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IL RIFIUTO INGIUSTIFICATO

Lo spunto per questo post viene da un articolo segnalato da uno degli ‘scienziati’ della PAS nel corso di una discussione su Facebook, pubblicato da altri ‘scienziati’ della falsa scienza o scienza spazzatura; tale articolo risale a fine 2018 e contiene davvero un mucchio di sciocchezze che mi riservo di meglio analizzare in seguito.
Ciò che mi ha colpito è il ritorno di un concetto illogico a anti-psicologico: il rifiuto ingiustificato.
In un recente passato il gruppetto delle ‘sapientine’, di fronte alle critiche, dapprima al concetto di PAS, poi a quello di alienazione parentale (che avrebbe dovuto trovare posto nel DSM-5 ma vi trovarono solo il suo spirito), poi a quello di disturbo/problema relazionale, inventarono il concetto di rifiuto immotivato.
Ci fecero un convegno all’Ordine degli psicologi del Lazio ma nessuno dei partecipanti osò alzarsi per dire: “egregi colleghi state dicendo una stronzata”; eh sì perché un comportamento di rifiuto (di una persona, di una situazione) non può essere immotivato ma ha sempre una motivazione, come tutti i comportamenti. Ci fecero un articolo, ne diedero notizia con grande strombazzamento sui media.
Criticai questo concetto anti-psicologico in un convegno a Roma, lo criticai anche in un post e venne ulteriormente criticato, con grande competenza, dal blog “Il Ricciocorno schiattoso”.
Ho ulteriormente chiarito le cose in un capitolo di questo libro.
Adesso ritornano sul concetto delittuoso chiamandolo con un sinonimo del termine immotivato: ingiustificato.
Cosa significa rifiuto ingiustificato?
Esiste in psicologia una definizione condivisa del termine ‘rifiuto ingiustificato’?
Sulla base di quali criteri un CTU può stabilire se un rifiuto sia giustificato o ingiustificato?
Insomma la solita cagata per sostenere la scienza spazzatura. Ma iettateve int’o cess!!

POST SCRIPTUM
A uso e consumo degli psicologi giuridici che mostrano di non conoscere le cose della psicologia.
Il termine ‘comportamento’, già noto alla filosofia (Pascal) è stato introdotto nella psicologia nel 1913 da Watson, il padre del comportamentismo.
Per comportamento si indica «qualsiasi azione di tipo adattivo compiuta dagli animali e dall’uomo» ovvero «un insieme di reazioni adattive obiettivamente osservabile che un organismo, generalmente provvisto di sistema nervoso, compie in risposta a stimoli del pari osservabili che provengono dall’ambiente in cui vive» (le citazioni sono di Virgilio Lazzeroni in Enciclopedia Medica, USES Edizioni scientifiche).
Il comportamento è quindi sempre la risposa a uno stimolo; per questo, non può esistere un comportamento immotivato o ingiustificato.
Più di recente Umberto Galimberti nel suo Dizionario di Psicologia definisce il  comportamento come segue: «Insieme stabile di azioni e reazioni di un organismo a una stimolazione proveniente dall’ambiente esterno (stimolo) o dall’interno dell’organismo stesso (motivazione)».
Attendo quindi da questi scienziati una definizione di rifiuto immotivato o ingiustificato.