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FRAMMENTI DI INCONTRI PROTETTI – II

Dopo aver parlato della scuola con l’assistente sociale, la minore viene accompagnata nella stanza in cui c’è il papà.
Minore: No, lasciatemi stare …
Padre: Papà sono …
Minore: No, tu sei cattivo; no, me ne voglio andare perché quello mi ha fatto del male; no, me ne voglio andare.
Assistente sociale: Ma fammi parlare …
Minore: No, mi ha fatto del male; no, lasciami stare; mamma … fatemene andare.
Assistente sociale: Fammi parlare, che mi sta venendo mal di testa … me l’ha portato … (incomprensibile) … la donna delle pulizie.
Minore: No, ma me ne voglio andare, me ne voglio andare.
Assistente sociale: Amore …
Minore: Aiutatemi … vi prego: quello è un cattivone. No, me ne voglio andare, fatemene andare da qua, lui non mi vuole bene …
Assistente sociale: Vuoi stare con me? Stai con me… ci sediamo qua?
Assistente sociale: Senti, amore, cos’hai fatto?
Minore: Me ne voglio andare, perché mi ha fatto del male; aiuto … no … io non voglio più parlare, né giocare con una persona che mi ha fatto del male, me ne voglio andare.
Assistente sociale: Parliamo a bassa voce, non gridiamo, c’é tanta gente di là. Stavamo parlando bene prima della scuola. Ci siamo noi!
Minore: Non voglio parlare con quello.
Assistente sociale: Ma quello … ascolta. È passato tanto tempo …
Minore: Non me ne importa se è passato tanto tempo … questa persona mi ha fatto del male.
Assistente sociale: Chi è questa persona?
Minore: Lui.
Assistente sociale: Chi è lui?
Minore: Non è mio padre, lui.
Assistente sociale: Gli vogliamo dare un’altra …
Minore: No, perché lui non si merita che io lo chiamo “padre”.
Assistente sociale: E quella persona come si chiama?
Minore: Quello.
Assistente sociale: Ci conosciamo da tanto tempo, so che ti chiami …
Minore: Fatemene andare.
Assistente sociale: Ogni persona ha un nome, un cognome, dicendo quella persona …
Minore: No, non me ne importa: lui non ha un’identità per me … No, non fate quella faccia.
Assistente sociale: E perché mi dai del “voi”? Prima mi dai del tu, poi mi dai del voi … non mi fai capire niente così.
Minore: No, ho detto “lasciatemi tutti”.
Assistente sociale: A chi?
Minore: Tutti loro.
Assistente sociale: Tu di che squadra sei tifosa? L’Inter ha perso ieri…
Minore: Di niente.
Assistente sociale: Interista.
Minore: Non sono di niente … di niente …
Padre: È del …
Minore: No, di niente, di niente … Bugiardo, bugiardo …
Minore: No, lasciatemi stare, Vi prego.
Assistente sociale: E chi ti sta facendo niente? Non ti sto neanche toccando.
Minore: Me ne voglio andare. Giuro che chiamo la polizia.
Assistente sociale: (ride) Mi vuoi mettere in prigione?
Minore: Sì.
Assistente sociale: E io come devo fare con i miei figli?
Minore: Non a te, a lui.
Assistente sociale: Se gridi, mettono in prigione a me … perché lui non si è neanche avvicinato … sei tu che gridi così.
Minore: Lasciami stare …
Assistente sociale: Allora, se mi mettono in prigione cosa devo dire ai miei figli?
Minore: Voi non mi potete costringere a vederlo.
Assistente sociale: E mica ti sto costringendo…
Minore: Lasciatemi stare … io me ne vado da qua … finora, tu e il dottore siete stati miei amici, finora. Io qua, se me lo dovete far vedere non ci metto più piede.
Assistente sociale: Ma, ascolta, non siamo noi …
Psicologo: Noi siamo sempre amici tuoi …
Assistente sociale: Mi permetti ancora cinque minuti, un discorso breve.
Minore: A me viene mal di pancia.
Assistente sociale: Hai la pancia, tu? (RIDE) Io ho la pancia.
(ridono tutti)
Minore: Mi sta veramente venendo mal di pancia, non sto scherzando.
Assistente sociale: Eh sì, perché stai diventando grande e ti stai preparando a diventare signorina.
Minore: No, no, perché sono agitata. Aiuto, aiuto, no …
Assistente sociale: Sei sicura?
Minore: Si, io me ne vado, me ne voglio andare.
Assistente sociale: Dai stai tranquilla, altrimenti fai agitare anche me … ascolta, stai tranquilla e stai serena.
Minore: Non sono serena.
(ridono perché lì c’è una ragazza di nome Serena)

Minore: Fatemi andare, me ne voglio andare.
Assistente sociale: Sei stata molto brava, davvero, sei molto brava come bimba e anche molto intelligente e brava e quindi tu sai che le cose ci sono da fare … senza che …
Minore: No, io non voglio.
Assistente sociale: Ascolta, ascolta, il mio lavoro non è facile.
Minore: Si, lo so.
Assistente sociale: Ma fammi parlare, che la …
Minore: (ansima) La porta …
Assistente sociale: La mamma è andata via: quando torna la mamma … poi …
Minore: Non me ne importa niente, me ne scappo.
Assistente sociale: Ma fammi parlare, mi hai fatto stancare. Vammi a prendere un bicchiere di thè che mi sta girando la testa.
Minore: Vengo anch’io, guarda: anch’io mi sono stancata.
Assistente sociale: Lo vuoi anche tu?
Minore: No, non voglio niente, lasciatemi stare, per favore.
Assistente sociale: Ascolta …
Minore: No, me ne voglio andare.
Assistente sociale: Sì, ora te ne vai, aspetta …
Minore: No, fatemene andare, no.
Assistente sociale: Vuoi vedere un manuale che abbiamo fatto … nell’altra stanza … vieni nella stanza mia.
Minore: Aiuto, io non voglio vedere quello. Aiuto.

Minore: Io me ne voglio andare da qui … ma voi volete vedere una persona che vi ha fatto del male?
Assistente sociale: Per forza, ma se uno mi ha fatto del male …
Minore: Non è vero … non è vero … Voi non volete vedere una persona che vi ha fatto del male …
Assistente sociale: Ma perché prima mi dai del tu e poi mi dai del voi … fammi capire … sto soltanto io … allora, perché mi dai prima del tu e poi del voi? Allora, decidi …
Minore: Io, però …
Assistente sociale: E no, no, decidi, mi dai del tu o del voi?
Minore: Del tu …
Assistente sociale: Oh, finalmente …
Minore: Si, però, io voglio essere serena …
Assistente sociale: (ride) No, non puoi essere “Serena” perché Serena è lei …
Minore: Io voglio essere tranquilla, come gli altri bambini.
Assistente sociale: Tu sei più intelligente degli altri bambini.
Minore: No, io voglio essere tranquilla … non voglio avere questa scocciatura di venire qua: lasciatemi stare, per piacere … e se quello mi vuole bene, prima mi deve chiedere scusa per quello che mi ha fatto, poi mi deve lasciare perdere, proprio come non ero nata …
Assistente sociale: Ah, secondo te … metti che io faccio un figlio e magari mio figlio si arrabbia con me, e un cuore di mamma, come si fa ad abbandonare un figlio, un cuore di mamma, di papà …
Minore: Si, ma lui mi ha fatto del male.
Assistente sociale: Si, ma di questo non ne parliamo … noi stiamo parlando di un fatto che dice che il papà vuole vedere la figlia e la figlia …
Minore: Non me ne importa niente, me ne voglio andare da qua: lasciatemi andare.
Assistente sociale: E dove vuoi andare?
Minore: A casa mia.
Assistente sociale: Che palle a casa, che vuoi fare a casa?
Minore: Almeno sto tranquilla e non ho l’agitazione di stare qua a vedere quello; lasciatemi stare, per favore, io non ce la faccio più, lui è cattivo e non lo voglio vedere … (piange)
Assistente sociale: Vabbè, tranquillizzati, dai. Prendi un fazzolettino …
Assistente sociale: Spero che tu non pianga come una fontana…
Minore: Io non piango quasi mai, solo quando … per favore lasciami andare …
Assistente sociale: Eh basta, basta (si rivolge gridando alla Minore). Fammi rilassare un poco, siediti lì al posto mio (gridando) … stai un poco zitta, cinque minuti, siediti un attimo alla poltrona mia … è da stamattina una continuazione, e vai là e tanto di testa e vai là e tanto di testa … non è possibile lavorare in queste situazioni … sono proprio stanca … e il tribunale dice una cosa e la bambina ne dice un’altra e la mamma ne dice un’altra e il papà ne dice un’altra … io impazzisco …
Minore: E impazzisci!
Assistente sociale: E allora cosa devo fare? Devo pensare di ragionare con persone che ragionano con la testa… e l’unica persona che sembra che ragioni di più in questa  situazione è …, e speravo che tu mi comprendessi, ecco perché avevo deciso di parlare con te, con una persona intelligente come … che non ha neanche paura per farsi i buchi alle orecchie … invece questa sì … e pensavo “ragionerà un pochettino” …
Minore: Aspetta … io ragiono … però quando ci sono persone o bambine che dicono bugie e che mi fanno del male io non voglio nemmeno parlare al telefono … già è tanto che ci parlo … poi figurati se le devo vedere … no, non se ne parla proprio …
Assistente sociale: Quindi, mi stai dicendo che io ho fallito …
Minore: No, sto dicendo che il tribunale ha fallito.
Assistente sociale: E quindi io ho fallito davanti al tribunale. E tu mi vuoi far fare questa brutta figura al tribunale?
Minore: No.
Assistente sociale: Eccome no, tu me la fai fare questa brutta al tribunale.
Minore: No, io non lo voglio vedere.
Assistente sociale: E sai cosa mi diranno? “Dottoressa si è fatta fregare da una bambina” …
Minore: No, lasciatemi stare …
Assistente sociale: E un’altra volta il voi mi stai dando …
(bussano alla porta)
Assistente sociale: Ancora del voi mi dai …
Minore: Io non sto dando del voi … lasciatemi stare vuol dire “a tutti” … a tutti in generale anche agli altri.
Assistente sociale: Ci stai facendo sudare sette camicie.
Minore: E io otto.
Assistente sociale: Vedi che vuoi sempre comandare tu … se io dico sette e tu otto, vuoi vincere tu.
Minore: Non è che voglio vincere io … il problema è che io sono calma fino ad un certo punto … poi non ci resisto … quando vedo una persona che mi ha fatto male … avete capito?
Assistente sociale: Abbiamo detto che non dobbiamo parlare di queste faccende …
Minore: Lo so, lo so.
Assistente sociale: E allora non ne parliamo.
Minore: Sì, sto solo dicendo che io sto calma fino ad un certo punto, poi non ce la faccio più.
Assistente sociale: Allora stiamo solo cinque minuti …
Minore: No, no.
Assistente sociale: E così io sto a posto con il tribunale e dico che li ho fatti vedere …
Minore: No, no.
Assistente sociale: Ascoltami, io prendo in giro quelli del tribunale “no, io li ho fatti vedere” ma tu non glielo dire … e dico (incomprensibile)
Minore: No, ti prego, per favore.
Assistente sociale: Neanche almeno cinque minuti.
Minore: No, ti prego, no lasciatemi stare …
Assistente sociale: Ascoltami, non diciamo per quanto tempo … io dico la verità … diciamo non è vero … l’ha visto il papà …
Minore: No, per piacere, NON LO VOGLIO VEDERE, per favore, per favore tu, niente cinque minuti.
Assistente sociale: In presenza mia e del dottore.
Minore: No, neanche in presenza tua e del dottore.
Assistente sociale: Il dottore lo mandiamo via.
Minore: No, ti prego, lasciami perdere, lasciami stare …
Assistente sociale: Sai che sono del segno dei gemelli … cosa vorresti fare da grande?
Minore: Giornalista, professore
Assistente sociale: Come la mamma e come papà …
Minore: Non mi interessa, non è mio padre, non si merita di essere mio padre.
Assistente sociale: Lui ha messo il semino …
Minore: Non mi interessa … lui è stato cattivo con me … lui fa finta che non è successo niente perché è un bugiardo …
Assistente sociale: Di quello che è successo non possiamo parlare.
Minore: Lo so.
Assistente sociale: Ascolta amore, ma non può essere che tu ricordi male?
Minore: Questa è la verità!
Assistente sociale: E lo so, ma i giudici devono stabilire la verità, se no che si va a fare davanti ai giudici, amore? I giudici stanno apposta per capire la verità … quando i giudici dicono … perché noi a volte dimentichiamo le cose, oppure le ricordiamo male.
Minore: Io non dimenticherò mai quello che mi ha fatto.
Assistente sociale: Sì, ma stanno facendo tutto perché i giudici devono decidere … hanno detto “non ne parlate voi perché dobbiamo decidere noi”; nel frattempo, siccome poi hanno detto che tu stai bene e sei nelle condizioni … cioè non sei l’unica bambina che è qui con il papà dopo che sono successe cose di questo genere, significa che il rapporto si può ricostruire.
Minore: NO, NON SI PUO’ RICOSTRUIRE PIÙ, io non me lo ricostruirò con lui, POSSO RICOSTRUIRLO CON UNA MIA AMICA CHE HO LITIGATO MA CHE NON MI HA FATTO DEL MALE, ma almeno ho litigato ma non per queste cose … Io posso essere amica di una bambina che ha detto una bugia, per esempio la bottiglia era celeste invece era gialla e io ci litigo e poi io ci vado daccapo … ma non è che io vado da una persona che ha fatto … non si può dire cosa.
Assistente sociale: Si, ho capito, ma siccome c’è pure questa situazione e io devo scrivere, mi puoi fare questa cortesia che io scrivo che si sono visti, tu vai cinque minuti …
Minore: No, no, no, lo so che ti chiedo un grande favore, ma per favore lasciatemi perdere a tutti … lasciatemi perdere … me ne voglio andare da qui …
Psicologo: Ma tu devi venire sempre, non hai capito niente.
Minore: No, non mi interessa niente perché io oggi avevo deciso di attaccarmi alla sedia e di non venire … io lo faccio veramente … io non ci vengo in questo posto se dovete fare così.
Psicologo: Così come?
Minore: Di farmi vedere quello.
Psicologo: E tu hai l’occasione di dire “io non ti voglio vedere” …  perché non cogli questa occasione?
Minore: Io gliel’ho detto, non ti voglio vedere, sei stato cattivo con me.
Picologo: E però non è che lo hai detto proprio chiaro; glielo hai detto proprio chiaro?
Assistente sociale: Magari glielo dicesse, così il tribunale non ci scrive più niente.
Psicologo: Perché non glielo dici tu?
Minore: Ok, glielo dico in faccia … si però voi mi dovete giurare che me ne vado.
Psicologo: Intanto comincia a dire …
Minore: No, no, per piacere.
Assistente sociale: Giuro …
Psicologo: Intanto comincia …
Minore: Su Dio …
Assistente sociale: Su Dio …
Minore: Tutti …
Assistente sociale: Dio uno è, qui mettiamo in discussione che Dio uno è … (ride)
Minore: Lasciami perdere, non ti voglio vedere più io. Sei stato un cattivo, lasciami stare … se mi vuoi bene lasciami stare … no, non sei mio padre, sei cattivo …
Assistente sociale: Non gridare.
Minore: Sei stato un cattivo.
Padre: Lo sai che oggi è il mio compleanno?
Minore: Se mi vuoi tanto bene, lasciami stare.
Assistente sociale: Chiedi almeno quanti anni ha e poi ti lascio.
Minore: No, no, non ti voglio.
Assistente sociale: Quanti anni ha papà?
Minore: Non lo so e non lo voglio sapere.
Padre: Cinquanta.
Minore: Io non ti voglio vedere, lo devi capire …
Assistente sociale: Non gridare, mi fai fare brutta figura.
Padre: Oggi è la festa di papà.
Minore: Non me ne importa niente.
Padre: Com’è, io ti ho fatto gli auguri del compleanno? E poi volevo sapere oggi a scuola cosa hai fatto.
Minore: No, me ne voglio andare da questo posto … me ne voglio andare.
Padre: Abbiamo capito.
Minore: Io non parlo con una persona cattiva. Tu dici sempre le bugie.
Padre: Papà dice sempre la verità.
Minore: Non è vero, e poi lasciami stare … fatelo andare via da qui.
Padre: (incomprensibile)
Minore: E ancora menti … per favore … me ne voglio andare … cattivo.
Padre: Grazie per gli auguri.
Minore: Io me ne vado, cattivo, cattivone, sei un bugiardo.
(Minore esce dalla stanza)

(voce non identificata): Quanti anni hai?
Minore: Otto.
(voce non identificata): Fai la seconda?
Minore: La terza.
S: Vai bene a scuola, eh? Si vede…
(voce non identificata): Quale materia ti piace di più?
Minore: Italiano ed inglese

Assistente sociale: Hai molti compiti per domani?
Minore: No, solo colorare.
Assistente sociale: Ok, è andato via (il padre) … Però fai almeno una cosa, almeno quello lo puoi fare? Rispondi al telefono …
Minore: Una volta.
Assistente sociale: Però rispondi come si deve … e dai …
Minore: Va bene, solo una volta al giorno.
Assistente sociale: Ok, possiamo uscire.
Psicologo: L’hai detto che ci dobbiamo vedere?
Minore: Daccapo?
Assistente sociale: No, no, tu con noi devi venire a parlare …
Minore: Sì, con voi sì, ma con quello no … dammi la mano … una promessa.
Assistente sociale: E sì.

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AL CUORE NON SI COMANDA

Collegata alle questioni falsamente scientifiche dell’alienazione parentale, amnesia infantile, false memorie è quella dei cosiddetti incontri protetti o incontri in ambiente protetto o come altro diavolo li chiamano; si tratta nella sostanza della coercizione per il bambino a incontrare il padre con il quale rifiuta la relazione. La terapia della minaccia, nella sostanza.

Al di là della questione, di psicologia spicciola, evidentemente sconosciuta a certi soloni della psicologia giuridica, che la maniera migliore per far odiare una cosa a un bambino o a un adolescente è quella di imporgliela contro la sua volontà, c’è una questione ancora più grave.

L’imposizione al bambino di incontri in un ambiente protetto con il genitore rifiutato, comunque la si voglia denominare, oltre a non produrre il risultato atteso, e cioè quello di riavvicinare il bambino al genitore, spesso si rivela controproducente; difatti allontana ancora di più i due poiché questa imposizione viene vissuta dal bambino come ulteriore costrizione da parte del padre e dei suoi ‘alleati’ e quindi acuisce il suo rifiuto.

Agente del cambiamento, e cioè del miglioramento dei rapporti padre-figlio può essere solo il padre modificando il suo comportamento verso il figlio; imporre gli affetti per sentenza giudiziaria è uno di quei classici paradossi che la psicologia conosce bene e che sono altamente patogeni per la psiche. Per usare un luogo comune, “al cuore non si comanda”.

In maniera più tecnica, la prescrizione “sii affettuoso con tuo padre” è una prescrizione paradossale, analoga al famoso “sii spontaneo”. Se il bambino obbedisce a questa prescrizione deve necessariamente violarla, cioè non essere spontaneo; ma se il bambino si impone di essere spontaneo disobbedisce alla prescrizione, cioè non è più spontaneo. Intrappolato in questo paradosso il bambino si avvia gradualmente verso la strada della psicosi, come amplissima letteratura specialistica psicologica e psichiatrica ha dimostrato.

Mi riferisco agli studi e alle ricerche della psichiatria sistemica familiare la cui bibliografia è immensa. Mi limito a riportare:

– Watzlavick P, Beavin JH, Jackson DD, Pragmatica della comunicazione umana. Casa Editrice Astrolabio, 1971.
– Watzlavick P, Weakland JH, Fisch R, La realtà della realtà. Casa Editrice Astrolabio, 1974.
– Selvini Palazzoli M, Boscolo L, Cecchin G, Prata G, Paradosso e controparadosso. Raffaello Cortina Editore, 1975.
– Bateson G, Verso un’ecologia della mente. Adelphi edizioni, 1976.
– Watzlavick P, La realtà della realtà. Casa Editrice Astrolabio, 1976.
– Watzlavick P, Istruzioni per rendersi infelici. Saggi Universale Economica Feltrinelli, 2010.

Se si vuole far diventare psicotico un bambino la strada è proprio quella di intrappolarlo in paradossi del genere.