisi l’opportunità, il giudice, sentite le parti e ottenuto il loro consenso, può rinviare l’adozione dei provvedimenti di cui all’articolo 155 per consentire che i coniugi, avvalendosi di esperti, tentino una mediazione per raggiungere un accordo, con particolare riferimento alla tutela dell’interesse morale e materiale dei figli.

La legge 54 parla di ‘tentativo’ che i coniugi dovrebbero esperire prima che il giudice adotti i provvedimenti previsti dall’art. 155; tentativo che dovrebbe mirare al raggiungimento di un accordo per tutelare l’interesse morale e materiale dei figli, e ciò avvalendosi di ‘esperti’.

La mediazione familiare presuppone quindi che esistano degli ‘esperti’ in mediazione familiare; ma cosa significa esperto? Chi certifica, non tanto l’esperienza, ma la competenza di taluni soggetti a intervenire in un campo così delicato come quello delle relazioni familiari nel momento in cui la famiglia si sta rompendo?

La formazione dei mediatori familiari deve prevedere un percorso universitario mediante corsi di perfezionamento post-laurea di durata adeguata (almeno due anni), che comprendano l’insegnamento multidisciplinare di nozioni di diritto civile e diritto di famiglia, psicologia, pedagogia e scienze sociali, come minimo. Bisogna predefinire da quali percorsi di laurea si può accedere ai corsi di perfezionamento in mediazione familiare: giurisprudenza, scienze della formazione, scienze sociali (non certo ingegneria, tanto per fare un esempio). Occorre un Albo nazionale dei mediatori familiari, un codice etico-deontologico, ma soprattutto l’incompatibilità con lo svolgimento di altre professioni e quindi l’incompatibilità con l’iscrizione ad altri albi professionali (non come la sconcezza attuale di avvocati iscritti anche all’albo degli psicologi).
Tutto questo non è garantito dalla normativa vigente.

Ciò che si osserva nel campo della mediazione familiare è la giungla più completa; le competenze, ammesso che esistano, sono autocertificate, ma nessuno è in grado oggi di attestare la reale competenza professionale dei cosiddetti mediatori familiari. Essere in possesso di una laurea in psicologia, pedagogia, giurisprudenza o altro non abilita affatto allo svolgimento di questa delicata professione; se poi aggiungiamo che si sono riciclati come mediatori familiari medici-legali e addirittura un laureato in fisica, abbiamo il quadro completo del caos che esiste in questo delicato settore. Per non parlare dei cosiddetti centri di mediazione familiare, legati a filo doppio con le associazioni dei padri separati, e quindi covi di maschilisti misogini, ancora traumatizzati dalla propria personale separazione familiare e che non vedono l’ora di farla pagare a tutte le donne del mondo.
Può chi ha sfasciato in malo modo la propria famiglia ‘aggiustare’ le famiglie altrui?

Ma veniamo agli accordi oggetto della mediazione familiare.
Le relazioni economiche possono anche essere oggetto di un accordo, ma le relazioni affettive? Se alla separazione coniugale si arriva dopo anni di violenze intrafamiliari è minimamente pensabile che possa esserci un accordo? Su cosa? Se tra i motivi della separazione vi sono per esempio abusi sessuali sui figli è pensabile che possa esserci un accordo? Anche qui, su cosa?

Perché, non nascondiamoci dietro un dito, il tutto ruota intorno a questo, e cioè alla pretesa dei padri violenti e abusanti, riuniti in associazioni, di continuare a mantenere la relazione con la ex-moglie e con i figli per continuare a esercitare le violenze e gli abusi.
Se come contributo al mantenimento dell’ex-coniuge e dei figli uno offre 100, l’altro chiede 200, compito della mediazione sarà quello di avvicinare questi estremi.
Ma se un coniuge intende sottrarre i figli alle violenze o agli abusi dell’altro, quale compito si propone la mediazione? Invece che picchiare o abusare i propri figli ogni giorno riconosciamogli il diritto di visita ogni quindici giorni così potrà farlo solo due volte al mese?

IL CODICE QE52.0

Pretendere di insegnare qualcosa
ai sostenitori dell’alienazione parentale
è come concimare con lo zucchero un castagno
per fargli produrre i marron glacées. (cit. P. mod.)

Di che si tratta?
Si tratta del codice che la classificazione internazionale delle malattie, l’ICD (International Classification of Diseases) ha assegnato alla condizione “Caregiver-child relationship problem” (Problema relazionale caregiver-bambino); per caregiver va inteso qualsiasi adulto che ha la responsabilità verso il bambino, non necessariamnte un genitore.
Questo codice però rischia di divenire la nuova arma di distruzione di massa contro le madri (e qualche padre); per alcuni infatti sarebbe sinonimo di alienazione parentale.
Quando si vede in un oggetto reale ciò che quell’oggetto non è, si parla di illusione, cioè, psichiatricamente parlando, di un disturbo qualitativo della percezione, di una dispercezione visiva.
Questo lo screenshot della pagina dell’ICD:

Ingrandisco l’immagine per renderla più leggibile.

Qualcuno riesce a leggere in questa immagine che questo problema sarebbe sinonimo di alienazione parentale? Io no. Chi dice di leggerlo ha sicuramente un problema dispercettivo visivo che meriterebbe un approfondimento psichiatrico.
Di recente il sito giuridico Altalex ha pubblicato un articolo che interviene nel dibattito sul DDL n. 735 (cosiddetto DDL Pillon) nel quale si legge questa falsità scientifica; eh, sì, perché quando si travisa in questo modo il senso di una classificazione scientifica si deve parlare di falsità scientifica.
La falsità è contenuta nella nota 15; eccola qua.
In particolare viene riportata tra le parentesi quadre una frase scritta in inglese che non è presente nel testo dell’ICD; si tratta di uno squallido tentativo di manipolare la classificazione internazionale delle malattie lasciando intendere a chi legge che effettivamente nell’ICD siano contenute quelle parole. Come si vede dallo screenshot la descrizione che viene data del probema codificato con il codice QE52.0 è la seguente: “Sostanziale e duratura insoddisfazione all’interno di una relazione caregiver-bambino associata a significative perturbazioni nel funzionamento”; non c’è scritto che sarebbe sinonimo di qualcosa.
Questo significa che si può parlare, scientificamente, di un problema relazionale caregiver-bambino solo in presenza di una sostanziale e duratura insoddisfazione nella relazione adulto-bambino associata a una significativa perturbazione nel funzionamento psico-sociale del bambino, quali regressione (es. incontinenza urinaria in un bambino che ha raggiunto la continenza degli sfinteri), calo del rendimento scolastico, degli interessi extra-scolastici, della socializzazione, ecc.
Tale condizione è prevista dall’ICD nel capitolo 24, quello dei “Fattori che possono influenzare lo stato di salute o il contatto con i servizi sanitari”; questo perché, ai fini della prevenzione e del miglioramento dei servizi sanitari, è interesse dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità, che è responsabile della classificazione ICD) conoscere i fattori non patologici che influenzano lo stato di salute della popolazione o il contatto con i servizi sanitari.
I sostenitori della PAS, oggi alienazione parentale, ci hanno abituati da anni alla manipolazione dell’informazione, alla disinformazione sistematica sulle tematiche relative alle separazioni e all’affidamento dei minori, finalizzata a occultare le violenze in famiglia e gli abusi sessuali sui minori e a screditare la testimonianza dei minori.
Inutile sottolineare che chi ha interesse a screditare la testimonianza dei minori è chi dai minori viene accusato di violenza o abusi sessuali; quindi chi scrive di certe cose è come se si autoacusasse. Ma lasciamo perdere.
Certi soggetti, persa la partita con il DSM-5 adesso ci stanno provando con l’ICD-11, per far riconoscere l’alienazione parentale. Adesso non parlano più di ‘spirito dell’alienazione parentale che sarebbe presente nelle pagine del DSM’ ma parlano di un sinonimo che sarebbe presente nelle pagine dell’ICD. Come se una classificazione scientifica fosse un dizionario dei sinonimi e dei contrari.
In una classificazione scientifica non si scrivono sinonimi ma si scrivono le cose così come stanno in base alle più recenti ricerche nel campo specifico. Tra l’altro il tentativo di introdurre l’alienazione parentale come sinonimo del problema relazionale adulto-bambino è stato fatto ma è stato rigettato dagli autori dell’ICD; ed è stato rigettato per lo stesso motivo per il quale tale proposta venne rigettata dagli autori del DSM: la mancanza di studi scientifici.
Certi soggetti proprio non riescono a capire che la ricerca scientifica si fa con gli studi e non con le pressioni esercitate mediante e-mail, petizioni, lobbyng, ecc. Dimostrano in questo modo, questi psicologi, psichiatri, neuropsichiatri infantili che ricorrono a questi mezzucci, di non avere la più pallida idea di cosa sia la ricerca scientifica, di cosa sia una classificazione scientifica. Dimostrano solo di essere delle braccia sottratte all’agricoltura, attività, quella di zappare la terra, che sarebbe molto più confacente alle loro attitudini.

L’IGNORANZA È DURA A MORIRE

Leggo sul web di un master in psicologia giuridica organizzato da un provider accreditato presso il Ministero della salute.

Fin qui nulla di strano; trovo invece non strano ma proprio da autentico orrore il fatto che nel secondo modulo di questo master sia prevista una lezione sui “Criteri psicologici per l’individuazione della Sindrome di Alienazione Genitoriale (PAS)”.

Ancora, nell’anno di grazia 2019, c’è chi ripropone la falsa malattia, la scienza spazzatura (junk-science, secondo la definizione di Paul Fink).

La PAS non è stata mai presa in considerazione come malattia dalla psichiatria ufficiale internazionale, non è stata mai ricompresa nella classificazioni ufficiali, non è descritta in nessun trattato di psichiatria.

In Italia nel 2012 il Ministro della salute ha dichiarato che la PAS non ha alcun fondamento scientifico. E ancora oggi dobbiamo assistere a questa cosa allucinante, delirante, di un insegnamento sulla PAS svolto nel corso di un master che dovrebbe riconoscere ai patecipanti addirittura del crediti ECM; purtroppo da questo master basato sulla PAS i partecipanti potranno ricevere solo debiti ECM, solo disinformazione della peggiore specie.

Ho segnalato la cosa al Ministero della salute; voglio sperare che intervengano bloccando questo festival dell’ignoranza.