DDL 735 – II

Nel post precedente ho riportato una citazione di Norbert Wiener il cui senso è che non si può comprendere appieno il presente né progettare il futuro se non si ha piena consapevolezza del passato.
I senatori che si accingono a modificare il Diritto di famiglia devono quindi fare un piccolo sforzo documentativo per conoscere da dove viene la riforma del Diritto di famiglia al fine di apportare allo stesso i miglioramenti necessari a superare le difficoltà attuali.

Sarò necessariamente sintetico, linkando i documenti relativi, per non scrivere un trattato.
La legge n. 54 sull’affido condiviso è stata approvata nel 2006; ho reperito in rete alcuni passaggi del dibattito parlamentare dell’epoca, dibattito al quale si vuole sottrarre il DDL 735. Mi colpì in particolare la dichiarazione di voto dell’On. Maria Burani Procaccini, all’epoca Presidente della Commissione bicamerale per l’Infanzia, che prannunciò il voto contrario nonostante facesse parte della maggioranza di governo che poi approvò la legge:

«La legge è adultocentrica perché c’è una serie di problemi legati ad essa. Per esempio, qui, in effetti, si può parlare di genitore di area. Infatti, i genitori si dividono le aree di competenza relative ai bambini. C’è il genitore competente per la scuola e quello per lo sport. C’è il genitore competente per le scarpe e quello per i vestiti. Veramente siamo arrivati ad un assurdo per cui, per voler fare del bene, si finisce per fare del male a tutti, all’uomo, alla donna e al bambino, che sono coinvolti in questo momento doloroso rappresentato dalla divisione familiare. Inoltre, vi è la mancata previsione della residenza abituale del minore … Il fanciullo nel provvedimento in esame non è al centro, appare sullo sfondo come un personaggio da chiudere in un cassetto o nell’altro».

Altri interventi sono a questo link; comunque, per i Senatori della Commissione Giustizia non sarà difficile accedere all’intera documentazione.

Un intervento critico sulla legge 54 è quello espresso dopo circa due mesi dalla sua approvazione a un convegno di Reggio Emilia organizzato dal Forum associazione donne giuriste; l’intervento non è più in rete ma l’ho archiviato sul mio sito.

Le associazioni di padri separati, che avevano concepito la legge, si misero immediatamente al lavoro per presentare nuovi progetti di legge intesi a riformare la legge 54 secondo i loro propositi; il primo di questi progetti, il DDL 957, venne presentato nel 2008. L’intera storia è riassunta qui.

In prima linea nel sostenere il DDL 957 e gli altri similari c’era un’associazione di padri separati, ADIANTUM; come si può vedere si presentava come un coordinamento, o meglio associazione di associazioni nazionali per la tutela del minore. Nata nel 2008 contava tra i suoi soci fondatori il padre di un pedofilo condannato con sentenza definitiva della Cassazione, alcune sigle (FENBI, GeSe, Papà separati Novara) non riconducibili ad alcuna associazione, e tra i suoi consulenti un padre separato che non aveva avuto l’affidamento dei figli per presunti abusi sessuali sugli stessi. E questi soggetti dovrebbero tutelare i minori!

La XVI legislatura comunque si chiuse senza che uno di questi progetti giungesse alla discussione in aula.

La XVII legislatura si aprì, sotto questo punto di vista, con una pletora di proposte e disegni di legge ricalcanti i precedenti ma senza nulla di concreto.

Immancabile anche in questo caso il sostegno di varie associazioni di padri separati; nel frattempo infatti l’associazione Crescere Insieme marciò per proprio conto e da una scissione di Adiantum nacque il Colibrì. Inoltre per smentire la fama di maschilismo e misoginia che aleggiava su queste associazioni di padri separati, le stesse diedero vita a una pseudo-associazione virtuale, il Movimento femminile per la parità genitoriale, molto presente su Facebook. In realtà si tratta della solita mistificazione, come spiegato in questa nota. Tra le figure di spicco di questo movimento c’è la segretaria di una sezione milanese della Lega.

Anche la XVIII legislatura si è aperta, sul piano del Diritto di famiglia, con i soliti progetti dei padri separati, già falliti nelle precedenti, e tra questi il DDL 735. Prima di procedere all’analisi del DDL 735 credo sia opportuno soffermarsi un po’ a vedere chi sono i suoi sostenitori.

In primo piano l’associazione Colibrì, che si è distaccata da tutte le altre; sul suo sito riporta di rappresentare 19 associazioni italiane che si riconoscono in questo  coordinamento. Cliccando sui link si può sapere qualcosa di più.
Per sette di queste, a questo punto, presunte associazioni è riportato solo un indirizzo di posta elettronica. La prima ha l’aria più di un sito di commercio online che di una associazione di volontariato; la terza rimanda a una pagina pornografica (https://donnecontro.info/). Di alcune non esiste più il sito, altre fanno capo al sito del Dr Vezzetti (Figli per sempre) attraverso il quale pubblicizza le sue attività. L’ultima in ordine di tempo.

Verso la fine di luglio è stata data notizia su Facebook di una riunione a Roma con il sen. Pillon nel corso della quale i presenti avrebbero dato l’OK alla presentazione del DDL; i partecipanti, a quanto riportato sulla pagina Facebook dell’organizzatore sono stati circa 80; visualizzando alcuni profili Facebook si vede che vi sono attivisti romani della Lega e alcuni avvocati. Tra le associazioni presenti vengono riportate quelle del sito del Colibrì, già citate. Insomma un panorama abbastanza squallido sul piano associativo.

Non ho avuto il tempo di visitare uno per uno i profili Facebook degli 80 partecipanti, ma sono certo che chi lo facesse troverebbe delle sgradite sorprese, soprattutto andando a vedere le foto; cito solo un esempio di uno che sembra viaggiare molto, in diversi Paesi del mondo e di ciascuno serba un ricordo fotografico di donne, qualcuna forse dell’età della sua figlia maggiore. Insomma un bel quadretto, emblematico dello spessore morale di questi padri separati che vogliono l’affido realmente condiviso e il mantenimento diretto.

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