IL PIRIPACCHIO

Il termine ‘piripacchio’ (che non significa assolutamente nulla) è stato usato da uno dei più noti talebani della PAS, o alienazione parentale, in una recente esternazione: «se non vogliamo chiamarla “alienazione” chiamiamola “piripacchio”, non importa», ha scritto.
Sarebbe a dire che non importa quale parola si utilizzi, purché il fine della CTU sia sempre quello di togliere i figli al genitore protettivo (di solito la madre) per consegnarlo al genitore violento o pedofilo (di solito il padre).

E costui è uno che ha studiato; immaginiamoci gli altri.
Non ama i dibattiti; infatti scrive pure: «Tutte queste polemiche e questi pubblici dibattiti su “alienazione sì-alienazione no” sono tristemente scoraggianti e non offrono una bella immagine di come sono affrontate le questioni familiari nel nostro Paese, integralmente spostate sul piano ideologico e politico».
Fa finta di non accorgersi che chi è integralmente spostato sul piano ideologico sono proprio quelli come lui che continano a sostenere l’insostenibile, cioè la cosiddetta alienazione parentale, contro ogni evidenza logica prima che scientifica.

E si considera un vero esperto, lui; scrive ancora: «La discussione si è talmente volgarizzata e imbarbarita che i veri esperti che hanno studiato il problema se ne tengono accuratamente fuori, lasciando campo aperto alle rozzezze dei polemisti di varia estrazione».
Cioè, non avendo ormai più argomentazioni per controbattere le critiche contro la cosiddetta alienazione parentale dice che se ne tiene, olimpicamente, fuori.

Eh no! Non può pensare di cavarsela così a buon mercato.
Lui sostiene che: «È ovvio che se un figlio / una figlia rifiuta un genitore maltrattante o trascurante non si può parlare di alienazione e la sua volontà va rispettata».
Sta quindi affermando che maltrattamenti e trascuratezza (io ci metto pure violenza e abusi sessuali) sono criteri di esclusione della cosiddetta alienazione parentale.
Ma poi, nel descrivere i criteri per riconoscere la cosiddetta alienazione parentale, il primo degli otto loro criteri è la cosiddetta ‘campagna di denigrazione’ che comprende, appunto, le accuse di violenza, abusi sessuali, maltrattamenti, trascuratezza. E non può negarlo, lo ha scritto chiaramente in un articolo pubblicato da Psicologia contemporanea, forse lo ha dimenticato, ma noi no.

Questi soggetti devono fare pace con la logica, ovvero con il proprio cervello: violenza, abuso sessuale, maltrattamento, trascuratezza, sono criteri di esclusione dell’alienazione parentale o sono il primo dei cosiddetti otto criteri per riconoscere la cosiddetta alienazione parentale?
Tutte e due le cose non possono essere; A non può essere non-A.
Poi, visto che ha studiato, dovrebbe avere la bontà di spiegar-si cosa c’entrano le strutture dissipative con tutto questo discorso.
No, perché qui l’unica cosa che stanno dissipando, con la cosiddetta alienazione parentale, è l’etica; in omaggio a questo concetto perverso stanno consegnando i bambini proprio al genitore violento o abusante. È vero, fanno molti soldi con questa faccenda dell’alienazione parentale; ma poi che se ne fanno di tanti soldi quando scoprono, per esempio, che una figlia che avrebbe dovuto laurearsi non è nell’elenco dei laureandi perché … non ha sostenuto nemmeno un esame? O, altro esempio, un figlio si impicca a un albero? O uno di loro ammazza il fratello passandogli sopra con l’auto più volte?

Nemesi è sempre in agguato, se lo ricordino.
Non sono le separazioni conflittuali il vero problema di salute pubblica ma la violenza e gli abusi sessuali sui minori, che sono sempre più diffusi in tutti gli strati sociali. Certo, li fanno assolvere i pedofili e i violenti, con le loro carte di Noto, ma poi ci pensa Nemesi a compensare il dare e avere.
Dice bene alla fine, mala tempora … , ma per loro e i loro concetti perversi.

2 thoughts on “IL PIRIPACCHIO

  1. Quanta irrazionalità in questo povero articolo. E dunque: È una semplificazione e una generalizzazione. Nelle mie fragili conoscenze,, mi sorprende che, a prescindere da ciò che ha analizzato Gardner, si dovrebbe sapere che non ha detto nulla di nuovo ( ha analizzato il fenomeno circoscritto alle separazioni tra coniugi e le azioni e reazioni) in quanto già analizzato nella descrizione del triangolo drammatico di Karpman nell’analisi transazionale di E. Berne, prima che Gardner esponesse la sua teoria. E sicuramente ci saranno altre teorie studiate e accettate anticipatori della teoria della alienazione genitoriale. Può darsi che la sua teoria debba essere rivista e modificata, ma dire che il fenomeno non esiste o che Gardner era un pedofilo e aiutava i pedofili con la sua teoria, è piuttosto banale; oppure che i bambini sono angeli e dicono sempre la verità, non ci dovrebbe credere più nessuno dai tempi di Freud; così come dire che se un figlio rifiuta un genitore senza motivazioni è sempre colpa della alienazione genitoriale ( a volte un figlio entrando nella fase adolescenziale, soprattutto nelle separazioni, potrebbe scontrarsi con un genitore e preferire l’altro).
    Così come non tutti i genitori alienanti sono cattivi e patologici: vi è quello ingenuo, quello attivo e infine, Il più grave: quello ossessivo ( ovvero chi ha una grave patologia e aliena per distruggere).
    E si potrebbero dire tante altre cose,ma così è difficile
    Purtroppo, attualmente, non vi è un vero confronto sulla tematica. Come spesso accade vi è una semplificazione e generalizzazioni del problema. È più semplice spostare l’attenzione analizzando un fenomeno complesso in modo superficiale di passisti contro negazionisti. Ma la realtà è molto complessa e analizzarla correttamente richiede un bagaglio di conoscenze e informazioni. Ecco allora che svilire il fenomeno in modo semplicistico e più diretto all’emotivita’ della gente in base alle mode culturali del momento, incentiva uno scontro sterile che non potrà avere una maturità tale per proporre soluzioni valide.

    Saluti professore! 😉

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