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TRACCIAMENTO DEGLI UTENTI E ALIENAZIONE PARENTALE

I sostenitori della PAS o alienazione parentale utilizzano un sistema di tracciamento degli utenti che navigando alla ricerca di informazioni visitano i loro siti web.
Questo sistema di tracciamento si chiama “HTML5 canvas”; qui si può leggere qualcosa su di esso.
Non ne so molto, non essendo un esperto informatico, ma penso che questo sistema di tracciamento che consente di identificare un computer in modo univoco venga utilizzato da aziende che sono interessate a inviare inserzioni pubblicitarie a chi visita i proprio siti web; credo sia esperienza abbastanza comune che è sufficiente visitare, per esempio, alcuni siti di abbigliamento per poi veder comparire sul proprio profilo Facebook pubblicità di abbiglimento, ecc.
Non un metodo proprio cristallino, perché comunque si tratta di violazione della privacy, ma comunque accettabile nell’ambito commerciale.
Ma siti che si propongono di fare informazione (in realtà fanno disinformazione) sull’alienazione parentale con quali fini utilizzano un sistema di tracciamento degli utenti web?
Come ho scoperto questa cosa? Grazie alla segnalazione di un contato Facebook, che mi ha consigliato di utilizzare un browser più sicuro degli altri per navigare su questi siti, e cioè Tor Browser; ed ecco che navigando con Tor Browser all’apertuta della pagina compare in alto l’avvertimento che il sito utilizza HTML5 canvas per identificare in modo univoco il computer del visitore. Gli altri browser non danno questo avvertimento.
Di seguito un campionario di questi siti; il mio consiglio è di fare molta attenzione a visitarli, anzi se possibile evitateli come la peste, perché la peste vi porteranno in casa.
Se proprio ci si vuole informare sulla PAS o alienazione parentale consiglio il mio sito; è costruito in maniera artigianale, scrivo le pagine in formato testo con notepad e le metto online. Non inserisco (anche perché non saprei come fare non essendo un esperto informatico) programmi spia o altre schifezze del genere. Solo informazione corretta per contrastare la massiccia disinformazione fatta dai sostenitori dell’alienazione parentale.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L’IGNORANZA È DURA A MORIRE

Leggo sul web di un master in psicologia giuridica organizzato da un provider accreditato presso il Ministero della salute.

Fin qui nulla di strano; trovo invece non strano ma proprio da autentico orrore il fatto che nel secondo modulo di questo master sia prevista una lezione sui “Criteri psicologici per l’individuazione della Sindrome di Alienazione Genitoriale (PAS)”.

Ancora, nell’anno di grazia 2019, c’è chi ripropone la falsa malattia, la scienza spazzatura (junk-science, secondo la definizione di Paul Fink).

La PAS non è stata mai presa in considerazione come malattia dalla psichiatria ufficiale internazionale, non è stata mai ricompresa nella classificazioni ufficiali, non è descritta in nessun trattato di psichiatria.

In Italia nel 2012 il Ministro della salute ha dichiarato che la PAS non ha alcun fondamento scientifico. E ancora oggi dobbiamo assistere a questa cosa allucinante, delirante, di un insegnamento sulla PAS svolto nel corso di un master che dovrebbe riconoscere ai patecipanti addirittura del crediti ECM; purtroppo da questo master basato sulla PAS i partecipanti potranno ricevere solo debiti ECM, solo disinformazione della peggiore specie.

Ho segnalato la cosa al Ministero della salute; voglio sperare che intervengano bloccando questo festival dell’ignoranza.

 

MA LA PSICOLOGIA GIURIDICA ESISTE?

La domanda mi è venuta spontanea, come si suol dire, leggendo e ascoltando alcune esternazioni di coloro che si auto-definiscono psicologi giuridici. Hanno creato siti internet, blog, fondazioni, corsi di alta formazione, ecc, tutti ossessivamente declamanti la medesima giaculatoria: “L’alienazione parentale esiste”.

Ora, è questione di psicologia spicciola, questo reiterato reclamizzare, quasi una monomania delirante, la giaculatoria di cui sopra ha più l’aria di convincere se stessi prima di convincere gli altri su quello che vanno sostenendo.

Non solo; ci lasciamo capire, in questo modo, che la psicologia giuridica trova la sua ragione di essere soltanto nell’esistenza della cosiddetta alienazione parentale, ex-PAS, e che senza di essa anche la psicologia giuridica cesserebbe di esistere.

La psicologia giuridica è quindi stata fondata alcuni anni fa solo per propagandare la PAS, (sindrome di alienazione genitoriale), ora alienazione parentale, e non per altri nobili scopi; dopo che la PAS è stata dichiarata priva di validità scientifica dal Ministro della Salute, per non correre il rischio di estinguersi la psicologia giuridica si è abbarbicata su questa nuova invenzione, l’alienazione parentale.

L’operazione PAS/alienazione parentale somiglia molto a quelle operazioni commerciali in cui un’autorità sanitaria dispone il divieto di vendita di un prodotto perché adulterato; il produttore lo ritira dal commercio e poi lo rimette in vendita cambiando solo l’etichetta. In casi del genere si parla di truffa, di frode commerciale. Nel caso che c’interessa potremmo parlare di truffa, di frode scientifica?

Per non correre il rischio di essere nuovamente smentiti a livello scientifico ne affermano ora l’esistenza a prescindere; un po’ come la scie chimiche, esistono, basta crederci e chi non ci crede è un complottista, o, come si esprimono loro, un negazionista dell’alienazione parentale.

Il termine ‘negazionismo’ ha un chiaro riferimento alla shoah e cioè a un fatto storico drammatico, l’olocausto degli ebrei a opera del nazismo; il suo uso perverso da parte dei sostenitori dell’alienazione parentale, dimostra l’assoluta mancanza di sensibilità umana, e di capacità di ragionamento logico, di questi soggetti poiché anche nell’ipotesi di reale e concreto condizionamento di un bambino a opera di un genitore, ci troveremmo, nel singolo caso giudiziario, di fronte a un reato, il maltrattamento psicologico del minore (art. 572 CP) e non a un fatto storico verso il quale vi possano essere posizioni negazioniste.

Reato che, come tutti i reati previsti dal codice penale, necessita, perché se ne affermi l’esistenza in quello specifico caso giudiziario, di prove concrete e incontrovertibili, al di là di ogni ragionevole dubbio, e non di petizioni di principio.

Difatti, un conto è affermare che i reati (es. furto, rapina, omicidio) esistono, altro conto è dimostrarlo nello specifico caso giudiziario. Così, un conto è affermare che un condizionamento psicologico di un figlio è possibile, altro è dimostrarlo nel processo. Credo che nessun giudice condannerebbe una persona senza la prova che quella persona sia responsabile del fatto-reato che le viene imputato.

Naturalmente, loro assumono quale prova dell’avvenuto condizionamento il rifiuto che talvolta alcuni figli mostrano verso la relazione con un genitore; e qui dimostrano ancora una volta, la loro scarsa capacità di ragionare logicamente, oppure la loro clamorosa malafede.

Il rifiuto può essere la conseguenza di un condizionamento psicologico ma non è la sua prova, la sua dimostrazione; questo tipo di ragionamento, quello cioè di invertire i termini logici del discorso, di ritenere la conseguenza di un fatto come prova di quel fatto, somiglia molto al tipico ragionamento dei deliranti che assumono l’identità di due proposizioni sulla base dell’identità dei predicati e non dei soggetti.

Un tipico esempio è il seguente:

Io sono un uomo;
Napoleone è un uomo;
io sono Napoleone.

È chiaro a tutti noi che le due proposizioni (‘io sono un uomo’ e ‘Napoleone è un uomo’) sono differenti perché differente ne è il soggetto; il predicato però è il medesimo (‘un uomo’). Nel delirio, ma anche nel sogno, nel pensiero pre-logico dei bambini, nell’inconscio, le due proposizioni vengono assunte come identiche sulla base dell’identità del predicato, e così uno si convince di essere Napoleone.

Nel caso della cosiddetta alienazione parentale il ragionamento che gli psicologi giuridici (non so quanto consapevolmente e quanto in malafede), e i padri separati (questi ultimi in sicura malafede) fanno è il seguente:

Il figlio rifiuta il padre;
il rifiuto è la prova del condizionamento;
chi ha condizionato il figlio è la madre.

Un’azione (l’atto del rifiutare) che può essere la conseguenza di un fatto (il presunto condizionamento) viene assunta come prova del fatto stesso; l’errore logico, il corto circuito logico, è quello di scambiare la conseguenza per la prova.

Un ragionamento corretto, sotto il profilo logico è invece il seguente:

Il bambino rifiuta il padre;
il rifiuto può essere la conseguenza di un condizionamento psicologico
ma può essere anche la conseguenza dei comportamenti del padre.
Abbiamo elementi concreti che dimostrino il condizionamento?
Abbiamo elementi concreti che dimostrino che il padre
ha dei comportamenti incongrui verso il figlio
che portano quest’ultimo a rifiutarlo?

L’analisi da svolgere nella eventuale CTU è proprio di questo tipo, un’analisi causale, per riprendere una sentenza della Suprema Corte di Cassazione, spesso citata a sproposito dai professionisti che sostengono l’alienazione parentale (cosiddetta sentenza Cozzini); in quella sentenza i Giudici della Cassazione hanno ribadito il principio giuridico, oltre che logico, per il quale un evento trova la sua motivazione in una molteplicità di cause.

Dico eventuale CTU perché se i giudici si attenessero a quelli che sono principi giuridici consolidati, nei casi di rifiuto non ci sarebbe bisogno di disporre alcuna CTU; si tratta di questioni giuridiche da risolvere, magari complesse, ma sempre di natura giuridica e non psicologica. Accertare i fatti è compito della Giustizia, non della Psicologia sia pure giuridica.

In questi anni la psicologia giuridica non ha fatto altro che falsificare la realtà, dapprima enfatizzando come scientifica una presunta malattia (la PAS) che scientifica non era (e non lo dico io ma, autorevolmente, lo ha dichiarato il Ministro della Salute nel 2012); poi manipolando l’informazione con l’affermare che non più di PAS si doveva parlare ma di alienazione parentale, lasciando però inalterata la sostanza della questione; poi dicendo che anche se l’alienazione parentale non è descritta nel DSM-5 vi è presente sotto forma di spirito; poi affermando che è distribuita nel DSM-5 tra varie categorie diagnostiche; poi “ma chi se ne frega del DSM-5”.

Ma la Giustizia ha bisogno di questa Psicologia?

Una psicologia alla quale difetta proprio il logos, e cioè il pensiero razionale, la capacità di ragionare in base alla logica.