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GLI SPACCIATORI DI BUFALE

Siamo alle solite, il piccolo mondo della psicologia giuridica è prossimo all’orgasmo bufalaro.
Già nel 2012 pensavano di averlo raggiunto, ma fu coitus interrumptus; eccoli allora a spammare la fake news che la PAS era entrata nel DSM-5.

Profetizzavano, nel 2012, che la PAS sarebbe stata classificata dal futuro DSM-5 come alienazione parentale o disturbo relazionale. La delusione fu cocente: nel 2013 venne pubblicato il DSM-5 e la PAS non vi era descritta; e da qui partì la massiccia manipolazione.

Non c’è ma vi è distribuita; come se i manuali classificativi fossero distributori di malattie, ci metti una certa quantità di monetine e scegli la malattia che fa per te.

Il loro capo, il grande somaro Bernet, delirò alla grande dicendo che comunque nelle pagine del DSM-5 c’era lo spirito dell’alienazione parentale.

Adesso hanno ricominciato con la bufala che l’alienazione parentale sarebbe stata riconosciuta dalla classificazione internazionale delle malattie (ICD – International Classification of Diseases) curata dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità). Niente di più falso, ma loro sono fatti così, spacciatori di bufale.
Ma sono bufale pericolose; gli scritti degli psicologi giuridici sono come i pizzini dei padrini di mafia; sono indicazioni per i CTU, per quello che devono scrivere nelle CTU, per come devono condurre le CTU. Ne vengono fuori CTU surreali fatte col copia-incolla, senza un minimo di ragionamento e di logica. Autentiche sciocchezze che poi entrano nelle sentenze e portano a verità giudiziarie del tutto avulse dalla realtà.

LA VIOLENZA PSICOLOGICA

Una recente sentenza della Cassazione ha scatenato i soliti esegeti … la Cassazione vuol dire questo … no vuol dire quest’altro, e così via.
La Suprema Corte di Cassazione ha detto quello che ha detto nella sentenza, e non è la prima volta che annulla sentenze basate sulla PAS, e non è la prima volta che le sentenze annullate provengano dal Tribunale di Venezia, e non è la prima volta che l’artefice di tutto è un noto CTU di quella città. Staremo a vedere sino a quando durerà questa malagiustizia basata sulla scienza spazzatura; purtroppo non tutti hanno le risorse economiche per arrivare sino alla Cassazione e in molti casi la malagiustizia trionfa.

Non poteva mancare la singolare tesi di uno psicologo giuridico secondo la quale la cosiddetta alienazione parentale sarebbe una forma di violenza psicologica.
Loro, ovviamente, per alienazione parentale intendono la manipolazione psicologica del minore fatta dal genitore collocatario per indurlo a rifiutare la relazione con il genitore non collocatario, un vero e proprio lavaggio del cervello dell’adulto nei confronti del bambino.
Naturalmente, una cosa di questo tipo è sicuramente una violenza psicologica; ma come tutte le violenze, come tutti i reati (perché la manipolazione del minore è un reato, maltrattamento del minore) va provata, va dimostrata con prove concrete e oggettive.
Ma siccome la cosiddetta alienazione parentale sta solo nella testa degli psicologi giuridici, ecco il ricorso alla malattia (PAS di Gardner) e adesso all’alienazione parentale di Bernet che sarebbe dovuta entrare nel DSM-5 ma non ci è entrata nemmeno in forma di spirito e adesso rompono le scatole all’ICD perché venga ricompresa in quella classificazione.
Ma, da emeriti somari quali sono, ignorano che ormai le due classificazioni (il DSM e la sezione disturbi mentali dell’ICD) utilizzano i medesimi criteri e se la loro alienazione parentale non è entrata nel DSM non entrerà nemmeno nell’ICD. Ma tant’è, fare propaganda alla falsa malattia e continuare a manipolare la realtà è la loro specialità, è nel loro DNA, è un elemento costitutivo del loro stesso essere psicologi giuridici.

Ma torniamo alla questione della violenza psicologica; se davvero il bambino subisce da un genitore la violenza psicologica rappresentata dalla manipolazione psicologica contro l’altro genitore si allontana e rifiuta la relazione proprio con il genitore che mette in atto la violenza psicologica.
Riporto sinteticamente da alcune CTU.
Caso di Milano: quattro figli minori collocati dalla madre; tre di loro, stanchi delle pressioni psicologiche della madre, della denigrazione che la madre faceva contro il padre, gradualmente se ne sono andati a vivere con il padre, genitore non collocatario. Per il CTU e il CTP della madre, il Dr Camerini, i ragazzi avevano la PAS indotta dal padre; contraddicendosi in questo perché di solito sostengono che la PAS è causata dal genitore collocatario.
Caso di Venezia: anche qui era accusato di PAS il padre, genitore non collocatario; la madre, collocataria, ha risolto da sola la cosa, tornandosene in Giappone.
Primo caso di Bari: chi denigrava, ecc. era il padre, genitore non collocatario, che è giunto persino a fabbricare una falsa accusa di abuso sessuale sul bambino. La CTU, fuori del giro della psicologia giuridica, ha compreso benissimo la situazione e alla fine la madre ha ottenuto l’affido esclusivo.
Secondo caso di Bari: il CTU ha parlato di alienazione parentale indotta dal padre, genitore non collocatario, indicando la comunità per il bambino. In realtà il bambino, collocato dalla madre, si era stancato delle continue denigrazioni contro il padre fatte dalla madre, delle minacce e addirittura percosse, e se ne è andato a vivere dal padre rifiutando di tornare dalla madre.
Come si vede, gli psicologi giuridici, invasati dalla PAS, oggi alienazione parentale, non riescono proprio a leggere la realtà per quella che è ma cercano di adattare la realtà alle loro convinzioni fideistiche.

Per saperne di più: http://www.alienazionegenitoriale.org/docu/20190513.pdf

IL RIFIUTO INGIUSTIFICATO

Lo spunto per questo post viene da un articolo segnalato da uno degli ‘scienziati’ della PAS nel corso di una discussione su Facebook, pubblicato da altri ‘scienziati’ della falsa scienza o scienza spazzatura; tale articolo risale a fine 2018 e contiene davvero un mucchio di sciocchezze che mi riservo di meglio analizzare in seguito.
Ciò che mi ha colpito è il ritorno di un concetto illogico a anti-psicologico: il rifiuto ingiustificato.
In un recente passato il gruppetto delle ‘sapientine’, di fronte alle critiche, dapprima al concetto di PAS, poi a quello di alienazione parentale (che avrebbe dovuto trovare posto nel DSM-5 ma vi trovarono solo il suo spirito), poi a quello di disturbo/problema relazionale, inventarono il concetto di rifiuto immotivato.
Ci fecero un convegno all’Ordine degli psicologi del Lazio ma nessuno dei partecipanti osò alzarsi per dire: “egregi colleghi state dicendo una stronzata”; eh sì perché un comportamento di rifiuto (di una persona, di una situazione) non può essere immotivato ma ha sempre una motivazione, come tutti i comportamenti. Ci fecero un articolo, ne diedero notizia con grande strombazzamento sui media.
Criticai questo concetto anti-psicologico in un convegno a Roma, lo criticai anche in un post e venne ulteriormente criticato, con grande competenza, dal blog “Il Ricciocorno schiattoso”.
Ho ulteriormente chiarito le cose in un capitolo di questo libro.
Adesso ritornano sul concetto delittuoso chiamandolo con un sinonimo del termine immotivato: ingiustificato.
Cosa significa rifiuto ingiustificato?
Esiste in psicologia una definizione condivisa del termine ‘rifiuto ingiustificato’?
Sulla base di quali criteri un CTU può stabilire se un rifiuto sia giustificato o ingiustificato?
Insomma la solita cagata per sostenere la scienza spazzatura. Ma iettateve int’o cess!!

POST SCRIPTUM
A uso e consumo degli psicologi giuridici che mostrano di non conoscere le cose della psicologia.
Il termine ‘comportamento’, già noto alla filosofia (Pascal) è stato introdotto nella psicologia nel 1913 da Watson, il padre del comportamentismo.
Per comportamento si indica «qualsiasi azione di tipo adattivo compiuta dagli animali e dall’uomo» ovvero «un insieme di reazioni adattive obiettivamente osservabile che un organismo, generalmente provvisto di sistema nervoso, compie in risposta a stimoli del pari osservabili che provengono dall’ambiente in cui vive» (le citazioni sono di Virgilio Lazzeroni in Enciclopedia Medica, USES Edizioni scientifiche).
Il comportamento è quindi sempre la risposa a uno stimolo; per questo, non può esistere un comportamento immotivato o ingiustificato.
Più di recente Umberto Galimberti nel suo Dizionario di Psicologia definisce il  comportamento come segue: «Insieme stabile di azioni e reazioni di un organismo a una stimolazione proveniente dall’ambiente esterno (stimolo) o dall’interno dell’organismo stesso (motivazione)».
Attendo quindi da questi scienziati una definizione di rifiuto immotivato o ingiustificato.

TRACCIAMENTO DEGLI UTENTI E ALIENAZIONE PARENTALE

I sostenitori della PAS o alienazione parentale utilizzano un sistema di tracciamento degli utenti che navigando alla ricerca di informazioni visitano i loro siti web.
Questo sistema di tracciamento si chiama “HTML5 canvas”; qui si può leggere qualcosa su di esso.
Non ne so molto, non essendo un esperto informatico, ma penso che questo sistema di tracciamento che consente di identificare un computer in modo univoco venga utilizzato da aziende che sono interessate a inviare inserzioni pubblicitarie a chi visita i proprio siti web; credo sia esperienza abbastanza comune che è sufficiente visitare, per esempio, alcuni siti di abbigliamento per poi veder comparire sul proprio profilo Facebook pubblicità di abbiglimento, ecc.
Non un metodo proprio cristallino, perché comunque si tratta di violazione della privacy, ma comunque accettabile nell’ambito commerciale.
Ma siti che si propongono di fare informazione (in realtà fanno disinformazione) sull’alienazione parentale con quali fini utilizzano un sistema di tracciamento degli utenti web?
Come ho scoperto questa cosa? Grazie alla segnalazione di un contato Facebook, che mi ha consigliato di utilizzare un browser più sicuro degli altri per navigare su questi siti, e cioè Tor Browser; ed ecco che navigando con Tor Browser all’apertuta della pagina compare in alto l’avvertimento che il sito utilizza HTML5 canvas per identificare in modo univoco il computer del visitore. Gli altri browser non danno questo avvertimento.
Di seguito un campionario di questi siti; il mio consiglio è di fare molta attenzione a visitarli, anzi se possibile evitateli come la peste, perché la peste vi porteranno in casa.
Se proprio ci si vuole informare sulla PAS o alienazione parentale consiglio il mio sito; è costruito in maniera artigianale, scrivo le pagine in formato testo con notepad e le metto online. Non inserisco (anche perché non saprei come fare non essendo un esperto informatico) programmi spia o altre schifezze del genere. Solo informazione corretta per contrastare la massiccia disinformazione fatta dai sostenitori dell’alienazione parentale.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

GLI PSICOLOGI E I PADRI SEPARATI

Ormai siamo alle comiche.

Il CNOP (consiglio nazionale degli ordini degli psicologi) è intervenuto nell’ambito del dibattito sviluppatosi in seguito alla discussione, in Commissione Giustizia del Senato, degli osceni DDL (osceni nel senso che al termine dà Jean Baudrillard, nel non considerare la diversità delle varie situazioni separative, di affidamento, collocazione e frequentazione) che intenderebbero modificare la legge 54/2006, con un proprio documento.

Purtroppo citano l’articolo di una perfetta sconosciuta nel mondo psicologico internazionale, una certa Linda Nielsen.
Della Nielsen aveva già parlato in Commissione Giustizia il pediatra di Varese nel corso della sua audizione, entusiasmandosi e presentandola come un’esperta in metanalisi.
Il collega purtroppo non sa cosa sia una metanalisi e scambia gli articoli pubblicati dalla Nielsen nei quali cita altri articoli favorevoli alla residenza alternata, per metanalisi.

Se davvero si volesse effettuare una metanalisi dei lavori sulla residenza alternata si dovrebbero cercare nelle banche dati internazionali TUTTI gli articoli sull’argomento (e non solo quelli favorevoli alla propria tesi) pubblicati a livello internazionale in un determinato periodo di tempo, sottoposti a peer-review; se ne vengono esclusi alcuni si devono indicare i motivi dell’esclusione, pena l’inconsistenza del lavoro di metanalisi.

Perchè sono importanti le metanalisi?
Posso parlare del mondo della medicina e della psichiatria, perché del mondo della psicologia conosco poco, non so se esistano articoli psicologici sottoposti a peer-review e non so se su questi lavori siano state effettuate delle metanalisi.
In medicina sono famose alcune metanalisi che hanno portato a rivedere alcune pratiche terapeutiche (es. vagotomia per la cura del’ulcera gastrica, legatura dell’arteria mammaria interna per la cura dell’angina pectoris, ecc.).

Gli articoli della Nielsen non sono affatto metanalisi e spacciarli per tali è antiscientifico, è una frode scientifica. Un’idea di cosa sia una metanalisi la si può trovare qui. Come si vede è una cosa troppo complessa per le menti semplici dei sostenitori dell’alienazione parentale.

Perché il CNOP ha citato questa Nielsen che è una fanatica sostenitrice della residenza alternata? Chiaramente non lo so. Di fronte alle polemiche sollevate ad arte dai padri separati il CNOP si è affrettato a fare una sorta di marcia indietro, con grande soddisfazione dei cavernicoli che si annidano tra i sostenitori dell’alienazione parentale.

Il discorso è di una semplicità disarmante.
Se la separazione è tranquilla, consensuale, senza violenza o abusi sessuali, sono gli stessi genitori d’intesa con i figli, che trovano le soluzioni più adeguate; e psicologi e compagnia bella se ne stiano fuori dalle scatole.
Ma se c’è violenza, se ci sono abusi sessuali, davvero vogliamo mettere i figli a rischio? Davvero gli psicologi hanno già dimenticato alcune tragedie? Questa. E quest’altra. E poi tutte le altre, meno note, forse, ma non meno tragiche. Tragedie avvenute perché non si sono voluti ascoltare i bambini; e gli psicologi, in veste di CTU, hanno le loro grosse responsabilità per avere costretto questi bambini a frequentare i padri che poi li hanno uccisi. Bambini che per gli psicologi avevano la PAS; adesso di sicuro non ce l’hanno più. E nonostante tutto questo ancora non hanno imparato, gli psicologi, a stare lontani dai padri separati.
E che i padri stronzi (anche qualche madre in verità), bastardi, violenti, criminali, pedofili, esistano è un dato di fatto, checché ne pensino i benpensanti, ivi compreso quel senatore della Lega che tanto si spende per i padri separati; evidentemente non li conosce bene.

A ogni buon conto, se proprio ci si voglia documentare su tali questioni, si leggano almeno articoli seri, pubblicati da psicologi rinomati e non da una sconosciuta (ritenuta dal senatore di cui sopra addirittura una guru della psicologia; egregio signore, i guru esistono nel suo piccolo mondo patriarcale ma non nel mondo scientifico), da istituzioni pubbliche.

Qui un ottimo articolo sulla vicenda.

Un articolo serio sulla residenza alternata è il seguente; naturalmente se il senatore ne vorrà tenere conto, bene, se intendesse ancora ignorarlo mal gliene incolga.
REMARQUES SUR LES ÉTUDES CITÉES EN FAVEUR DE LA REÉSIDENCE ALTERNÉE AVANT 3 ET 6 ANS. Traduzione in italiano; nella bibliografia sono citati gli studi internazionali più importanti sul tema, pubblicati non da guru ma da scienziati veri che hanno a cuore il destino dei bambini.

Ricordiamo infine il nostro lavoro inviato a tutti i parlamentari all’epoca degli altri osceni DDL e PDL delle precedenti legislature. Stiamo preparando un suo aggiornamento alla luce degli studi più recenti. Basti dire che l’arretratezza italica sulla questione è tale che nel 2006, mentre il nostro Parlamento approvava la Legge 54/2006, il Québec già criticava la sua legge sul condiviso e la residenza alternata; nel 2011, quando i parlamentari nostrani riproponevano lo scempio della PAS (poi divenuta alienazione parentale) e della residenza alternata, l’Australia faceva piazza pulita di tutti questi concetti. La Francia ha introdotto da anni nel suo codice civile i principi della Convenzione di Istanbul e l’Inghilterra ha rigettato definitivamente un emendamento voluto dalle associazioni di padri separati sulla residenza alternata.

Questi i fatti; il resto sono solo scempiaggini.

IL CODICE QE52.0

Pretendere di insegnare qualcosa
ai sostenitori dell’alienazione parentale
è come concimare con lo zucchero un castagno
per fargli produrre i marron glacées. (cit. P. mod.)

Di che si tratta?
Si tratta del codice che la classificazione internazionale delle malattie, l’ICD (International Classification of Diseases) ha assegnato alla condizione “Caregiver-child relationship problem” (Problema relazionale caregiver-bambino); per caregiver va inteso qualsiasi adulto che ha la responsabilità verso il bambino, non necessariamnte un genitore.
Questo codice però rischia di divenire la nuova arma di distruzione di massa contro le madri (e qualche padre); per alcuni infatti sarebbe sinonimo di alienazione parentale.
Quando si vede in un oggetto reale ciò che quell’oggetto non è, si parla di illusione, cioè, psichiatricamente parlando, di un disturbo qualitativo della percezione, di una dispercezione visiva.
Questo lo screenshot della pagina dell’ICD:

Ingrandisco l’immagine per renderla più leggibile.

Qualcuno riesce a leggere in questa immagine che questo problema sarebbe sinonimo di alienazione parentale? Io no. Chi dice di leggerlo ha sicuramente un problema dispercettivo visivo che meriterebbe un approfondimento psichiatrico.
Di recente il sito giuridico Altalex ha pubblicato un articolo che interviene nel dibattito sul DDL n. 735 (cosiddetto DDL Pillon) nel quale si legge questa falsità scientifica; eh, sì, perché quando si travisa in questo modo il senso di una classificazione scientifica si deve parlare di falsità scientifica.
La falsità è contenuta nella nota 15; eccola qua.
In particolare viene riportata tra le parentesi quadre una frase scritta in inglese che non è presente nel testo dell’ICD; si tratta di uno squallido tentativo di manipolare la classificazione internazionale delle malattie lasciando intendere a chi legge che effettivamente nell’ICD siano contenute quelle parole. Come si vede dallo screenshot la descrizione che viene data del probema codificato con il codice QE52.0 è la seguente: “Sostanziale e duratura insoddisfazione all’interno di una relazione caregiver-bambino associata a significative perturbazioni nel funzionamento”; non c’è scritto che sarebbe sinonimo di qualcosa.
Questo significa che si può parlare, scientificamente, di un problema relazionale caregiver-bambino solo in presenza di una sostanziale e duratura insoddisfazione nella relazione adulto-bambino associata a una significativa perturbazione nel funzionamento psico-sociale del bambino, quali regressione (es. incontinenza urinaria in un bambino che ha raggiunto la continenza degli sfinteri), calo del rendimento scolastico, degli interessi extra-scolastici, della socializzazione, ecc.
Tale condizione è prevista dall’ICD nel capitolo 24, quello dei “Fattori che possono influenzare lo stato di salute o il contatto con i servizi sanitari”; questo perché, ai fini della prevenzione e del miglioramento dei servizi sanitari, è interesse dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità, che è responsabile della classificazione ICD) conoscere i fattori non patologici che influenzano lo stato di salute della popolazione o il contatto con i servizi sanitari.
I sostenitori della PAS, oggi alienazione parentale, ci hanno abituati da anni alla manipolazione dell’informazione, alla disinformazione sistematica sulle tematiche relative alle separazioni e all’affidamento dei minori, finalizzata a occultare le violenze in famiglia e gli abusi sessuali sui minori e a screditare la testimonianza dei minori.
Inutile sottolineare che chi ha interesse a screditare la testimonianza dei minori è chi dai minori viene accusato di violenza o abusi sessuali; quindi chi scrive di certe cose è come se si autoacusasse. Ma lasciamo perdere.
Certi soggetti, persa la partita con il DSM-5 adesso ci stanno provando con l’ICD-11, per far riconoscere l’alienazione parentale. Adesso non parlano più di ‘spirito dell’alienazione parentale che sarebbe presente nelle pagine del DSM’ ma parlano di un sinonimo che sarebbe presente nelle pagine dell’ICD. Come se una classificazione scientifica fosse un dizionario dei sinonimi e dei contrari.
In una classificazione scientifica non si scrivono sinonimi ma si scrivono le cose così come stanno in base alle più recenti ricerche nel campo specifico. Tra l’altro il tentativo di introdurre l’alienazione parentale come sinonimo del problema relazionale adulto-bambino è stato fatto ma è stato rigettato dagli autori dell’ICD; ed è stato rigettato per lo stesso motivo per il quale tale proposta venne rigettata dagli autori del DSM: la mancanza di studi scientifici.
Certi soggetti proprio non riescono a capire che la ricerca scientifica si fa con gli studi e non con le pressioni esercitate mediante e-mail, petizioni, lobbyng, ecc. Dimostrano in questo modo, questi psicologi, psichiatri, neuropsichiatri infantili che ricorrono a questi mezzucci, di non avere la più pallida idea di cosa sia la ricerca scientifica, di cosa sia una classificazione scientifica. Dimostrano solo di essere delle braccia sottratte all’agricoltura, attività, quella di zappare la terra, che sarebbe molto più confacente alle loro attitudini.

L’IGNORANZA È DURA A MORIRE

Leggo sul web di un master in psicologia giuridica organizzato da un provider accreditato presso il Ministero della salute.

Fin qui nulla di strano; trovo invece non strano ma proprio da autentico orrore il fatto che nel secondo modulo di questo master sia prevista una lezione sui “Criteri psicologici per l’individuazione della Sindrome di Alienazione Genitoriale (PAS)”.

Ancora, nell’anno di grazia 2019, c’è chi ripropone la falsa malattia, la scienza spazzatura (junk-science, secondo la definizione di Paul Fink).

La PAS non è stata mai presa in considerazione come malattia dalla psichiatria ufficiale internazionale, non è stata mai ricompresa nella classificazioni ufficiali, non è descritta in nessun trattato di psichiatria.

In Italia nel 2012 il Ministro della salute ha dichiarato che la PAS non ha alcun fondamento scientifico. E ancora oggi dobbiamo assistere a questa cosa allucinante, delirante, di un insegnamento sulla PAS svolto nel corso di un master che dovrebbe riconoscere ai patecipanti addirittura del crediti ECM; purtroppo da questo master basato sulla PAS i partecipanti potranno ricevere solo debiti ECM, solo disinformazione della peggiore specie.

Ho segnalato la cosa al Ministero della salute; voglio sperare che intervengano bloccando questo festival dell’ignoranza.

 

FRAMMENTI DI INCONTRI PROTETTI – II

Dopo aver parlato della scuola con l’assistente sociale, la minore viene accompagnata nella stanza in cui c’è il papà.
Minore: No, lasciatemi stare …
Padre: Papà sono …
Minore: No, tu sei cattivo; no, me ne voglio andare perché quello mi ha fatto del male; no, me ne voglio andare.
Assistente sociale: Ma fammi parlare …
Minore: No, mi ha fatto del male; no, lasciami stare; mamma … fatemene andare.
Assistente sociale: Fammi parlare, che mi sta venendo mal di testa … me l’ha portato … (incomprensibile) … la donna delle pulizie.
Minore: No, ma me ne voglio andare, me ne voglio andare.
Assistente sociale: Amore …
Minore: Aiutatemi … vi prego: quello è un cattivone. No, me ne voglio andare, fatemene andare da qua, lui non mi vuole bene …
Assistente sociale: Vuoi stare con me? Stai con me… ci sediamo qua?
Assistente sociale: Senti, amore, cos’hai fatto?
Minore: Me ne voglio andare, perché mi ha fatto del male; aiuto … no … io non voglio più parlare, né giocare con una persona che mi ha fatto del male, me ne voglio andare.
Assistente sociale: Parliamo a bassa voce, non gridiamo, c’é tanta gente di là. Stavamo parlando bene prima della scuola. Ci siamo noi!
Minore: Non voglio parlare con quello.
Assistente sociale: Ma quello … ascolta. È passato tanto tempo …
Minore: Non me ne importa se è passato tanto tempo … questa persona mi ha fatto del male.
Assistente sociale: Chi è questa persona?
Minore: Lui.
Assistente sociale: Chi è lui?
Minore: Non è mio padre, lui.
Assistente sociale: Gli vogliamo dare un’altra …
Minore: No, perché lui non si merita che io lo chiamo “padre”.
Assistente sociale: E quella persona come si chiama?
Minore: Quello.
Assistente sociale: Ci conosciamo da tanto tempo, so che ti chiami …
Minore: Fatemene andare.
Assistente sociale: Ogni persona ha un nome, un cognome, dicendo quella persona …
Minore: No, non me ne importa: lui non ha un’identità per me … No, non fate quella faccia.
Assistente sociale: E perché mi dai del “voi”? Prima mi dai del tu, poi mi dai del voi … non mi fai capire niente così.
Minore: No, ho detto “lasciatemi tutti”.
Assistente sociale: A chi?
Minore: Tutti loro.
Assistente sociale: Tu di che squadra sei tifosa? L’Inter ha perso ieri…
Minore: Di niente.
Assistente sociale: Interista.
Minore: Non sono di niente … di niente …
Padre: È del …
Minore: No, di niente, di niente … Bugiardo, bugiardo …
Minore: No, lasciatemi stare, Vi prego.
Assistente sociale: E chi ti sta facendo niente? Non ti sto neanche toccando.
Minore: Me ne voglio andare. Giuro che chiamo la polizia.
Assistente sociale: (ride) Mi vuoi mettere in prigione?
Minore: Sì.
Assistente sociale: E io come devo fare con i miei figli?
Minore: Non a te, a lui.
Assistente sociale: Se gridi, mettono in prigione a me … perché lui non si è neanche avvicinato … sei tu che gridi così.
Minore: Lasciami stare …
Assistente sociale: Allora, se mi mettono in prigione cosa devo dire ai miei figli?
Minore: Voi non mi potete costringere a vederlo.
Assistente sociale: E mica ti sto costringendo…
Minore: Lasciatemi stare … io me ne vado da qua … finora, tu e il dottore siete stati miei amici, finora. Io qua, se me lo dovete far vedere non ci metto più piede.
Assistente sociale: Ma, ascolta, non siamo noi …
Psicologo: Noi siamo sempre amici tuoi …
Assistente sociale: Mi permetti ancora cinque minuti, un discorso breve.
Minore: A me viene mal di pancia.
Assistente sociale: Hai la pancia, tu? (RIDE) Io ho la pancia.
(ridono tutti)
Minore: Mi sta veramente venendo mal di pancia, non sto scherzando.
Assistente sociale: Eh sì, perché stai diventando grande e ti stai preparando a diventare signorina.
Minore: No, no, perché sono agitata. Aiuto, aiuto, no …
Assistente sociale: Sei sicura?
Minore: Si, io me ne vado, me ne voglio andare.
Assistente sociale: Dai stai tranquilla, altrimenti fai agitare anche me … ascolta, stai tranquilla e stai serena.
Minore: Non sono serena.
(ridono perché lì c’è una ragazza di nome Serena)

Minore: Fatemi andare, me ne voglio andare.
Assistente sociale: Sei stata molto brava, davvero, sei molto brava come bimba e anche molto intelligente e brava e quindi tu sai che le cose ci sono da fare … senza che …
Minore: No, io non voglio.
Assistente sociale: Ascolta, ascolta, il mio lavoro non è facile.
Minore: Si, lo so.
Assistente sociale: Ma fammi parlare, che la …
Minore: (ansima) La porta …
Assistente sociale: La mamma è andata via: quando torna la mamma … poi …
Minore: Non me ne importa niente, me ne scappo.
Assistente sociale: Ma fammi parlare, mi hai fatto stancare. Vammi a prendere un bicchiere di thè che mi sta girando la testa.
Minore: Vengo anch’io, guarda: anch’io mi sono stancata.
Assistente sociale: Lo vuoi anche tu?
Minore: No, non voglio niente, lasciatemi stare, per favore.
Assistente sociale: Ascolta …
Minore: No, me ne voglio andare.
Assistente sociale: Sì, ora te ne vai, aspetta …
Minore: No, fatemene andare, no.
Assistente sociale: Vuoi vedere un manuale che abbiamo fatto … nell’altra stanza … vieni nella stanza mia.
Minore: Aiuto, io non voglio vedere quello. Aiuto.

Minore: Io me ne voglio andare da qui … ma voi volete vedere una persona che vi ha fatto del male?
Assistente sociale: Per forza, ma se uno mi ha fatto del male …
Minore: Non è vero … non è vero … Voi non volete vedere una persona che vi ha fatto del male …
Assistente sociale: Ma perché prima mi dai del tu e poi mi dai del voi … fammi capire … sto soltanto io … allora, perché mi dai prima del tu e poi del voi? Allora, decidi …
Minore: Io, però …
Assistente sociale: E no, no, decidi, mi dai del tu o del voi?
Minore: Del tu …
Assistente sociale: Oh, finalmente …
Minore: Si, però, io voglio essere serena …
Assistente sociale: (ride) No, non puoi essere “Serena” perché Serena è lei …
Minore: Io voglio essere tranquilla, come gli altri bambini.
Assistente sociale: Tu sei più intelligente degli altri bambini.
Minore: No, io voglio essere tranquilla … non voglio avere questa scocciatura di venire qua: lasciatemi stare, per piacere … e se quello mi vuole bene, prima mi deve chiedere scusa per quello che mi ha fatto, poi mi deve lasciare perdere, proprio come non ero nata …
Assistente sociale: Ah, secondo te … metti che io faccio un figlio e magari mio figlio si arrabbia con me, e un cuore di mamma, come si fa ad abbandonare un figlio, un cuore di mamma, di papà …
Minore: Si, ma lui mi ha fatto del male.
Assistente sociale: Si, ma di questo non ne parliamo … noi stiamo parlando di un fatto che dice che il papà vuole vedere la figlia e la figlia …
Minore: Non me ne importa niente, me ne voglio andare da qua: lasciatemi andare.
Assistente sociale: E dove vuoi andare?
Minore: A casa mia.
Assistente sociale: Che palle a casa, che vuoi fare a casa?
Minore: Almeno sto tranquilla e non ho l’agitazione di stare qua a vedere quello; lasciatemi stare, per favore, io non ce la faccio più, lui è cattivo e non lo voglio vedere … (piange)
Assistente sociale: Vabbè, tranquillizzati, dai. Prendi un fazzolettino …
Assistente sociale: Spero che tu non pianga come una fontana…
Minore: Io non piango quasi mai, solo quando … per favore lasciami andare …
Assistente sociale: Eh basta, basta (si rivolge gridando alla Minore). Fammi rilassare un poco, siediti lì al posto mio (gridando) … stai un poco zitta, cinque minuti, siediti un attimo alla poltrona mia … è da stamattina una continuazione, e vai là e tanto di testa e vai là e tanto di testa … non è possibile lavorare in queste situazioni … sono proprio stanca … e il tribunale dice una cosa e la bambina ne dice un’altra e la mamma ne dice un’altra e il papà ne dice un’altra … io impazzisco …
Minore: E impazzisci!
Assistente sociale: E allora cosa devo fare? Devo pensare di ragionare con persone che ragionano con la testa… e l’unica persona che sembra che ragioni di più in questa  situazione è …, e speravo che tu mi comprendessi, ecco perché avevo deciso di parlare con te, con una persona intelligente come … che non ha neanche paura per farsi i buchi alle orecchie … invece questa sì … e pensavo “ragionerà un pochettino” …
Minore: Aspetta … io ragiono … però quando ci sono persone o bambine che dicono bugie e che mi fanno del male io non voglio nemmeno parlare al telefono … già è tanto che ci parlo … poi figurati se le devo vedere … no, non se ne parla proprio …
Assistente sociale: Quindi, mi stai dicendo che io ho fallito …
Minore: No, sto dicendo che il tribunale ha fallito.
Assistente sociale: E quindi io ho fallito davanti al tribunale. E tu mi vuoi far fare questa brutta figura al tribunale?
Minore: No.
Assistente sociale: Eccome no, tu me la fai fare questa brutta al tribunale.
Minore: No, io non lo voglio vedere.
Assistente sociale: E sai cosa mi diranno? “Dottoressa si è fatta fregare da una bambina” …
Minore: No, lasciatemi stare …
Assistente sociale: E un’altra volta il voi mi stai dando …
(bussano alla porta)
Assistente sociale: Ancora del voi mi dai …
Minore: Io non sto dando del voi … lasciatemi stare vuol dire “a tutti” … a tutti in generale anche agli altri.
Assistente sociale: Ci stai facendo sudare sette camicie.
Minore: E io otto.
Assistente sociale: Vedi che vuoi sempre comandare tu … se io dico sette e tu otto, vuoi vincere tu.
Minore: Non è che voglio vincere io … il problema è che io sono calma fino ad un certo punto … poi non ci resisto … quando vedo una persona che mi ha fatto male … avete capito?
Assistente sociale: Abbiamo detto che non dobbiamo parlare di queste faccende …
Minore: Lo so, lo so.
Assistente sociale: E allora non ne parliamo.
Minore: Sì, sto solo dicendo che io sto calma fino ad un certo punto, poi non ce la faccio più.
Assistente sociale: Allora stiamo solo cinque minuti …
Minore: No, no.
Assistente sociale: E così io sto a posto con il tribunale e dico che li ho fatti vedere …
Minore: No, no.
Assistente sociale: Ascoltami, io prendo in giro quelli del tribunale “no, io li ho fatti vedere” ma tu non glielo dire … e dico (incomprensibile)
Minore: No, ti prego, per favore.
Assistente sociale: Neanche almeno cinque minuti.
Minore: No, ti prego, no lasciatemi stare …
Assistente sociale: Ascoltami, non diciamo per quanto tempo … io dico la verità … diciamo non è vero … l’ha visto il papà …
Minore: No, per piacere, NON LO VOGLIO VEDERE, per favore, per favore tu, niente cinque minuti.
Assistente sociale: In presenza mia e del dottore.
Minore: No, neanche in presenza tua e del dottore.
Assistente sociale: Il dottore lo mandiamo via.
Minore: No, ti prego, lasciami perdere, lasciami stare …
Assistente sociale: Sai che sono del segno dei gemelli … cosa vorresti fare da grande?
Minore: Giornalista, professore
Assistente sociale: Come la mamma e come papà …
Minore: Non mi interessa, non è mio padre, non si merita di essere mio padre.
Assistente sociale: Lui ha messo il semino …
Minore: Non mi interessa … lui è stato cattivo con me … lui fa finta che non è successo niente perché è un bugiardo …
Assistente sociale: Di quello che è successo non possiamo parlare.
Minore: Lo so.
Assistente sociale: Ascolta amore, ma non può essere che tu ricordi male?
Minore: Questa è la verità!
Assistente sociale: E lo so, ma i giudici devono stabilire la verità, se no che si va a fare davanti ai giudici, amore? I giudici stanno apposta per capire la verità … quando i giudici dicono … perché noi a volte dimentichiamo le cose, oppure le ricordiamo male.
Minore: Io non dimenticherò mai quello che mi ha fatto.
Assistente sociale: Sì, ma stanno facendo tutto perché i giudici devono decidere … hanno detto “non ne parlate voi perché dobbiamo decidere noi”; nel frattempo, siccome poi hanno detto che tu stai bene e sei nelle condizioni … cioè non sei l’unica bambina che è qui con il papà dopo che sono successe cose di questo genere, significa che il rapporto si può ricostruire.
Minore: NO, NON SI PUO’ RICOSTRUIRE PIÙ, io non me lo ricostruirò con lui, POSSO RICOSTRUIRLO CON UNA MIA AMICA CHE HO LITIGATO MA CHE NON MI HA FATTO DEL MALE, ma almeno ho litigato ma non per queste cose … Io posso essere amica di una bambina che ha detto una bugia, per esempio la bottiglia era celeste invece era gialla e io ci litigo e poi io ci vado daccapo … ma non è che io vado da una persona che ha fatto … non si può dire cosa.
Assistente sociale: Si, ho capito, ma siccome c’è pure questa situazione e io devo scrivere, mi puoi fare questa cortesia che io scrivo che si sono visti, tu vai cinque minuti …
Minore: No, no, no, lo so che ti chiedo un grande favore, ma per favore lasciatemi perdere a tutti … lasciatemi perdere … me ne voglio andare da qui …
Psicologo: Ma tu devi venire sempre, non hai capito niente.
Minore: No, non mi interessa niente perché io oggi avevo deciso di attaccarmi alla sedia e di non venire … io lo faccio veramente … io non ci vengo in questo posto se dovete fare così.
Psicologo: Così come?
Minore: Di farmi vedere quello.
Psicologo: E tu hai l’occasione di dire “io non ti voglio vedere” …  perché non cogli questa occasione?
Minore: Io gliel’ho detto, non ti voglio vedere, sei stato cattivo con me.
Picologo: E però non è che lo hai detto proprio chiaro; glielo hai detto proprio chiaro?
Assistente sociale: Magari glielo dicesse, così il tribunale non ci scrive più niente.
Psicologo: Perché non glielo dici tu?
Minore: Ok, glielo dico in faccia … si però voi mi dovete giurare che me ne vado.
Psicologo: Intanto comincia a dire …
Minore: No, no, per piacere.
Assistente sociale: Giuro …
Psicologo: Intanto comincia …
Minore: Su Dio …
Assistente sociale: Su Dio …
Minore: Tutti …
Assistente sociale: Dio uno è, qui mettiamo in discussione che Dio uno è … (ride)
Minore: Lasciami perdere, non ti voglio vedere più io. Sei stato un cattivo, lasciami stare … se mi vuoi bene lasciami stare … no, non sei mio padre, sei cattivo …
Assistente sociale: Non gridare.
Minore: Sei stato un cattivo.
Padre: Lo sai che oggi è il mio compleanno?
Minore: Se mi vuoi tanto bene, lasciami stare.
Assistente sociale: Chiedi almeno quanti anni ha e poi ti lascio.
Minore: No, no, non ti voglio.
Assistente sociale: Quanti anni ha papà?
Minore: Non lo so e non lo voglio sapere.
Padre: Cinquanta.
Minore: Io non ti voglio vedere, lo devi capire …
Assistente sociale: Non gridare, mi fai fare brutta figura.
Padre: Oggi è la festa di papà.
Minore: Non me ne importa niente.
Padre: Com’è, io ti ho fatto gli auguri del compleanno? E poi volevo sapere oggi a scuola cosa hai fatto.
Minore: No, me ne voglio andare da questo posto … me ne voglio andare.
Padre: Abbiamo capito.
Minore: Io non parlo con una persona cattiva. Tu dici sempre le bugie.
Padre: Papà dice sempre la verità.
Minore: Non è vero, e poi lasciami stare … fatelo andare via da qui.
Padre: (incomprensibile)
Minore: E ancora menti … per favore … me ne voglio andare … cattivo.
Padre: Grazie per gli auguri.
Minore: Io me ne vado, cattivo, cattivone, sei un bugiardo.
(Minore esce dalla stanza)

(voce non identificata): Quanti anni hai?
Minore: Otto.
(voce non identificata): Fai la seconda?
Minore: La terza.
S: Vai bene a scuola, eh? Si vede…
(voce non identificata): Quale materia ti piace di più?
Minore: Italiano ed inglese

Assistente sociale: Hai molti compiti per domani?
Minore: No, solo colorare.
Assistente sociale: Ok, è andato via (il padre) … Però fai almeno una cosa, almeno quello lo puoi fare? Rispondi al telefono …
Minore: Una volta.
Assistente sociale: Però rispondi come si deve … e dai …
Minore: Va bene, solo una volta al giorno.
Assistente sociale: Ok, possiamo uscire.
Psicologo: L’hai detto che ci dobbiamo vedere?
Minore: Daccapo?
Assistente sociale: No, no, tu con noi devi venire a parlare …
Minore: Sì, con voi sì, ma con quello no … dammi la mano … una promessa.
Assistente sociale: E sì.

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RE.FA.RE.

Ovvero, Reconnecting Family Relationships Program.
Che cavolo sarà? Un’idiozia, anche se scritta in inglese, sempre idiozia resta.
Trattamento sanitario di una invenzione, l’alienazione parentale, che non ha nulla di sanitario, lo dicono loro stessi.
I proponenti di questa assurdità sono degli psicologi; non so cosa dica il loro codice deontologico in merito a presunte terapie, o trattamenti sanitari, privi di validazione scientifica.
Il codice deontologico dei medici, art. 13, così si esprime.
Forse l’art. 5 del codice deontologico degli psicologi gli si avvicina.

Articolo 5
«Lo psicologo è tenuto a mantenere un livello adeguato di preparazione professionale e ad aggiornarsi nella propria disciplina specificatamente nel settore in cui opera. Riconosce i limiti della propria competenza ed usa, pertanto, solo strumenti teorico-pratici per i quali ha acquisito adeguata competenza e, ove necessario, formale autorizzazione. Lo psicologo impiega metodologie delle quali è in grado di indicare le fonti ed i riferimenti scientifici, e non suscita, nelle attese del cliente e/o utente, aspettative infondate.»

Di questo programma, RE.FA.RE., che non si sa se sia una nuova psicoterapia o altro, non vi è traccia alcuna nella letteratura scientifica di riferimento.
Quindi?
Gli ordini professionali non hanno proprio nulla da dire in merito alla pubblicizzazione di presunte terapie prive di validità scientifica? Siamo di fronte a un nuovo caso stamina? Anche lì c’era uno psicologo che si era inventato dal nulla una presunta terapia, illudendo migliaia di persone.
In questo caso gli allocchi sono i padri rifiutati dai figli; che, onestamente, un po’ di presa in giro se la meritano. Non per sadismo, ma semplicemente perché gente che non riesce a prendere coscienza della propria indole violenta o pedofila, merita questo e altro.
Ma comunque l’utilizzo di presunte terapie letteralmente inventate dal nulla, nulla ha di etico. Quindi la questione non può essere sottovalutata. Siamo di fronte a una nuova truffa pseudo-scientifica?

SULL’ABUSO PSICOLOGICO INFANTILE

Capita ancora di leggere, nell’anno di grazia 2018, ormai confinante con il 2019, che l’alienazione parentale sarebbe un abuso psicologico infantile.
Lo si legge in blog & simili afferenti alle associazioni dei padri rifiutati dai figli, lo si legge in articoli pseudoscientifici pubblicati da psicologi giuridici, lo si legge, ahimé, in alcune CTU.
E qui la cosa si fa seria, perché nei testi ufficiali non si legge nulla del genere, quindi vi sono ancora CTU che scrivono falsità scientifiche.
La mia formazione accademica, sia durante il corso di laurea in medicina sia di specializzazione in psichiatria, sia la formazione successiva, per la partecipazione ai concorsi e il superamento dell’esame di idoneità a Primario di psichiatria, si è sempre svolta su testi ufficiali, scritti o curati dai più importamti psichiatri.
Uno tra tutti è il Trattato italiano di psichiatria, un testo in tre volumi curato dai professori Paolo Pancheri, di Roma, e Giovanni Battista Cassano, di Pisa.
In questo testo l’abuso infantile è trattato nella sezione dei “Disturbi ad esordio nell’infanzia e nell’adolescenza”, capitolo 86, pagina 2.983, scritto dal Prof. Nivoli, psichiatra forense, e suoi collaboratori.
L’abuso psicologico è trattato al paragrafo “Maltrattamento psicologico”, alla pagina 2.987. Vengono riportate le diverse tipologie di abuso psicologico, ma non la PAS o alienazione parentale.
Più di recente, nel 2014, è stato pubblicato in italiano il DSM-5, cioè la classificazione statunitense dei disturbi mentali.
L’abuso psicologico è trattato alla pag. 836, e ne sono riportati vari esempi, o condotte che realizzano un abuso psicologico infantile. In nessuna riga io leggo le parole ‘alienazione parentale’.

Ora, questi psicologi giuridici che scrivono certe castronerie nelle CTU dove le leggono? Se le inventano? La psichiatria e la neuropsichiatria infantile sono quelle ufficiali, dei testi unversitari, dei manuali e dei trattati, e delle classificazioni internazionali.
Possibile che si debbano continuare a leggere falsità scientifiche?