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LE CARTE TRUCCATE DELLA PSICOLOGIA GIURIDICA-I

Circolano in rete innumerevoli carte, protocolli e linee guida messi a punto dagli psicologi giuridici.
Che valore normativo hanno queste carte? Pari a zero.
Che valore scientifico hanno queste carte? Meno di zero. Tranne in qualche caso, non riportano alcuna bibliografia che supporti le affermazioni ivi contenute; le stesse sono solo pareri personali di chi le ha scritte. Si basano ancora sul medievale principo di autorità; ne ho parlato qui.

Ma c’è di più.
La psicologia giuridica italiana vede tra i suoi membri alcuni avvocati e alcuni psicologi-psichiatri-neuropsichiatri infantili in qualità di consulenti.
Gli avvocati che ne fanno parte si ritrovano molto spesso a difendere presunti pedofili, in casi di presunti abusi sessuali sia singoli sia collettivi. Compito dell’avvocato è, ovviamente, quello di difendere al meglio il suo cliente; avvocati che assumono la difesa di presunti pedofili debbono, ovviamente, industriarsi al meglio delle loro capacità per tirare fuori dai guai il proprio cliente. E fin qui non ci piove.
Le cose cominciano a essere meno logiche quando questi avvocati, e i loro consulenti, spacciano per protocolli o carte o linee guida a tutela dei minori quelle che sono, necessariamente, carte, protocolli, linee guida per difendere al meglio i propri clienti; che sono, non va dimenticato, presunti pedofili e, più di recente, presunti violenti o maltrattanti in famiglia.
Si tratta di manipolazione pura e semplice.

Ma c’è ancora di più.
In molte di queste carte vengono espresse opinioni che oltre a non essere supportate da riferimenti bibliografici precisi e puntuali, contengono concetti non corrispondenti ai documenti ufficiali, cui pure fanno riferimento, o totalmente privi di validità scientifica.
Prendiamo l’esempio della cosiddetta Carta di Civitanova Marche; si tratta di un documento che risale al 2012, firmato da una quindicina tra avvocati e consulenti.
A un certo punto si legge:

Nel richiamato art. 9 della Convenzione di New York si legge invece:

Quello che per le convenzioni internazionali è un diritto del fanciullo (“non essere separato dai suoi genitori“) per gli psicologi giuridici e i loro consulenti che hanno firmato la Carta di Civitanova diviene un diritto degli adulti (“diritto di ciascun genitore di non essere separato“).
È questa l’interpretazione che loro danno della legge 54/2006 ed è questo che sostengono nelle CTU e che porta ai disastri che vediamo (bambini allontanati dalle madri protettive e affidati ai padri violenti o abusanti). Perché gli psicologi giuridici e i loro consulenti tutelano i diritti degli adulti e se ne infischiano dei diritti dei bambini; lo hanno scritto chiaramente pervertendo una convenzione internazionale.

Agli psicologi giuridici piace vincere facile; ma per vincere facile bisogna truccare le carte. Ed è quello che loro fanno con estrema disinvoltura.

SEGUE

LA LEGA E IL DDL 735

Lo spunto per questo post è rappresentato da una recente esternazione della senatrice della Lega, nonché avvocata, Giulia Bongiorno.
Il ddl Pillon non è andato avanti perché noi abbiamo deciso che non era una priorità. Non lasciamo ad altri meriti che non hanno“, afferma la senatrice.
Peccato che quando venne presentato, il DDL 735 era il fiore all’occhiello della Lega, firmato da tutti i membri leghisti in Commissione Giustizia del Senato; e altrettanto peccato che nessuno di loro abbia a tutt’oggi ritirato la firma.
Si tratta di iniziative personali dei senatori leghisti o di precisi ordini di partito?

Adesso la senatrice si mette a fare il gioco dello sceriffo buono e di quello cattivo, cerca di rigirare la frittata per negare la sconfitta.
La senatrice sarebbe lo sceriffo buono che dice alle donne, no tranquille il DDL 735 non è tra le priorità della Lega; Pillon sarebbe lo sceriffo cattivo, il talebano della bigenitorialità e della PAS.
No senatrice, il DDL Pillon lo ha voluto fortemente la Lega, è stato presentato in una riunione del 26 luglio 2018, convocata dal senatore leghista Pillon alla quale parteciparono numerosi esponenti leghisti oltre a esponenti delle cosiddette associazioni di padri separati e votato all’unanimità dai presenti, tranne un solo astenuto; è stato poi fortemente sostenuto dai comitati per Salvini premier.
Lo stesso Salvini in numerosi comizi ne ha parlato come di un disegno di legge al quale la Lega teneva molto nell’interesse delle famiglie italiane.
E lei senatrice vuole fortemente il reato di alienazione parentale. Quindi non prendete in giro nessuno.

Chi ci tiene molto al DDL Pillon, insieme alla Lega, sono i padri separati violenti o pedofili, che vengono rifiutati dai figli proprio a causa della violenza o delle tendenze pedofile.
Ciò che prevede il DDL Pillon (mediazione familiare obbligatoria, tra l’altro vietata dalla legge e dal buon senso, mantenimento diretto, alienazione parentale, ecc.) è proprio la medesima feccia sostenuta dai padri separati violenti o pedofili.
Nella stragrande maggioranza delle separazioni coniugali non c’è alcun bisogno di mediazione familiare perché gli ex-coniugi riescono a trovare un accordo e risolvere il conflitto. Dove non si trova accordo è solo nelle separazioni che fanno seguito a violenza in famiglia o abusi sessuali sui figli minori; e non si può trovare nessun accordo in questi casi perché non è in atto alcun conflitto da mediare ma c’è solo violenza, poiché il genitore violento (di solito il padre) non vuole mollare le sue vittime (di solito ex-moglie e figli).
E questo, da avvocata, dovrebbe risultarle; in quante, delle separazioni che ha seguito, ha avuto necessità di ricorrere alla mediazione familiare? Solo in quelle in cui viene denunciata violenza in famiglia o abusi sessuali sui figli; ma sa, o dovrebbe sapere, che la mediazione familiare è vietata dalla legge in questo tipo di separazioni. Eppure la Lega la promuove.
In quante, delle separazioni che ha seguito, ha avuto necessità di ricorrere al concetto di alienazione parentale? Solo in quelle in cui viene denunciata violenza in famiglia o abusi sessuali sui figli; ma sa, o dovrebbe sapere, che l’alienazione parentale, con tutte le sue varianti manipolatorie, è stata dichiarata priva di basi scientifiche dal Ministro della salute nel 2012.
L’alienazione parentale è solo una strategia processuale, da azzeccagarbugli, mi verrebbe da dire di bassa lega, per screditare la testimonianza delle donne e dei minori che accusano i padri di violenza in famiglia o di abusi sessuali sui figli.

Adesso la Lega, per una strategia da bassifondi della politica, sta facendo finta di fare marcia indietro sul DDL Pillon; ma è mera strategia e, ripeto, non prendete in giro nessuno. Intanto il DDL Pillon rimane lì nel cassetto della Commissione Giustizia del Senato, con ancora le firme di tutti i membri leghisti, in attesa degli eventi e del momento opportuno in cui tirarlo fuori nuovamente.
Non è la Lega che non lo ha mandato avanti ma è la Lega che sul DDL Pillon è stata sconfitta dalla mobilitazione delle donne e di chi combatte la PAS, a tutti i livelli; e siamo sempre pronti a una nuova mobilitazione contro la Lega, l’oscurantismo del XXI secolo.

I TELOMERI E IL RIFIUTO DI UN GENITORE

Cosa sono i telomeri?
È spiegato abbastanza bene qui; una spiegazione più scientifica si trova qui.

Detto questo, cosa c’entrano i telomeri con le separazioni coniugali in cui un figlio rifiuta un genitore?
Praticamente nulla, sono questioni di livello logico differente che non dovrebbero essere confuse tra loro. Ma c’è chi di questa confusione dei linguaggi ne ha fatto un brand; si tratta del pediatra di Varese ossessionato da bigenitorialità, residenza alternata, ecc.
Spinto da questa sua ossessione rastrella il web alla ricerca di studi che possano essere utilizzati per sostenere le sue tesi. Tra questi studi ne ha trovato uno sui telomeri e lo ha citato in un suo articolo pubblicato su una rivista a pagamento; cioè tu gli paghi 1.500 dollari e loro ti pubblicano l’articolo.

L’articolo da lui citato è questo; il titolo in italiano suona più o meno così: “Gli eventi avversi infantili aumentano l’impatto dello stress assistenziale in età avanzata sulla lunghezza e sull’infiammazione dei telomeri“.
Sul momento non ho dato eccessiva importanza a questa citazione, conoscendo la scarsa capacità del soggetto di saper leggere e interpretare la letteratura scentifica.

La citazione, in un testo che sto leggendo, di un lavoro analogo mi ha spinto a rileggere il lavoro citato dal soggetto di cui sopra.
L’obiettivo del lavoro era quello di studiare se l’abuso infantile e altri eventi avversi infantili potessero avere conseguenze durature anche nella tarda età, circa l’infiammazione e l’invecchiamento cellulare, e potessero essere distinti dallo stress cronico per il carico assistenziale riveniente dal dover assistere un familiare affetto da demenza.

Come si vede, nulla a che fare con le separazioni coniugali, la bigenitorialità e la residenza alternata, sue fissazioni monotematiche.
Naturalmente, credo che il soggetto non abbia letto, non dico l’articolo, ma almeno il riassunto; avrebbe così scoperto che l’obiettivo del lavoro non era quello che lui cercava, ma, soprattutto, leggendo l’intero articolo, che per indagare gli eventi avversi infantili gli autori dell’articolo hanno utlizzato la scala CTQ (Questionario sul Trauma Infantile – Childood Trauma Questionnaire).
La scala CTQ è un questionario autosomministrato che consta di 28 item che indagano gli eventi avversi infantili e cioè l’abuso fisico, l’abuso sessuale, l’abuso emotivo, la trascuratezza fisica e la trascuratezza emotiva. Nessun item riguarda il rifiuto di un genitore o la bigenitorialità o la residenza alternata.
Naturalmente, in una Italia caratterizzata da un elevato livello di analfabetismo funzionale ma anche di ignoranza vera e propria, le tesi del suddetto soggetto riscuotono grande consenso nella piccionaia delle associazioni di padri separati e fascio-leghisti.

Ho parlato più sopra di un secondo articolo che ho trovato citato in un libro che sto leggendo. Si tratta di questo; titolo in italiano: “L’associazione della lunghezza dei telomeri con la violenza e le perturbazioni familiari“.
Questo studio dimostra che i telomeri sono di lunghezza ridotta nei bambini esposti a violenza familiare e che hanno anche subito l’allontanamento o una minore frequentazione con il genitore tutelante. Il genitore tutelante ha una funzione di buffering protettivo che contrasta lo stress che porta alla riduzione di lunghezza dei telomeri.

Allontanando quindi il bambino dal genitore tutelante, cosa che i geni psicologici nostrani propugnano nelle CTU, si fa al bambino un danno incommensurabile che lo danneggerà per sempre. Non riescono proprio a capire, questi CTU, che il bambino con il rifiuto di un genitore si sta semplicemente difendendo dalla violenza o dagli abusi sessuali. Non è affatto un bambino alienato, o adesivo, secondo le idiozie più recenti ma solo un bambino che si difende dalla violenza e dagli abusi sessuali.

LETTERA APERTA ALLA PROF.SSA LILIANA DELL’OSSO

Egregia Prof.ssa Dell’Osso,
([email protected])

ho ascoltato il suo intervento al convegno “Dalla parte dei bambini”, organizzato a Livorno dall’Associazione MdM il 29/09/2019; e sono rimasto inorridito.

Nel breve pezzo del suo intervento pubblicato su Youtube, al minuto 1:18 lei parla della sindrome di alienazione genitoriale (PAS) come di un «disturbo ben preciso studiato nella letteratura scientifica».
Ma sta scherzando?

Una psichiatra del suo livello non può parlare della PAS come di un disturbo perché disturbi, e lei me lo insegna, sono solo quelli previsti dai DSM come tali; né si può affermare che sia ‘ben preciso’ perché i suoi sostenitori (psicologi, psichiatri, neuropsichiatri infantili, assistenti sociali, avvocati, associazioni di padri separati, ecc) pur di continuare a fare business sulla pelle di donne e bambini hanno continuato e continuano a manipolare l’informazione cambiando nome di fronte a ogni contestazione sulla non scientificità del concetto stesso di PAS. Così è divenuto prima alienazione parentale, poi nella mente fertile di qualcuno colonizzazione della mente dei bambini, poi rifiuto immotivato, ecc. Più che un disturbo preciso sarebbe corretto parlare di pseudo-disturbo camaleontico, che cambia pelle ma rimane sempre spazzatura.

Eh, sì, perché così venne definita nel lontano 1985 (leggo dal suo sito che all’epoca lei era ricercatore in Farmacologia, quindi non sapeva nulla di PAS, e dal suo intervento mostra di saperne ancora poco) dal compianto Prof. Paul Fink, che lei avrà anche conosciuto personamente.

Le riassumo un po’ di storia della PAS.
Nel 1985 il Dr Richard Alan Gardner scrisse un articolo su questa nuova malattia da lui scoperta; la rivista che pubbllicò l’articolo non è una rivista scientifica ma una banale rivista di opinioni; niente di scientifico, quindi, ma solo l’opinione personale del Dr Gardner, medico generico, privo di competenze specialistiche psicologico-psichiatriche, privo di formazione clinica, che si spacciava per professore alla Columbia dove invece era solo un medico volontario non retribuito (legga in fondo la correzione del 14 giugno) e che lavorava unicamente nei tribunali come perito di parte dei padri separati danarosi; non dimentichiamo che il suo onorario era di 500 dollari l’ora; negli USA degli anni ’80.
Gardner aveva bisogno del riconoscimento scientifico della sua PAS, dell’inserimento nel DSM e per questo si rivolse al Prof. Fink, all’epoca Capo del Comitato per la revisione del DSM-III. La risposta del Prof. Fink la legge qui, quarto capoverso.
Il Prof. Fink chiarisce che la ricerca scientifica, quella seria ovviamente, ci dice che il motivo per il quale il figlio rifiuta un genitore è il comportamento stesso di quel genitore verso di lui («Science tells us that the most likely reason that a child becomes estranged from a parent is that parent’s own behavior. Labels, such as PAS, serve to deflect attention away from those behaviors.»)

Dopo la pubblicazione del suo articolo del 1985 Gardner venne espulso a vita dall’Università con la motivazione che era ignorante nella disciplina di psichiatria e incapace di ragionare secndo il metodo scientifico. E lei cita un ciarlatano del genere!

Senza portarla per le lunghe, può trovare bibliografia seria sulla PAS qui e qui.

Concludo citandole la dichiarazione del Ministro della Salute del 18 ottobre del 2012, con la quale, acquisito il parere dell’ISS, ha dichiarato che la PAS non ha alcun fondamento scientifico.
Lei ha delle enormi responsabilità istituzionali, non può sostenere una porcheria del genere.

STELLE POLARI

Come CTP ho seguito alcuni casi a Roma, e altri solo con consulenza. Spesso compariva questo centro di Ostia come struttura dove far seguire le famiglie separate. Non mi sono mai chiesto il perché, non sono un tipo che si fa troppe domande. La vita va così, o così è se vi pare tanto per fare la citazione colta della giornata. Poi riscopri vecchio materiale e le risposte alle domande che uno non si è mai fatte vengono fuori da sole.

Già.

VA’ DOVE TI PORTA IL VENTO

Per ‘vento’ intendesi una qualche forma di interesse, la fama, la visibilità, o molto più prosaicamente la pagnotta.
Lo spunto per questo post viene dalla relazione tenuta a un recente convegno da una psicologa e criminologa.

La sua relazione, molto apprezzata, si spende contro la violenza sulle donne, con abbondanza di citazioni; peccato però che sia frutto di plagio.
Eh, sì, quello che questa psicologa ha detto nella sua relazione è stato preso di sana pianta da una relazione di CTP di un’altra psicologa romana.

In breve i fatti.
C’è una CTU, la psicologa del convegno è CTP del padre, l’altra psicologa è CTP della madre.
La psicologa del convegno attacca duramente la madre e la sua CTP parlando di un astratto diritto alla bigenitorialità, in presenza di un rinvio a giudizio del padre per violenza in famiglia, contestando il richiamo alla convenzione di Istanbul; ma viene fermata dalla CTP della madre che mette in chiaro, con abbondanza di citazioni bibliografiche, la posizione errata della CTP del padre e della CTU.

Al convegno la psicologa e criminologa si è probabilmente dimenticata di essere stata CTP del padre delle due minori e di aver attaccato la collega, e addirittura l’avvocata della madre dicendo che non lavorava bene, e ha fatto propria la sua relazione, plaudendo alla convenzione di Istanbul; senza nemmeno citare la psicologa CTP della madre.
Addirittura ha fatto propria l’affermazione della sua collega sull’importanza del caregiver primario nello sviluppo dei bambini, cosa che nella CTU aveva invece contestato.

Che dire?
Parlare di plagio è il minimo; nella CTU chi la pagava era il padre e allora bisognava difenderlo, anche occultando la verità.
Al convegno invece bisognava fare una bella figura ma non avendo idee ecco che torna utile la relazione di un’altra psicologa. Poco importa che nella sede della CTU quest’ultima sia stata attaccata in malo modo; tanto chi può saperlo?
Ma il diavolo, si sa, fa solo le pentole.
Una maggiore attenzione alla deontologia professionale non credo possa nuocere.

NO, L’ORGANIZZAZIONE MONDIALE DELLA SANITÀ NON HA RICONOSCIUTO L’ALIENAZIONE PARENTALE

Pubblico la traduzione di questo importante articolo; il testo in lingua portoghese è a questo link; l’originale in francese si trova qui.

10 SETTEMBRE 2019 DR.A PATRICIA ALONSO

Il 25 maggio 2019, presso l’Assemblea Generale a Ginevra, l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha votato per rivedere la classificazione internazionale delle malattie (ICD-11).

L’OMS ha deciso di non riconoscere l’alienazione parentale nell’ICD-11, ma i suoi sostenitori hanno immediatamente lanciato una campagna di disinformazione.

Come afferma Pierre-Guillaume Prigent, uno dei nostri membri, il 4 giugno 2019: “le associazioni che sostengono il riconoscimento dell’alienazione parentale producono visioni fuorvianti [come quella qui sotto] e le stesse argomentazioni che vengono ripetute dagli esperti di alienazione parentale sono eticamente e scientificamente molto problematiche.”

Ad esempio, ACALPA, un’associazione che sostiene l’alienazione parentale, afferma che l’OMS ha recentemente riconosciuto l’alienazione parentale. Usa il logo dell’OMS per guadagnare credibilità.

L’associazione “I Love Both Parents”, che sostiene anche il riconoscimento dell’alienazione parentale, afferma che l’OMS ha recentemente riconosciuto l’alienazione parentale.

Questa campagna di disinformazione in Francia, come abbiamo sottolineato il 5 giugno, ha reso necessario anche un intervento di Nicole Belloubet per correggere la pagina intranet del 28 marzo 2018 sull’alienazione parentale.

L’alienazione parentale è presente solo nell’indice della classificazione dell’OMS ma non è definita in esso, il che significa che non è riconosciuta dall’Organizzazione come mostrato dai due screenshot in questo tweet e debunk realizzati alla fine di maggio (cfr testo originale in francese).

L’OMS si esprime chiaramente: L’indice alfabetico è un elenco di circa 120.000 termini clinici (inclusi sinonimi o espressioni). L’indice viene utilizzato per trovare i codici ICD o le combinazioni di codici pertinenti per i termini. La menzione di un termine nell’indice viene utilizzata esclusivamente per la codifica. La menzione di un termine nell’indice non implica l’approvazione o l’approvazione di una condizione specifica. Inoltre, il titolo “Problema relazionale caregiver-bambino” si trova nel capitolo 24 della classificazione. Questo capitolo è intitolato “Fattori che influenzano lo stato di salute o il contatto con i servizi sanitari”; “Fattori che influenzano lo stato di salute o il contatto con i servizi sanitari”, nel senso che questa non è una sindrome o un disturbo: è solo un fattore di contesto. E la definizione di questo “problema relazionale” non corrisponde a nessuna delle definizioni di alienazione parentale fornite dai suoi promotori. Inoltre, la stessa alienazione parentale non è mai definita nella Classificazione.

Bisogna ricordare che l’alienazione parentale è un concetto che non è scientificamente provato. La presenza di questo concetto nell’indice ha allertato molti ricercatori che si sono approcciati all’OMS con un documento internazionale aperto al pubblico.

Questa nota di sintesi mostra la mancanza di rigore scientifico degli studi condotti dai promotori dell’alienazione parentale (metodologia, reclutamento degli intervistati, ecc.), nonché l’esistenza di conflitti di interesse. In effetti, a volte sono le persone che gestiscono programmi contro l’alienazione parentale che vogliono che venga riconosciuta.

La lettera aperta è stata firmata da centinaia di organizzazioni che combattono la violenza contro donne e bambini che sono consapevoli da un paese all’altro delle drammatiche conseguenze dell’utilizzo di questo pseudo-concetto nei tribunali della famiglia.

Il documento si conclude come segue: L’inclusione del termine “alienazione parentale” ovunque nell’ICD-11 rafforzerà probabilmente le tendenze distruttive nei tribunali della famiglia che danneggiano i bambini e i loro caregiver. Inoltre, le preoccupazioni validate empiricamente sull’inaffidabilità del concetto possono mettere in discussione la credibilità scientifica dell’Organizzazione mondiale della sanità e l’affidabilità della classificazione internazionale delle malattie.

Numerosi studi confermano che l’alienazione parentale può essere utilizzata come strategia per nascondere la violenza coniugale. Il 26 aprile 2018, il forum “L’alienazione parentale: una minaccia per donne e femministe?” Organizzato all’Università del Quebec, a Montreal (UQAM), ha fatto il punto sul concetto di alienazione paentale e sul suo utilizzo in situazioni di violenza domestica in Quebec, Europa e Brasile.

Gli interventi dei tredici intervenuti hanno rivelato che l’alienazione parentale è un concetto che “invalida, nega e nasconde le parole e le paure espresse da donne e bambini di fronte alla violenza maschile” (p.4); che “l’utilizzo del concetto di alienazione parentale in situazioni di violenza coniugale pone l’interesse superiore dei bambini dietro l’interesse dei genitori con comportamenti violenti” (p.5); che “l’uso del concetto è possibile in gran parte a causa della mancanza di comprensione e del mancato riconoscimento della violenza degli uomini contro donne e bambini, nonché della confusione tra violenza domestica e gravi conflitti di separazione” (p.6); che “diverse parole per riferirsi all’alienazione parentale ne facilitano l’uso in situazioni di abuso coniugale” (p.8); che “la divulgazione del concetto è correlata alle affermazioni dei mascolinisti e alle pressioni esercitate sui gruppi per i diritti dei genitori” (p.9).

Uno studio della professoressa di giurisprudenza statunitense Joan S. Meier conferma la testimonianza di donne che denunciano la tendenza dei tribunali della famiglia porre la sicurezza dei minori a un livello secondario. Lo studio conferma anche che le accuse di alienazione parentale utilizzate dai genitori nella difesa sono efficaci nel nascondere la loro violenza.

IL RIFIUTO IMMOTIVATO O INGIUSTIFICATO

Cominciamo, come all’asilo, con alcune definizioni; per alcuni ce n’è bisogno.

RIFIUTO: è l’atto, il comportamento del rifiutare, del non accettare una persona o una situazione.

IMMOTIVATO: che non è giustificato né spiegato da alcun motivo.

INGIUSTIFICATO: non giustificato, sinonimo di immotivato.

Il contesto cui mi riferisco è quello dell’affidamento dei figli minori dopo la separazione dei genitori, laddove rifiutino la frequentazione con un genitore.
Un po’ di storia.

Sino al 2012 gli psicologi giuridici di fronte a una situazione di rifiuto della relazione con un genitore, come sopra descritta, adducevano a motivazione dello stesso l’insorgere di una malattia che colpiva questi bambini e con loro il genitore non rifiutato.
Strana malattia, quella che colpisce in prevalenza donne e bambini dopo la separazione coniugale, mai prima della separazione, durante la vita coniugale; e che colpisce solo quei bambini che rifiutano la relazione con il padre, e le madri di questi bambini, mai gli altri bambini di genitori separati, o le altre donne separate (questa è la versione originale di Gardner).

La motivazione del rifiuto era quindi identificata in questa presunta malattia che chiamavano sindrome di alienazione genitoriale, PAS.
Cosa è successo nel 2012?
Nell’ottobre del 2012 il sig. Ministro della salute, nel rispondere a un’interpellanza parlamentare proprio sulla PAS, facendo proprio il parere dei ricercatori dell’Istituto Superiore di Sanità, dichiarò che la stessa non ha alcuna base scientifica.
Non esiste quindi, né è mai esistita, una malattia che si chiami sindrome di alienazione genitoriale.
Come reagirono gli psicologi giuridici alla sconfessione proprio sul piano scientifico della loro gallina dalle uova d’oro, la PAS? Tirando fuori dal cilindro il concetto di alienazione parentale, giochetto piuttosto datato e facilmente criticabile.
Tra l’altro l’uso del termine ‘parentale’ per tradurre l’inglese ‘parental’, che invece si traduce con ‘genitoriale’, dà l’idea delle capacità manipolative di questi soggetti.

Dal 2012 quindi la motivazione del rifiuto non è più la PAS ma l’alienazione parentale. Ci hanno scritto su questo numerosi articoli, pensando di accreditare questo nuovo concetto.
Di fronte alla numerose critiche, non solo mie, come si può leggere qui, qui e qui, alcuni psicologi giuridici si sono inventati il concetto di rifiuto immotivato o ingiustificato.
Mai sentita cosa più sciocca.
Il rifiuto della relazione è un comportamento e un comportamento, per definizione, ha sempre una motivazione; ne ho parlato a questo convegno a Roma ma soprattutto ho ripreso tali concetti in questo post.

Il loro ragionamento, di una elementarità che fa dubitare delle loro competenze professionali, sembra essere il seguente: poiché la motivazione del rifiuto non è più né la nostra cara adorata PAS né la sua figlia bastarda, l’alienazione parentale, ergo il rifiuto è immotivato e ingiustificato.
Ci hanno fatto persino articolo che vorrebbe essere scientifico; questo concetto illogico si è meritato addirittura un articolo su “Il Messaggero” .
Perché aumentano solo a Roma? Elementare, Watson! Perché a solo a Roma ci sono psicologi convinti di questa assurdità.
La totale mancanza di logica di questo concetto emerge da queste parole di una delle intervistate: «Rifiuti immotivati dunque indotti, gli addetti ai lavori ritengono che troppo spesso un figlio si rifiuti di incontrare un genitore senza alcun motivo. … Aumentano i casi di rifiuto anche perché non esiste il riconoscimento scientifico e giuridico della Pas (sindrome alienazione parentale)».

Concludendo, non può esistere un rifiuto immotivato o ingiustificato; chi, da psicologo, lo sostiene, dovrebbe tornare a studiare sui banchi dell’università (forse anche su quelli del Liceo, per studiarsi meglio un po’ di logica).
Sul rifiuto ritengo illuminante quanto scritto dai giuristi del Centro Studi “Rosario Livatino” di Roma:
«Accreditati studi scientifici frutto di ricerche di psicobiologia nel campo delle neuroscienze affettive insegnano che quando un bambino si sente a disagio con un genitore ed evita la frequentazione con lo stesso, nella quasi totalità dei casi lo fa perché ha paura e la paura – un’emozione primaria, istintiva, non condizionata – è in genere provocata dal comportamento violento (fisico o anche solo verbale) del genitore rifiutato, se non addirittura da abusi sessuali o atteggiamenti che mettono il minore a disagio

La paccottiglia para-psicologica proposta da questi psicologi dovrebbe essere per sempre accantonata.

PAS E GIUSTIZIA

Sottotitolo:
Quando un sostenitore della PAS/alienazione parentale
incontra un giudice con gli attributi
il sostenitore della PAS/alienazione parentale
fa una figura di merda.

Ecco, vorremmo anche in Italia più giudici con gli attribuiti.
La vicenda:
Risale al 6 dicembre 2018 una sentenza della Corte Suprema dello Stato di New York; ne riporto qualche stralcio, quelli più significativi, a mio parere. L’intera sentenza si trova a questo link.

«Altri tribunali di New York hanno espresso lo stesso scetticismo sulla validità scientifica dell'”alienazione genitoriale”. Processo di Montoya v Davis, 156 d.C. 132 132, 136 n. 5 (3 ° dipartimento 2017) (l’appello era preoccupato per il valutatore forense che era stato considerato un esperto di “alienazione parentale”, che non è una diagnosi inclusa nella Quinta Edizione del Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali e ha inoltre osservato che, nel contesto penale, la “sindrome da alienazione genitoriale” è stata respinta in quanto non generalmente accettata nella comunità scientifica, citando People v Fortin)

La sentenza riprende il famoso lavoro della prof.ssa Carol Bruch, da me più volte citata:

«La PAS sviluppata e descritta da Richard Gardner non ha basi logiche né scientifiche. È respinta da scienziati sociali responsabili e manca di solide basi nella teoria o nella ricerca psicologica. L’Alienazione Parentale, sebbene più raffinata nella sua comprensione delle difficoltà bambino-genitore, comporta rimedi propri invadenti, coercitivi e privi di fondamento. Gli avvocati, i giudici e i professionisti della salute mentale che si occupano di questioni di affidamento dei minori dovrebbero pensare attentamente e rispondere giudiziosamente quando vengono avanzate affermazioni basate su entrambe le teorie. Sebbene l’uso della testimonianza di esperti sia spesso utile, i giudici devono fare il loro dovere piuttosto che fare affidamento acritico sulle opinioni degli esperti. Ciò è particolarmente vero in settori come la psicologia e la psichiatria, dove persino gli esperti hanno una vasta gamma di punti di vista e professionisti diversi, sia in buona fede sia in malafede, a volte offrono opinioni al di là delle loro competenze. Avvocati e giudici sono addestrati a porre le domande difficili, e questa abilità dovrebbe essere impiegata qui

La storia italiana di questo articolo va raccontata; nel 2011-2012, insieme a una madre separata, laureata in lingue, traduttrice ufficiale per il Tribunale, ottima conoscitrice della lingua inglese, abbiamo iniziato la traduzione di questo aticolo e l’abbiamo proposta ad alcune riviste giuridiche che si occupano di minori. Ci risposero che questo importante articolo non rientrava nei loro interessi editoriali. Riviste che si occupano di giustizia minorile!!

Al processo testimoniò, in favore del padre e quindi contro la madre, la d.ssa Amy Baker, grande sostenitrice dell’alienazione parentale, che individuò ben 17 comportamenti dei bambini e della madre che a suo giudizio erano una spia di alienazione parentale.
Questa la risposta del tribunale:

«Tutto quanto è stato detto e fatto, una lista di punti per queste pietre miliari della presunta “alienazione genitoriale” rivela un miscuglio di fatti contestati. Non ci sono prove schiaccianti di nessuno dei 17 presunti segni di alienazione presentati dagli esperti. Sebbene vi siano prove di comportamenti inaccettabili da parte della madre, l’unica condotta inequivocabile riguarda alcune violazioni dell’accordo e degli ordini, la sospensione di informazioni mediche e il dibattito sulla ragazza e sui procedimenti giudiziari. Sulle altre 13 accuse, non vi è alcuna prova della condotta o non vi è alcuna correlazione tra la condotta e le opinioni delle figlie sul padre

Un’altra testimone in favore del padre e contro la madre è stata la d.ssa Linda Gottlieb, altra grande sostenitrice dell’alienazione parentale. A lei il tribunale così replicò:

«Per questa corte, il commento dell’esperto, a volte, ha raggiunto quasi l’apice della follia: ha testimoniato che una madre che dice ai suoi figli che le mancano quando se ne sono andati è colpevole di condotta alienante e manipolazione. Se è così, ogni madre nel mondo ha bisogno di riprogrammazione. Questi commenti suggeriti da questo esperto – da soli – suggeriscono fortemente che questo esperto, forse ben versato nei libri di testo clinici di “genitorialità normativa”, non ha idea di cosa si verifica nel mondo della genitorialità dopo il divorzio in casi ad alto conflitto. Suggerire che qualsiasi deviazione dalle istruzioni dell’esperto – istruire i bambini mitizzati su come dovrebbero comportarsi e su cosa dovrebbero fare – costituisce un distacco dalla realtà che porta questo tribunale a concludere che questi commenti – e gran parte dell’analisi di questo esperto – mentre forse avanza un ideale a cui i genitori dovrebbero aspirare, è indegna di credito. Questa conclusione è ulteriormente rafforzata perché a questo esperto (e a tutti gli altri esperti che hanno testimoniato) manca un legame con la realtà: non ha mai intervistato le figlie e la sua intera descrizione degli orrori dell’alienazione dei genitori è speculativa come risultato. Questo tribunale rifiuta di accettare questa interpretazione di terapista delle prove tale decisione spetta a questa corte e a nessun altro. Questo tribunale da solo deve rivedere le prove e determinare – non attraverso l’intuizione o il pensiero controintuitivo – se l’alienazione è avvenuta e influenza la vita delle figlie

Nella vicenda intervenne anche un terzo esperto a favore del padre e contro la madre; il tribunale così concluse:

«La presenza degli stessi tre esperti qui – a spese del padre – suggerisce alla corte che la teoria dell’alienazione genitoriale è solo un nuovo strumento nel “complesso di para-psicologia in aula”, come parte di una strategia per rovesciare gli accordi di genitorialità negoziati dal coniuge più aggressivo e con il reddito maggiore

Onestamente, non ho altro da aggiungere.

IL RIFIUTO DEL MINORE

In alcune separazioni coniugali, il 3,8% secondo uno studio statunitense si osserva il rifiuto del minore verso la relazione con un genitore, di solito il padre.
Su questo rifiuto è stato costruito il concetto di PAS, sindrome di alienazione genitoriale, oggi ridenominata alienazione parentale; questo per sfuggire alla condanna del Ministro della Salute che nell’ottobre 2012 ha dichiarato che la PAS non ha alcun fondamento scientifico.
Tale concetto è divenuto addirittura oggetto del contratto di governo con l’impegno a promuovere norme di “contrasto al grave fenomeno dell’alienazione parentale“.
Proposizione del tutto illogica perché quello che si osserva in alcune separazioni, come già detto, non è la cosiddetta alienazione parentale ma è il rifiuto del minore verso la frequentazione di un genitore; l’ipotetica alienazione parentale è il nome che alcuni danno alla presunta causa di questo fenomeno, ovvero il condizionamento psicologico del minore, la sua manipolazione da parte dell’altro genitore.

Sulla questione del rifiuto ho già scritto un articolo pubblicato sul sito alienazionegenitoriale.org; successivamente ho approfondito la questione nel capitolo “Il problema della cosiddetta alienazione parentale: breve ricognizione storica e analisi della situazione attuale” del testo giuridico “L’alienazione parentale nella aule giudiziarie“, a cura di Cassano G, Grimaldi I e Cordier P, edito da Maggioli.

Riprendo quindi da questo testo le seguenti note, mettendo in evidenza la totale illogicità di questi concetti.
Il corto circuito della logica che si verifica in queste vicende separative è rappresentato dal fatto che da parte dei CTU, ma anche di avvocati e giudici, il rifiuto viene addirittura considerato come la prova della presunta manipolazione psicologica del minore.
Persino di recente, in una CTU a Foligno, mi sono trovato di fronte a CTU (una psichiatra e una psicologa) che sin dal primo incontro hanno parlato di condizionamento materno, tanto che ho replicato dicendo che era opportuno chiudere lì la CTU visto che loro avevano capito già tutto prima ancora di iniziare le operazioni peritali e senza ancora conoscere le persone oggetto di perizia.
Ma è ciò che avviene sistematicamente nelle CTU, per loro è tutto chiaro sin dall’inizio, senza bisogno di conoscere i fatti: le madri manipolano i figli contro i padri.
In una CTU nel MIlanese, che risale al 2011, al primo incontro il CTU così si è espresso verso i due ragazzi di 14 anni: «Allora, vostro padre era un mostro, vostra madre invece era una santa… Vostra madre vi ha manipolati e sono seriamente preoccupato per come andrà a finire…. Volenti o nolenti dovrete frequentare vostro padre… Se vi comportate così qui non finiamo più….».

La prova della presunta manipolazione psicologica del minore non può essere il rifiuto; questo, al massimo, è l’eventuale conseguenza del presunto condizionamento ma non può essere certo la sua prova. È un modo di ragionare profondamente illogico.
Sarebbe come presumere, per esempio, lo stato di ubriachezza di un automobilista dal fatto che abbia provocato un incidente stradale. L’incidente stradale può essere la conseguenza della guida in stato di ebbrezza ma non ne è certo la prova; la prova deve essere prodotta con i mezzi idonei, etilometro e alcolemia per dimostrare l’assunzione di alcolici, il tasso alcolemico al momento dell’incidente.
Ragionare diversamente significa confondere la conseguenza dell’atto illecito (l’incidente stradale o il rifiuto) con la prova dell’atto illecito stesso (ubriachezza o condizionamento psicologico) senza ulteriormente indagare e ricercare la prova di altri atti illeciti (es. elevata velocità o violenza/abusi sessuali) che possano aver causato la medesima conseguenza (il rifiuto della relazione).
Difatti se un evento (il rifiuto) può trovare la sua causa, alternativamente, in diversi fattori (Cass. pen., sez. IV, 17.9.2010 (dep. 13.12.2010), n. 43786, Pres. Marzano, Rel. Blaiotta, imp. Cozzini e altri (amianto e nesso di causalità ) si sbaglia, proprio sul piano logico, ad affermare che l’unica causa del rifiuto sia il presunto condizionamento del minore (PAS o alienazione parentale) supportando questa tesi con elementi scarsamente oggettivi (indagine psicologica, test psicologici, ecc.) ed escludendo a priori altre possibili motivazioni del rifiuto; tra queste rientrano a pieno titolo la violenza fisica, diretta o assistita, la violenza psicologica e quella economica, l’abuso sessuale, sostenuti da referti medici o psicologici, testimonianze, ecc., tutti elementi oggettivi di prova.
Oltretutto, le pressioni psicologiche esercitate sul bambino da un genitore denigrando l’altro genitore possono allontanare il bambino proprio dal genitore che esercita tali pressioni psicologiche. Riporto un caso abbastanza emblematico; si tratta di una CTU per il Tribunale di Bari.

Nel corso delle operazioni peritali emerse che quando il bambino, di 4 anni, era dal padre sia il padre sia altri familiari paterni gli parlavano male della madre e della famiglia materna, con frasi del tipo “la mamma è pazza”, “la nonna (nonna materna) è una strega”, “la zia (sorella della madre) è una strega”, ecc. Il bambino protestava per queste affermazioni dicendo che non era vero e che loro non conoscevano la madre, la nonna e la zia. Per via di queste continue pressioni psicologiche iniziava ad andare malvolentieri dal padre, piangendo e protestando ogni volta. Il procedimento si è concluso con l’affido esclusivo alla madre, collocamento del minore dalla madre e regolamentazione della frequentazione padre-figlio.

I bambini sono in grado di capire quando qualcuno cerca di manipolarli e ovviamente maturano un risentimento verso chi cerca di manipolarli, considerano le persone che li ricattano come una minaccia, individui con cui non vogliono avere niente a che fare perché non trasmettono loro sensazioni positive.
Di altri casi analoghi ho parlato in questo convegno.

L’insistenza sul presunto condizionamento psicologico ha la sola funzione di spostare l’attenzione del tribunale dal comportamento del genitore rifiutato al comportamento del genitore amato dal minore, protettivo verso il minore, occultando le violenze su donne e bambini, come sottolineato già dal 2007 da Crisma e Romito, docenti di psicologia a Trieste.