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Informazioni su andreamazzeo

Medico-chirurgo, specialista n Psichiatria.

Come fidarsi di voi

Come le madri fidarsi di voi
potranno, sindaci e assistenti
sociali, d’inganni solo capaci.
Tradite da chi dovrebbe

con lealtà a loro rivolgersi,
col rispetto medesimo per ogni
madre che il compito ha di dare
la vita e se stessa a’ suoi figli.

E che giudice è colui che non
ascolta il volere dei piccoli,
cittadini sì del domani ma già
oggi di scelta atti tra amore

e violenza, ma costretti ancora
a subire abusi e violenze.
Riuscite ad abbracciare i vostri
figli dopo avere torturato

figli altrui e le loro madri?
A baciar riuscite le vostre madri?
Baci di Giuda sono quelli vostri,
di traditori di tutte le madri.

Ma cosa vi spinge a stare sempre
dalla parte dei padri violenti?
In loro vi riconoscete forse?
Ma cosa vi spinge a stare sempre

dalla parte dei padri abusanti?
Figli che accusano alienati
non sono; così li vuole chi odia
la felicità che madri sanno dar

e che forse a loro è mancata.
Alienante non può dirsi la madre
che dà amore; dite che è troppo
ma qual è dell’amore la misura?

Psicologia senz’anima fissa
la misura con bilancia di frode,
corrotta da scienza spazzatura che
violenti e pedofili assolve.

“ASSASSINIO DELL’ANIMA”

Ho letto questa espressione, per questo è virgolettata, nel libro di James Hillman “La vana fuga dagli dei”.
Ecco il brano di Hillman:

Scrive Schreber verso l’inizio delle cinquecento pagine del suo libro: «Le voci che parlano con me dai primi inizi del mio collegamento con Dio (metà di marzo del 1894) fino a oggi indicano giornalmente il fatto che da qualcuno sia stato “commesso un assassinio dell’anima” come la causa della crisi che ha sconvolto i reami di Dio» (p. 23 [43]).
“Soul Murder” (Assassinio dell’anima) è diventato il titolo di un libro che spiega il caso di Schreber alla luce della sua infanzia, quando l’anima del futuro magistrato sarebbe stata assassinata da un padre crudele e repressivo.

Qualche riga di spiegazione.
Hillman (1926-2011), filosofo e psicanalista, è stato uno delle più geniali personalità del 1900.
Il suo concetto di ‘anima’ non ha nulla a che vedere con quello che si intende con anima nelle religioni; Hillman concepisce l’anima come metafora della psiche, la base poetica della mente.

Daniel Paul Schreber fu un magistrato tedesco che giunse a ricoprire la carica di Presidente della Corte di Appello di Dresda. Si ammalò di un disturbo mentale di tipo delirante paranoideo e scrisse un libro sulla sua esperienza di malattia, “Memorie di un malato di nervi”; qui c’è qualcosa di più.

Per metafora, i figli che rifiutano il genitore violento o pedofilo stanno, a mio parere, semplicemente cercando di sottrarsi all’assassinio della propria anima; le madri protettive cercano semplicemente di evitare l’assassinio dell’anima dei propri figli.

Le istituzioni senz’anima, invece, sembrano farsi complici di questo assassinio dell’anima dei bambini, costretti comunque a dover incontrare il proprio carnefice nel nome di un qualcosa che non si capisce cosa sia, scritto in una fredda legge degli uomini, manco fosse le tavole della legge date a Mosè sul Monte Sinai.

La legge 54 va rapidamente emendata, non nel senso decisamente peggiorativo proposto dal senatore Pillon, ma recependovi la normativa comunitaria di cui alla Convenzione di Istanbul, di rango superiore a quella nazionale, come ha già fatto la Francia da anni.
E gli avvocati che difendono madri e bambini comincino a pretendere che i Giudici recepiscano la giurisprudenza più recente della Suprema Corte di Cassazione (Ordinanze n. 13217/2021 e 9691/2022). E comincino a chiedere la nullità di tutti i processi nei quali non viene ascoltato il minore, anche se infradodicenne. Anche a costo di irritare i Giudici. O si arriva al muro contro muro, e vediamo quale cede prima, o per madri e bambini non c’è speranza di giustizia.

I fatti che vengono sistematicamente elusi:

  • Ottobre 2012: dichiarazione del Ministro della salute sulla mancanza di scientificità della PAS.
  • Marzo 2013: sentenza della Cassazione sulla non utilizzabilità nel processo di concetti privi di validità scientifica.
    Di cos’altro avevano bisogno i Giudici?
    Eppure in questi ultimi dieci anni hanno continuato a utilizzare concetti antiscientifici, pur sapendo che lo fossero, quindi in flagrante mala fede.
    Gli interessi in gioco, di natura economica ormai è più che evidente; sono proprio tali, anche per taluni Giudici, da continuare impunemente a non fare giustizia?
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LA CASSAZIONE HA DETTO QUESTO, LA CASSAZIONE HA DETTO QUEST’ALTRO – II PARTE

Veniamo adesso a esaminare cosa la Suprema Corte di Cassazione scrive in merito all’allontanamento dei minori con prelievo coattivo, cosa che manda in brodo di giuggiole psicologi giuridici e servizi sociali.
Le parole che rendono possibile questo orrore sono due, “rischio evolutivo”.

Riporto dal mio libricino, L’alienazione parentale:

«Il rischio evolutivo.- Qui devo invocare le capacità divinatorie degli psicologi giuridici; e sì, perché per affermare con assoluta certezza che un bambino che rifiuta un genitore (per violenza in famiglia o abusi sessuali, intendiamoci) da adulto avrà disturbi psichici bisogna proprio essere in possesso di capacità divinatorie. Del tutto errate comunque, perché la ricerca scientifica ha già ampiamente dimostrato che il principale fattore di rischio per i vari disturbi mentali non è il rifiuto di un genitore ma è proprio l’esposizione alla violenza e agli abusi sessuali durante l’infanzia. Basta sfogliare un qualsiasi trattato di psichiatria per rendersene conto; ma forse è chiedere troppo agli psicologi giuridici. Addirittura un trattato di psichiatria, ma scherziamo? Ci perderebbero la testa.
E comunque senza scomodare i trattati di psichiatria, un giretto in rete consente facilmente di trovare scritti di Alice Miller ed estratti dei suoi libri nei quali dimostra proprio questo: criminalità e disturbi mentali sono l’espressione cifrata delle violenze e degli abusi sessuali subiti nell’infanzia

Ma non devo autocitarmi, devo riportare quanto scrive la Cassazione.

Ora, un bambino strappato con la forza dalle braccia di sua madre, catturato, sì proprio catturato, che piange, urla, si dispera, rinchiuso in una comunità per essere ‘resettato’, strappato ai suoi affetti, ai suoi giochi, ai suoi amichetti, ai suoi compagni di scuola, che traumi riporta?

Qualcuno ha mai valutato se l’allontanamento del minore dal genitore protettivo abbia dato luogo nel lungo periodo a quell’esito positivo che vuole la Cassazione? Credo proprio di no. Personalmente ho conoscenza di tanti bambini strappati al genitore protettivo, che guarda caso è quasi sempre la madre, i quali una volta giunti alla maggiore età se ne sono ritornati proprio dalla madre. Alcuni hanno persino cambiato il proprio cognome, cancellando quello dal padre e assumendo quello della madre. Quindi a che pro tutte le sofferenze che sono state loro inferte?

L’allontanamento coattivo è una misura non conforme ai principi dello Stato di diritto, scrive la Suprema Corte. Serve altro, ai cattura-bambini?

La condizione psicologica di questi bambini è analoga a quella dei prigionieri di guerra, e si chiama disturbo da stress post-traumatico.

Sull’ascolto del minore.

Il giudice ha quindi il preciso obbligo di ascoltare il minore, anche infradodicenne, pena nullità del procedimento. Né l’ascolto diretto del minore da parte del giudice può essere sostituito dalla CTU (e qui ne avrei di cose da dire, ma lascio parlare la Cassazione, che è molto più autorevole).
Naturalmente ascolto del minore vuol dire dargli voce, rispettare la sua volontà. Perché se lo si ascolta e poi si fa il contrario di quello che dice, come accade spesso, si vanifica proprio questo principio, ribadito dalla Cassazione.

E infine, una conclusione dalla logica stringente: se i minori non vengono ascoltati come si fa a dire se siano capaci o meno di discernimento?

Quindi su che basi vengono fatte le sentenze? Sulle fantasie insane dei CTU?

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LA CASSAZIONE HA DETTO QUESTO, LA CASSAZIONE HA DETTO QUEST’ALTRO – I PARTE

Come si scatenano i giuristi da tastiera quando la Suprema Corte emette Ordinanze che non vanno a genio alle associazioni di padri separati e agli psicologi giuridici. Si scatena l’esegesi degli incompetenti.
Dice, ma tu che stai scrivendo questo post sei forse più competente di loro? In materia giuridica certamente no, non intendo parlare di ciò che secondo me la Cassazione avrebbe detto con l’ordinanza n. 9691 del 24 marzo 2022, ma solo evidenziare alcuni dei punti, per me più significativi, di tale Ordinanza.
Poi, chi è capace di intendere intenda.

Per prima cosa leggo questo.
Quante sospensioni della responsabilità genitoriale di un genitore sono state effettuate dai tribunali, nei casi di rifiuto tenace dei figli di relazionarsi con l’altro genitore! Tutte illegittime, frutto di abuso di potere.

Poi quest’altro. Io leggo che il cosiddetto diritto alla bigenitorialità è innanzitutto un diritto del minore, di fronte al quale altri pretesi diritti decadono; quanto volte l’ho scritto nella mie CTP e quante altrettante volte i giudici hanno fatto il contrario!

Credo che i concetti espressi dalla Suprema Corte di Cassazione siano abbastanza chiari e non richiedano particolari interpretazioni da parte dei giuristi da tastiera.

La Suprema Corte delinea quindi un percorso valutativo ben preciso in ordine all’applicazione del principio del superiore interesse del minore.

Veniamo adesso all’alienazione parentale. È chiaro per tutti o lo devo ancora spiegare?

Che significa corollario? (significa madre malevola, alienante, allineata, simbiotica, istrionica, assorbente, ecc. Tutti concetti nazisti). Che significa illegittimo? Che significa fondamento pseudoscientifico di provvedimenti gravemente incisivi sulla vita dei minori?

E questo scrive la Suprema Corte sull’abuso psicologico, di cui tanto si pascono gli psicologi giuridici senza nemmeno sapere di cosa stanno parlando.

E non è che sul concetto di abuso psicologico sia stato avaro di spiegazioni. Il problema è che certi somari non solo solo somari perchè non sanno ma anche perché rifiutano di imparare.

In conclusione? In conclusione credo sia ora di mettere da parte la psicologia giuridica che tanti danni ha fatto in questi circa 40 anni dalla sua fondazione e cominciare a fare i processi basati sui fatti e non sulle illazioni psicologiche, di psicologi ignoranti tra l’altro.

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«NON È UNA SINDROME MA UN FENOMENO»

Ciance che fumigano nel web.

Lo stesso professionista, a meno che non si tratti di un suo sosia, in una recente (2019) vicenda giudiziaria, ha avallato la diagnosi di PAS, ovvero sindrome di alienazione genitoriale, addirittura, fatta dal CTU a una bambina di 11 anni.

In breve: la bambina rifiuta la relazione con il padre; pur essendovi agli atti testimonianze documentali (relazioni dei servizi sociali) che provano i motivi del rifiuto, il tribunale dispone ugualmente la CTU.
La madre incarica come proprio consulente di parte il professionista del fenomeno, pensando così di venire meglio tutelata, ma che soprattuto venga tutelata la figlioletta, visto che si tratta di un neuropsichiatra infantile.
La CTU si traduce in un autentico disastro, la bambina viene sottrata alla madre e collocata dal padre, sulla base, appunto della diagnosi di PAS fatta dal CTU e avallata dal CTP della madre.

La madre ricorre in Appello avverso questa sentenza e mi chiede un parere tecnico sulla CTU; lo trovate qui. In Appello la sentenza di primo grado viene riformata e la bambina è stata nuovamente collocata dalla madre. La vicenda, in sintesi, è riportata qui.

Che dire? Vizi privati e pubbliche virtù. Si ciancia di fenomeno sui social ma poi in sede di CTU ecco che ritorna la tanto amata, dagli psicologi giuridici, PAS o alienazione parentale, o madre malevola, ecc. ecc.

Ma poi fenomeno de che?
Non dico competenza professionale, ma almeno la lingua italiana. Fenomeno è ciò che si osserva, si vede, si tocca, si sente, “ciò che appare, che è conoscibile attraverso i sensi, e che può non corrispondere alla realtà oggettiva“, Treccani).

Ciò che si osserva in alcune vicende separative, il fenomeno, è il rifiuto dei figli di frequentare, di relazionarsi con un genitore. PAS o alienazione parentale, o altro, è il nome che gli psicologi giuridici danno alla presunta causa del rifiuto, e cioè la presunta manipolazione psicologica da parte di un genitore per indurre il bambino a rifiutare l’altro genitore (ovvero il plagio del bambino).
Scambiare la presunta spiegazione di un fenomeno per il fenomeno in sé denota precarie capacità logiche.

Se poi il livello è quello degli influssi malefici (nefasti li chiama), bè, allora chiamate l’esorcista invece del CTU, i risultati saranno senz’altro migliori.

Influssi nefasti che ovviamente sono emanati solo dalle madri, ma non da tutte le madri solo da quelle separate; e nemmeno da tutte le madri separate, ma solo da quelle i cui figli rifiutano di frerquentare il padre, da loro accusato di violenza, o addirittura di abusi sessuali.

Meglio una seduta spiritica, a questo punto, di una CTU surreale. Sarebbe più seria.

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FALSE MEMORIE, SUGGESTIONABILITÀ, CARTA DI NOTO

La disinformazione su questi aspetti è ancora tanta, così come pure tante sono le mistificazioni; e così come tanti sono pure i danni che si continuano a fare ai bambini, spacciandoli per tutela del minore. “Nel supremo interesse del minore” è l’ipocrita formula utilizzata per rinchiudere i bambini nelle comunità (qualcunə, non si sa se più chic o più sciocck, la dice pure all’anglosassonico, “the best interest of child“).

Mi permetto di credere che gli interessi da tutelare siano ben altri. Se poi qualcuno è in grado di dimostrare che rinchiudendo un bambino in una comunità, sradicandolo dai suoi affetti familiari, dalla sua casa, dai suoi giochi, dalla sua scuola, dai suoi amichetti, si fa il suo interesse, ebbene lo dimostri; siamo ansiosə di leggere una tale dimostrazione (non è pluralis maiestatis ma domanda collettiva).

FALSE MEMORIE
Molto, ma moooolto stranamente, il concetto di false memorie viene tirato in ballo in alcune vicende processuali, con riferimento alle accuse di violenza o di abusi sessuali fatte dai bambini a un genitore. Me ne sono già occupato.

Cosa ci dice la psichiatria, quella vera non quella degli psicologi giuridici, sulle false memorie? Riporto dal Trattato Italiano di Psichiatria, pag. 453: “Con il termine di falso ricordo ci si riferisce a una produzione compensatoria di fatti immaginari e fantastici in soggetti con gravi lacune mnemoniche. Un esempio paradigmatico è il fenomeno della confabulazione. La confabulazione consiste nella falsificazione della memoria che si verifica in rapporto con un disturbo amnestico di origine organica“.

Disturbo amnestico di origine organica significa demenza.

In nessun testo di psichiatria, ripeto, quella seria non quella degli psicologi giuridici, si parla di falsi ricordi, o false memorie, nei bambini; il concetto di false memorie nei bambini che accusano un genitore di violenza o di abusi sessuali è quindi una falsità scientifica.

Si tratta solo di una strategia processuale utilizzata dagli avvocati che difendono questi genitori, accusati di violenza o abusi sessuali dai loro figli, e sostenuta da psicologi giuridici che, evidentemente, non conoscono la psichiatria. Ne ho già parlato qui.

SUGGESTIONABILITÀ
Concetto legato al precedente; e sì perché se il bambino ha delle false memorie evidentemente è stato suggestionato da qualcuno. Così ragionano alcuni. Ma, altrettanto evidentemente, se il concetto delle false memorie è campato in aria, altrettanto campato in aria è il concetto della suggestionabilità.

Purtroppo esistono alcuni soggetti, pure loro campati in aria (i soliti psicologi giuridici e alcuni avvocaticchi) che sostengono con veemenza questa cosa della suggestionabilità. E così si leggono CTU surreali, metafisiche, e si assiste a sentenze giudiziarie altrettanto surreali e metafisiche.
Ne ho lette tante di queste sentenze; mai che vi abbia trovato l’indicazione di fatti specifici (cioè quando e in che modo) addebitati al genitore che avrebbe suggestionato il figlio per fargli accusare l’altro genitore di violenza o abusi sessuali. È la vecchia faccenda del plagio; giustamente cancellato dalla Corte Costituzionale nel 1981.

Sarà un nuovo modo di fare giustizia, giustizia creativa, metafisica, surreale, kafkiana forse. Ma una giustizia che non si basa sui fatti non è giustizia è arbitrio; è la giustizia nazista del tätertyp, quella che sanziona una persona non per il fatto che eventualmente ha commesso ma per quello che si ritiene quella persona sia.

Scrive Nietzsche che l’origine di ogni metafisica sta in un fraintendimento del sogno (Umano troppo umano); dev’essere così, non si spiegano altrimenti certe CTU metafisiche (cfr immagine a lato). Se le devono essere sognate il giorno prima certe cose e le spacciano per realtà.

CARTA DI NOTO
Queste e altre sciocchezze sono poi confluite nella cosiddetta carta di Noto; sulla quale ho scritto già tanto e non mi ripeto. La considero il perfetto salvacondotto per i pedofili. E sì, perché se sei convinto che i bambini che accusano un genitore di violenza o abusi sessuali hanno l’amnesia infantile e che sono facilmente suggestionabili, stai praticamente assolvendo il presunto violento o il presunto pedofilo già prima del processo.

E sì che sistematicamente i Tribunali si sono espressi chiaramente sulla non validità della carta di Noto: “le linee guida sull’ascolto del minore non costituiscono l’enunciato di tecniche scientifiche verificabili attraverso lo strumento della falsificabilità” (Corte di Appello di Ancona, Sent. n. 1207 e 1208 del 21 dicembre 2020). Difatti ogni documento prodotto dalla psicologia giuridica si basa sul medievale principio di autorità.

Queste mistificazioni sono un autentico arsenale di guerra contro madri e bambini. Fino a quando continueremo ad assistere a queste stragi?

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LA QUINTA COLONNA

La Quinta Colonna” è il titolo di un dramma di Hemingway; l’espressione sta a indicare la presenza di infiltrati che fingono di lottare per una determinata causa ma in realtà fanno il gioco del nemico.

Applicato alle vicende processuali di affidamento dei figli che rifiutano un genitore, ma anche alle vicende penali che vedono sul banco degli imputati i genitori accusati dai figli violenza in famiglia o di abusi sessuali, il concetto di quinta colonna si applica perfettamente alla psicologia giuridica.

La quinta colonna di questi processi è proprio la psicologia giuridica.

La psicologia giuridica è stata fondata nel 1996 da alcuni avvocati e da alcuni psicologi che evidentemente condividevano l’obiettivo degli avvocati fondatori; sostenere cioè la difesa degli imputati.
La psicologia giuridica consiste nella sostanza nell’utilizzo nel processo di concetti psicologici, o pseudo-tali, per sostenere la difesa, per far assolvere l’imputato.

Sino a prova contraria, gli avvocati difendono le persone accusate di aver commesso un reato. In particolare, per i reati in ambito familiare (violenza in famiglia, maltrattamento, abusi sessuali incestuosi, ecc.), la strategia difensiva consiste nel sostenere che le accuse che vengono rivolte all’imputato dai suoi figli non siano genuine ma indotte dalla manipolazione psicologica da parte dell’altro genitore, cosiddetta alienazione genitoriale.

Ovviamente, nell’impossibilità di produrre la prova di codesta presunta manipolazione psicologica del minore, ecco tirare fuori dal cilindro magico della psicologia giuridica, invece del classico coniglietto, il concetto di malattia. Nasce così la PAS; poi dichiarata priva di validità scientifica, ed ecco che diventa semplice alienazione parentale (ma proprio un articolo pubblicato su Psicologia Contemporanea dimostra che le due cose sono identiche).
Il resto (disturbo, poi problema relazionale, è storia recente); solo un modo per manipolare i processi (cfr. Mazzeo A., Reale E., Pignotti M., “La manipolazione del processo attraverso le perizie – Trib. Cosenza, 29.7.2015 –”, in Questioni di Diritto di Famiglia, Maggioli Editore, 18.2.2016).

La posizione della psicologia giuridica in ordine agli abusi sessuali, e di converso alla violenza in famiglia, è ben espressa da questo post, che cita uno dei fondatori della psicologia giuridica.

Ho ovviamente oscurato autore del post e nome del fondatore della psicologia giuridica, per evitare intimidazioni.

Come si può leggere, questo conferma quanto da me scritto in precedenza: la psicologia giuridica è stata fondata per difendere i/le pedofili/e e i/le violenti/e, è al servizio della difesa degli imputati. Se uno dei suoi fondatori, considerato addirittura un maestro dai suoi adepti, sostiene che i veri abusi sessuali sono quelli che non arrivano in Tribunale, sta nella sostanza affermando che tutte le accuse di abusi sessuali che arrivano in Tribunale sono false accuse, e di converso, che anche tutte le accuse di violenza in famiglia che arrivano in Tribunale sono false accuse. Una posizione pre-giudiziale che dovrebbe portare i giudici a non conferire incarichi a chi già si è espresso in quei termini; e gli avvocati che difendono le vittime di violenza e/o di abusi sessuali a ricusare immediatamente quei CTU che aderiscono alla psicologia giuridica.

Quando i giudici conferiscono l’incarico di CTU a uno psicologo giuridico stanno nella sostanza dando l’incarico a un professionista che non farà l’interesse della Giustizia ma l’interesse della difesa dell’imputato, perché a quello è stato formato/indottrinato/condizionato/alienato. Non stanno dando l’incarico a un CTU ma a un secondo CTP della difesa. La psicologia giuridica è la quinta colonna della difesa nel processo. Si tratta di neo-corporativismo, incompatibile con l’ordinamento di un paese democratico.

L’EMDR È UNA TECNICA PARAIPNOTICA?

Si tratta dell’affermazione fatta da un professionista, neuropsichiatra infantile nonché psichiatra, in un recente video.
Non saprei se si tratti di ignoranza o malafede; comunque è una grossa sciocchezza.
Un video che spiega bene cos’è l’EMDR è a questo link.

Nel 2009 ho partecipato a Milano al corso di formazione nella terapia EMDR, primo livello, condotto da Roger Solomon e Isabel Fernandez, poiché interessato a saperne di più di questa metodica; seguivo infatti i dibattiti sull’EMDR che si svolgevano sulle mailing list psichiatriche, Psichiatryonline e Psychomedia.
Su quest’ultima mailing list, in particolare, si svolse nel 2000 un interessantissimo dibattito con la partecipazione di professionisti di alto livello nel campo della psicoterapia (Paolo Migone, Tullio Carere, e altri), che ovviamente ho archiviato sul pc.

La psichiatria non ha molti strumenti per curare i disturbi da stress post-traumatico (PTSD); gli ansiolitici possono attenuare l’ansia ma non sempre sono efficaci e poi c’è la grossa incognita della dipendenza; gli antidepressivi sono indicati in alcuni casi ma non risolvono il problema. Mi interessava quindi conoscere meglio la tecnica EMDR, non per divenire io stesso terapeuta EMDR ma per poter meglio consigliare i miei pazienti con PTSD e indirizzarli verso una terapia efficace.

EMDR significa Eye Movement Desensitization and Reprocessing, tradotto in italiano come Desensibilizzazione e rielaborazione attraverso movimenti oculari (Shapiro F, EMDR, McGraw-Hill). L’ipnosi non c’entra nulla, il paziente non viene ipnotizzato né gli vengono fornite suggestioni post-ipnotiche; mi sono sottoposto a un percorso di ipnosi, per conoscerla meglio, oltre la lettura dei testi di Milton Erickson, quindi so di cosa sto parlando.

Bessel van der Kolk è il fondatore e direttore medico della Trauma Research Foundation a Brookline, nel Massachusetts ed è anche professore di psichiatria alla Boston University Medical School; qui una sua recente intervista.
Nel 2015 è stato pubblicato in Italia il suo libro, Il corpo accusa il colpo. Mente, corpo e cervello nell’elaborazione delle memorie traumatiche, che è rapidamente divenuto un best-seller. Van der Kolk è il maggiore esperto sul trauma a livello mondiale; un professionista della salute mentale non può ignorare i suoi studi e le sue ricerche.

Nel capitolo 15 del suo libro, alla pag. 285, van der Kolk parla del trattamento del PTSD con la tecnica dell’EMDR, illustrando alcuni dei suoi casi clinici; formula alcune ipotesi sul meccansismo di azione dell’EMDR e riporta alcuni dati delle sue ricerche.

Pazienti trattati con l’EMDR mostrano alle indagini di neuroimaging (SPECT) l’attivazione del lobo pre-frontale (preposto allo svolgimento dei processi cognitivi e alla regolazione del comportamento), del giro cingolato anteriore (area cerebrale dalle funzioni molto complesse, tra cui il coordinamento sensitivo-emozionale, attenzione esecutiva, ecc) e dei gangli della base (strutture poste alla base del cervello nella parte superiore del mesencefalo, che controllano aspetti attentivi, emozionali e motivazionali dell’attività motoria, oltre che presiedere al controllo dei movimenti volontari).

Interessante è la somiglianza dei movimenti oculari rapidi alternati della tecnica EMDR con i movimenti oculari rapidi della fase di sonno REM; naturalmente la similitudine finisce qui, si possono solo formulare ipotesi, da verificare quando gli strumenti di studio lo consentiranno; come quella, ad es., di una sorta di ri-allocazione delle memorie traumatiche dalla memoria di lavoro agli archivi della memoria remota, ecc. Ma poiché, soprattutto nei bambini, l’efficacia dell’EMDR si ottiene con le stimolazioni tattili alternate destra/sinistra più che con i movimenti oculari, devono essere in gioco altri meccanismi per ora poco indagati e poco indagabili.

In sperimentazioni controllate, l’EMDR si è dimostrato più efficace del placebo ma anche più efficace dei trattamenti farmacologici; nei gruppi EMDR il miglioramento riguardava un paziente su quattro mentre nei gruppi con psicofarmaci il miglioramento era di un paziente su dieci. Ma soprattutto, mentre i pazienti migliorati con i farmaci presentavano una ricaduta a distanza di tempo, i pazienti migliorati con l’EMDR non presentavano ricadute a distanza di tempo, tanto da poter parlare di guarigione.

Questi lusinghieri risultati hanno portato l’amministrazione USA dei veterani di guerra (Department of Veteran Affairs) ad autorizzare la terapia con la tecnica EMDR per il trattamento del PTSD.
Sostenere quindi che l’EMDR sarebbe una tecnica paraipnotica è una grossa sciocchezza che denota ignoranza della psichiatria, mancata conoscenza degli studi più recenti sul trauma e incapacità di affrontare terapeuticamente le conseguenze di traumi come l’abuso sessuale nell’infanzia.

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I DISTURBI DI PERSONALITÀ

Sembra sia il nuovo mantra degli psicologi giuridici. Sono già due i post intercettati su questa nuova faccenda. Post che, dal mio modesto punto di vista, hanno la medesima valenza dei pizzini dei boss mafiosi ai loro picciotti; istruzioni, cioè, su quello che si deve scrivere nelle CTU.
Non più PAS, ormai è passata di moda, anche se c’è ancora qualcuno che indulge nella spazzatura; nemmeno alienazione parentale, troppo scoperto il gioco delle tre carte. Madre malevola non ne parliamo proprio dopo la condanna della Cassazione come teoria nazista. E allora che s’inventano per continuare a danneggiare madri e bambini? I disturbi di personalità. Non ce li potranno contestare come hanno fatto con la PAS, questi ci sono nel DSM-5, avranno pensato.

Al primo post ho replicato con questo articolo.
È evidente, infatti, che una diagnosi psichiatrica deve essere formulata secondo i criteri diagnostici ufficiali, quelli del DSM, per intenderci, o dei trattati di psichiatria.

Vediamo che dicono.
DSM-5 (tra parentesi, non leggo tra gli autori del DSM-5 nessun nominativo degli psicologi giuridici, né nell’edizione inglese – es. Bernet, Baker, Gottlieb, ecc. – né nell’edizione italiana; ben strano no?)

Un disturbo di personalità è:
A) Un pattern abituale di esperienza interiore e di comportamento che devia marcatamente rispetto alle aspettative della cultura dell’individuo.
B) Il pattern abituale, ovvero il disturbo della personalità, risulta inflessibile e pervasivo in un’ampia varietà di situazioni personali e sociali. Questo vuol dire che se una persona ha un VERO disturbo di personalità, es. paranoide per ripendere il medesimo esempio, è sospettosa e diffidente in TUTTE le situazioni sociali e non solo nei confronti dell’ex-coniuge. E questo dimostra che qualcuno non deve avere molta familiarità con i disturbi di personalità. Dice, ma tutto tu sai? Be’, di disturbi di personalità me ne occupo da più di 40 anni e forse qualcosa in più di chi non li mai visti la so.
C) Il pattern abituale, ovvero il disturbo di personalità, determina disagio clinicamente significativo o compromissione del funzionamento in ambito sociale, lavorativo o in altre aree importanti. Questo significa che, riprendendo l’esempio del disturbo paranoide, la sospettosità e la diffidenza sono tali da compromettere le relazioni sociali, l’attività lavorativa, ecc.
D) Il pattern, cioè il disturbo, è stabile e di lunga durata, e l’esordio può essere fatto risalire almeno all’adolescenza o alla prima età adulta. QUESTO SIGNIFICA CHE SE UNA PERSONA HA UN VERO DISTURBO DI PERSONALITÀ LO HA DA BEN PRIMA DELLA SEPARAZIONE CONIUGALE, LO HA SEMPRE AVUTO, NON ESISTE CHE UN DISTURBO DI PERSONALITÀ COMPAIA PER LA PRIMA VOLTA AL MOMENTO DELLA SEPARAZIONE!!!!

Né esiste che la diagnosi venga formulata in maniera approssimativa dal CTU di turno nel corso del processo di affidamento dei figli minori; si rinvia a una struttura pubblica di psichiatria (CSM della ASL o Clinica psichiatrica universitaria).
Né la diagnosi di un qualsiasi disturbo di personalità può essere formulata in base all’innalzamento di qualche punto alle scale dell’MMPI-2. Fondamentale per la diagnosi in psichiatria è la storia clinica del soggetto: se era una persona normale sino al momento della separazione, lo rimane anche dopo la separazione; se aveva un disturbo di personalità lo aveva già prima della separazione e già prima del matrimonio. E nei veri disturbi di personalità i punteggi alle scale dell’MMPI schizzano alle stelle.

La confusione che fanno molti CTU è quella di scambiare le conseguenze psicologiche post-traumatiche per una psicopatologia primaria, come messo in evidenza dal Protocollo di Napoli.

Adesso chiudiamo il DSM-5 e apriamo il Trattato di Psichiatria di Gian Carlo Reda; ci sono particolarmente affezionato perché mi ha consentito di superare l’esame nazionale di idoneità a Primario di psichiatria, a Roma nel 1986. Allora i disturbi di personalità si chiamavano ancora personalità psicopatiche, secondo la tipologia di Kurt Schneider; penso che l’illustre psicologo giuridico, che così sprovvedutamente si avventura su un terreno a lui sconosciuto, conosca questo autore immortale. E non vi sono descritti bambini con personalità psicopatica.

Possiamo passare poi al Trattato Italiano di Psichiatria, di Pancheri e Cassano, il massimo testo di psichiatria in Italia (nemmeno qui leggo nomi di psicologi giuridici nostrani). Suppongo che gli psicologi giuridici, o almeno gli psichiatri giuridici l’abbiano studiato. Io ho studiato sia la prima edizione, del 1992, sia la seconda edizione, del 1999, e per adeguarmi alla tecnologia, adesso studio l’edizione elettronica del 2002; qui il capitolo dei Disturbi di personalità si trova nel secondo volume, capitolo 60 (Il problema dei disturbi di personalità, pagg. 2325-2339) e 61 (Disturbi di personalità, pagg. 2341-2391). Il Trattato segue la classificazione dei DSM e quindi ne deriva una conferma di quanto sopra.

Adesso chiudiamo il Trattato di Pancheri e Cassano e apriamone un altro a caso, per es. Psichiatria, di Lorenzo Cazzullo. Qui i disturbi di personalità si trovano al capitolo 9, nel secondo volume, da pag 1069 a pag. 1113; nemmeno qui trovo qualche nome dei soliti noti.
Qui il taglio è più psicanalitico, ma nella sostanza la classificazione e descrizione ricalca quella dei DSM.

Insoddisfatti della trattatistica italiana? Possiamo rivolgerci a quella statunitense; prendiamo il Kaplan & Sadock, Psichiatria, Manuale di scienze del comportamento e psichiatria clinica, VIII edizione, Vol. 2, pagg. 775-796, o Psichiatria di Hales, Yudofsky & Talbott, III edizione, Vol 1, pagg. 795-823. Il discorso non cambia, i disturbi di personalità sono quelli e si diagnosticano secondo i criteri del DSM.

Veniamo alla seconda esternazione, questa volta da parte di un neuropsichiatra infantile; poggiando sull’autorevolezza di Paulina Kernberg, moglie di Otto Kernberg, tira fuori la questione dei presunti disturbi di personalità nei bambini. Il libro della Kernberg è stato pubblicato nel 2000 e si basa su sue ricerche degli anni ’80-’90 del 1900; mai validate dalla comunità scientifica, e difatti questo concetto non è presente nei DSM, né nell’ICD. Allo stato attuale quindi questo concetto, non riconosciuto dalla comunità scientifica internazionale, quella dei DSM e dell’ICD per intenderci, non può essere utilizzato nelle CTU. Può essere, e lo sarà di sicuro, oggetto di ulteriore ricerca in ambito clinico ma non può certo esserlo in ambito giudiziario. La CTU non è la sede delle ricerche cliniche ma la sede delle risposte certe e scientifiche ai quesiti del giudice. E la certezza scientifica in psichiatria è quella dei DSM, il DSM-5 in particolare.

In tutti i testi che ho citato in precedenza è contenuto un capitolo sui disturbi dell’infanzia e dell’adolescenza, oggi disturbi del neurosviluppo; in nessuno di essi si trova cenno di questi presunti disturbi di personalità nei bambini, come si può verificare qui e qui. Quindi discorso chiuso.

Per neutralizzare, o meglio disinnescare, questo ennesimo tentativo di manipolare il processo tramite la CTU (cfr. Mazzeo A, Reale E, Pignotti MS, La manipolazione del processo attraverso le perizie – Trib. Cosenza, 29/7/2015. Questioni di Diritto di Famiglia, 2016) bisogna chiedere al giudice di aggiungere al quesito la frase seguente: «Qualora il CTU parli di patologie o disturbi in uno dei periziandi, deve dire a quale classificazione internazionale delle malattie egli fa riferimento e indicarne il relativo codice nosologico».
Poiché questi presunti disturbi di personalità dei bambini non sono previsti nelle classificazioni ufficiali delle malattie, il CTU non potrà fare i suoi sporchi giochetti. Sembra proprio che l’antiscienza sia nel DNA degli psicologi giuridici; non riescono proprio ad adeguarsi alle conoscenze scientifiche. Mostrano, infatti, di avere un pattern abituale di esperienza interiore e di comportamento che devia marcatamente rispetto alle conoscenze scientifiche, inflessibile e pervasivo, stabile e di lunga durata.

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IL CRITERIO DELL’ACCESSO È UN CESSO DI CRITERIO

Cosa significa criterio dell’accesso?
Significa che sarebbe un buon genitore quello che, dopo la separazione coniugale, favorisce l’accesso dei figli all’altro genitore; cosiddetto friendly parent.
Naturalmente, nei casi di separazioni ‘tranquille’, non causate da violenza in famiglia o abusi sessuali sui figli minori, questo problema non si pone.
Diviene un problema, il cosiddeto accesso all’altro genitore, quando quest’ultimo sia un violento o un pedofilo.

I questi casi da parte dei figli c’è l’ovvio rifiuto di frequentare o anche semplicemente di telefonare, relazionarsi con il genitore che ha usato violenza, su di loro stessi o sul genitore col quale preferiscono convivere, o addirittura ha compiuto abusi sessuali sugli stessi figli.
Naturalmente, in questi casi si mobilita tutto il circo equestre della psicologia giuridica con le ben note ‘chiacchiere’, nel senso di Heidegger, (PAS alienazione parentale, disturbo relazionale, problema relazionale, piripacchio, ecc.) finalizzate a screditare la testimonianza del minore.

Ed ecco che si inventano quest’altra boiata: il criterio dell’accesso per valutare la responsabilità genitoriale.
Ma può mai il genitore cha ha subito violenza assieme a suo figlio, il genitore al quale il figlio ha confidato di aver subito abusi sessuali dall’altro genitore, facilitare l’accesso del figlio a questo genitore, costringere il figlio, che si rifiuta, di relazionarsi comunque con l’altro genitore perché alcuni parrucconi, senz’arte né parte, hanno deciso che dev’essere così?
Questa è follia pura e semplice.

Ma al di là della mia opinione, riporto quanto scritto da una giurista statunitense, Margaret Dore, che è stata anche giudice della Corte Suprema dello Stato di Washington.

Margaret K. Dore, The “Friendly Parent” Concept: Anything But Friendly, Washington StateBar Association, Newsletter della sezione di diritto di famiglia, autunno 2001: «Il concetto di genitore amichevole espone i bambini a un rischio maggiore di abuso, violenza e abbandono da parte di un genitore. Questo perché un genitore che solleva queste preoccupazioni può essere percepito come “ostile” per giustificare un cambio di affidamento, ad esempio, al genitore abusivo, violento o negligente. Con una posta in gioco così alta, i genitori con queste preoccupazioni possono scegliere di rinunciare a rivelarle… Il concetto di genitore amichevole ha quindi un effetto agghiacciante su questioni che mettono a rischio i bambini. Ostacola la protezione dei bambini».

Dore, Margaret K. (2004), The “Friendly Parent” Concept: A Flawed Factor for Child Custody, Loyola Journal of Public Interest Law, 6, 41-56: «A un attento esame, il concetto di genitore amichevole presenta un paradosso. Questo perché in una controversia per l’affidamento dei figli, i genitori sono in causa l’uno contro l’altro. Lo scopo di questo contenzioso è togliere l’affidamento all’altro genitore, che per definizione non favorisce il rapporto dell’altro genitore con il figlio. Il concetto di genitore amichevole, tuttavia, richiede che i genitori dimostrino il contrario, che “molto probabilmente promuoveranno … il rapporto dell’altro genitore con il bambino”. Con questa contraddizione intrinseca, i risultati di un’analisi amichevole dei genitori sono imprevedibili e, a volte, bizzarri. Il concetto di genitore amichevole incoraggia anche controversie e conflitti tra genitori; rende i genitori incapaci di proteggere se stessi e i propri figli da abusi, violenze e negligenze da parte dell’altro genitore. A causa di questi problemi, questo articolo sostiene che il concetto di genitore amichevole dovrebbe essere eliminato dalla pratica della custodia dei figli e che le disposizioni legali esistenti sui genitori amichevoli dovrebbero essere abrogate o ribaltate giudizialmente».

Lavori, rispettivamente del 2001 e del 2004; Venti anni fa!!C’è bisogno di aggiungere altro? La riproposizone di questo concetto, quello di friendly parent, oggi (ved. recenti indicazioni per le CTU firmate a Milano), già criticato oltre vent’anni fa dalla comunità scientifica internazionale e cancellato dalle normative degli Stati che l’avevano adottato, dà l’idea dell’arretratezza culturale e scientifica in cui versa il Diritto minorile e della famiglia in Italia, fermo all’età della clava, contro donne e bambini. Prima con la PAS, poi alienazione parentale, poi disturbo/problema relazionale, poi distribuito nella pagine del DSM-5 in forma di spirito, poi piripacchio, ecc.

E ci sono pure alcuni di questi soggetti che hanno il coraggio di ritenersi parte della comunità scientifica. Ma di quale comunità scientifica, quella dell’uomo di Neanderthal?

Solo degli scriteriati possono oggi riproporre il criterio dell’accesso.

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