IL DELIRIO COLLETTIVO DELL’ALIENAZIONE PARENTALE

Secondo la concezione espressa da Gerd Huber e Gisela Gross nel “Lessico di Psicopatologia“, a cura di Mario Maj, Carlo Maggini, Alberto Siracusano, pubblicato nel 2010 dall’editore Il Pensiero Scientifico, «il delirio è una convinzione incrollabile senza un sufficiente fondamento», ovvero «una convinzione … mantenuta con certezza assoluta, resistente alle obiezioni e agli argomenti contrari (incorregibilità), nonostante l’incompatibilità con i precedenti riferimenti dell’esperienza e con la realtà verificabile».

Classicamente, una convinzione incoercibile resistente alla logica e alla critica.

Il concetto di alienazione parentale, sostenuto con enfasi da alcuni professionisti, da psicologi, psichiatri, neuropsichiatri infantili, assistenti sociali, avvocati, giudici minorili e delle separazioni, oltre che da associazioni di padri separati, presenta molti punti di contatto con le concezioni deliranti.

Come il delirio, difatti, l’alienazione parentale è una convinzione senza fondamento, resistente alla logica e alla critica.
Diretta derivazione della PAS, la cosiddetta sindrome di alienazione genitoriale, la falsa malattia inventata da Gardner per screditare in tribunale le accuse di violenza o abusi sessuali rivolte ai suoi clienti, è divenuta alienazione parentale quando organismi scientifici (l’APA negli USA, il Ministero della Salute in Italia) hanno dichiarato la non scientificità della PAS come concetto medico-psichiatrico.

Gente normale avrebbe preso atto di queste autorevoli dichiarazioni, si sarebbe scusata e il discorso sarebbe già finito lì.
Gente delirante, che ha bisogno di credere in questo delirio, argomenta, manipola l’informazione, si convince di essere nel giusto e che tutti gli altri sbagliano.
Accade così con tutti i deliri; quando vengono confrontati con la realtà, quando si dimostra l’impossibilità logica delle loro credenze, i deliranti girano in tondo, argomentano, manipolano, convincendosi sempre più di essere nel giusto.