Tag Archives: violenza contro le donne

NO, L’ORGANIZZAZIONE MONDIALE DELLA SANITÀ NON HA RICONOSCIUTO L’ALIENAZIONE PARENTALE

Pubblico la traduzione di questo importante articolo; il testo in lingua portoghese è a questo link; l’originale in francese si trova qui.

10 SETTEMBRE 2019 DR.A PATRICIA ALONSO

Il 25 maggio 2019, presso l’Assemblea Generale a Ginevra, l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha votato per rivedere la classificazione internazionale delle malattie (ICD-11).

L’OMS ha deciso di non riconoscere l’alienazione parentale nell’ICD-11, ma i suoi sostenitori hanno immediatamente lanciato una campagna di disinformazione.

Come afferma Pierre-Guillaume Prigent, uno dei nostri membri, il 4 giugno 2019: “le associazioni che sostengono il riconoscimento dell’alienazione parentale producono visioni fuorvianti [come quella qui sotto] e le stesse argomentazioni che vengono ripetute dagli esperti di alienazione parentale sono eticamente e scientificamente molto problematiche.”

Ad esempio, ACALPA, un’associazione che sostiene l’alienazione parentale, afferma che l’OMS ha recentemente riconosciuto l’alienazione parentale. Usa il logo dell’OMS per guadagnare credibilità.

L’associazione “I Love Both Parents”, che sostiene anche il riconoscimento dell’alienazione parentale, afferma che l’OMS ha recentemente riconosciuto l’alienazione parentale.

Questa campagna di disinformazione in Francia, come abbiamo sottolineato il 5 giugno, ha reso necessario anche un intervento di Nicole Belloubet per correggere la pagina intranet del 28 marzo 2018 sull’alienazione parentale.

L’alienazione parentale è presente solo nell’indice della classificazione dell’OMS ma non è definita in esso, il che significa che non è riconosciuta dall’Organizzazione come mostrato dai due screenshot in questo tweet e debunk realizzati alla fine di maggio (cfr testo originale in francese).

L’OMS si esprime chiaramente: L’indice alfabetico è un elenco di circa 120.000 termini clinici (inclusi sinonimi o espressioni). L’indice viene utilizzato per trovare i codici ICD o le combinazioni di codici pertinenti per i termini. La menzione di un termine nell’indice viene utilizzata esclusivamente per la codifica. La menzione di un termine nell’indice non implica l’approvazione o l’approvazione di una condizione specifica. Inoltre, il titolo “Problema relazionale caregiver-bambino” si trova nel capitolo 24 della classificazione. Questo capitolo è intitolato “Fattori che influenzano lo stato di salute o il contatto con i servizi sanitari”; “Fattori che influenzano lo stato di salute o il contatto con i servizi sanitari”, nel senso che questa non è una sindrome o un disturbo: è solo un fattore di contesto. E la definizione di questo “problema relazionale” non corrisponde a nessuna delle definizioni di alienazione parentale fornite dai suoi promotori. Inoltre, la stessa alienazione parentale non è mai definita nella Classificazione.

Bisogna ricordare che l’alienazione parentale è un concetto che non è scientificamente provato. La presenza di questo concetto nell’indice ha allertato molti ricercatori che si sono approcciati all’OMS con un documento internazionale aperto al pubblico.

Questa nota di sintesi mostra la mancanza di rigore scientifico degli studi condotti dai promotori dell’alienazione parentale (metodologia, reclutamento degli intervistati, ecc.), nonché l’esistenza di conflitti di interesse. In effetti, a volte sono le persone che gestiscono programmi contro l’alienazione parentale che vogliono che venga riconosciuta.

La lettera aperta è stata firmata da centinaia di organizzazioni che combattono la violenza contro donne e bambini che sono consapevoli da un paese all’altro delle drammatiche conseguenze dell’utilizzo di questo pseudo-concetto nei tribunali della famiglia.

Il documento si conclude come segue: L’inclusione del termine “alienazione parentale” ovunque nell’ICD-11 rafforzerà probabilmente le tendenze distruttive nei tribunali della famiglia che danneggiano i bambini e i loro caregiver. Inoltre, le preoccupazioni validate empiricamente sull’inaffidabilità del concetto possono mettere in discussione la credibilità scientifica dell’Organizzazione mondiale della sanità e l’affidabilità della classificazione internazionale delle malattie.

Numerosi studi confermano che l’alienazione parentale può essere utilizzata come strategia per nascondere la violenza coniugale. Il 26 aprile 2018, il forum “L’alienazione parentale: una minaccia per donne e femministe?” Organizzato all’Università del Quebec, a Montreal (UQAM), ha fatto il punto sul concetto di alienazione paentale e sul suo utilizzo in situazioni di violenza domestica in Quebec, Europa e Brasile.

Gli interventi dei tredici intervenuti hanno rivelato che l’alienazione parentale è un concetto che “invalida, nega e nasconde le parole e le paure espresse da donne e bambini di fronte alla violenza maschile” (p.4); che “l’utilizzo del concetto di alienazione parentale in situazioni di violenza coniugale pone l’interesse superiore dei bambini dietro l’interesse dei genitori con comportamenti violenti” (p.5); che “l’uso del concetto è possibile in gran parte a causa della mancanza di comprensione e del mancato riconoscimento della violenza degli uomini contro donne e bambini, nonché della confusione tra violenza domestica e gravi conflitti di separazione” (p.6); che “diverse parole per riferirsi all’alienazione parentale ne facilitano l’uso in situazioni di abuso coniugale” (p.8); che “la divulgazione del concetto è correlata alle affermazioni dei mascolinisti e alle pressioni esercitate sui gruppi per i diritti dei genitori” (p.9).

Uno studio della professoressa di giurisprudenza statunitense Joan S. Meier conferma la testimonianza di donne che denunciano la tendenza dei tribunali della famiglia porre la sicurezza dei minori a un livello secondario. Lo studio conferma anche che le accuse di alienazione parentale utilizzate dai genitori nella difesa sono efficaci nel nascondere la loro violenza.

LA CARTA DI NOTO E IL PRINCIPIO DI AUTORITÀ

non il possesso della conoscenza, della verità
irrefutabile, fa l’uomo di scienza, ma la ricerca
critica, persistente e inquieta, della verità
.
(K. Popper)

Della carta di Noto, quarta edizione 2017, e delle sue pecche e lacune che la rendono priva di validità scientifica, mi sono già occupato.
Ritorno sul tema per quanto riportato dai giornali in questi giorni, e cioè che, circa i fatti di Bibbiano, vi sarebbe stata la violazione della carta di Noto.
L’espressione è virgolettata, quindi presumo sia tratta letteralmente dall’ordinanza del giudice.
Egregio sig. Giudice, lei sarà a conoscenza che la cosiddetta carta di Noto è ritenuta, per plurime sentenze della Suprema Corte di Cassazione, priva di valore normativo e precettivo.
Riporto dal testo “L’alienazione parentale nelle aule giudiziarie”, pag. 183.

«Come riporta Ugo Fornari nel suo Trattato a pag. 636, più volte la Suprema Corte di Cassazione (Sezione III, 14/12/2007, n. 6464; 10/4/2008, n. 20568; 16/12/2010, n. 15157) si è espressa sul tema affermando che l’inosservanza dei criteri della Carta di Noto che riguardano la conduzione dell’esame dei minori vittime di abusi sessuali non determina nullità o inutilizzabilità dell’elaborato peritale (Fornari, Trattato di psichiatria forense).
Con successiva sentenza del 2014 la Suprema Corte di Cassazione ha ribadito che “in tema di perizia sulla capacità d’intendere e di volere, l’inosservanza da parte del perito delle linee di condotta fissate dalla Carta di Noto per l’espletamento della stessa, non comporta la nullità o la inutilizzabilità della perizia medesima, trattandosi di indicazioni prive di valore normativo” (Cass. pen. s. I, n. 37244 dell’8 settembre 2014).
»

Ma c’è di più.
La carta di Noto non ha alcuna validità scientifica; nel documento citato ho già messo in ampia evidenza i concetti antiscientifici che vi sono espressi.
Aggiungo qui che la mancanza di una bibliografia di riferimento, che supporti le affermazioni ivi contenute, la rende priva di validità scientifica anche dal punto di vista formale, prima che nel merito.
Nel mondo scientifico moderno la scientificità di un concetto, una proposizione, una teoria, non promana dall’autorità di chi la esprime (principio di autorità) ma dagli studi scientifici che la sostengono, dalla letteratura del settore, dalla bibliografia posta alla sua base.
La carta di Noto, e non solo essa, si basa ancora sul principio di autorità, come nel Medioevo; i suoi estensori ritengono, evidentemente, che per riaffermarne la validità sia sufficiente la propria autorità, che non sia necessario corroborare le affermazioni ivi contenute con riferimenti bibliografici che ne dimostrino la validità scientifica.
Ma il principio di autorità appartiene al Medioevo, quando erano sufficienti l’autorità di Aristotele e della Bibbia per sostenere la validità scientifica di una teoria; e guai a chi osava metterla in discussione, si rischiava di essere messi al rogo.

Oggi il rogo è sostituito dalla gogna mediatica.
Queste cose sono spiegate molto bene nel libro di Paolo Rossi, La nascita della scienza moderna in Europa.
Volendo andare sul semplice si possono consultare i seguenti link, questo e questo, che lo spiegano molto bene.
Volendo andare sul difficile, consiglio Karl Popper, La logica della scoperta scientifica e Thomas Kuhn, La struttura delle rivoluzioni scientifiche.
Di recente mi è stato consigliato di leggere qualcosa di Lakatos e Feyerabend, e per ora sto approcciandomi a Sull’orlo della scienza.

Quante sciocchezze sono state sostenute nel passato, sino al Medioevo, e quanti roghi accesi, nel nome di Aristotele e della Bibbia.
La terra era al centro dell’universo e il sole le ruotava intorno (teoria tolemaica); è solo nel 1543 che un prete polacco, Nicolò Copernico, diede alle stampe il suo libro (Delle rivoluzioni dei corpi celesti) che fece crollare tutto il sapere precedente sul moto dei corpi celesti. Ma ne ebbe talmente paura che autorizzò la pubblicazione dei suoi studi solo in punto di morte.
Nella medicina dominavano le idee di Galeno che erano oggetto di insegnamento universitario; tra queste che il cuore avesse tre cavità. Fu uno studente dell’università di Padova, André Vésale, italianizzato in Vesalio, che dimostrò la falsità delle idee di Galeno.
E così via.
La psicologia giuridica è ancora nella fase medievale della costruzione del suo sapere; si basa sull’autorità dei ‘maestri’, che non può essere messa in discussione pena il crollo dell’intero sistema: Gardner per la PAS, Bernet per l’alienazione parentale, Gulotta per la suggestionabilità dei minori, Sartori per l’amnesia infantile, Camerini per le ‘devastanti conseguenze della PAS comunque la si voglia chiamare’, ecc.
Studi alla base di queste affermazioni? Meno di zero, e se citati sono datati e confutati da studi successivi che dimostrano il contrario e che però loro non nominano, li occultano.
Bisogna credere loro sulla parola, un atto di fede, il principio di autorità, appunto, come nel Medioevo.

Ma torniamo alla carta di Noto, che io considero il perfetto salvacondotto per i pedofili e per i genitori violenti. Perché, se si sostiene che i bambini che denunciano abusi non possono ricordarli per via della cosiddetta amnesia infantile (che riguarda invece gli adulti e non i bambini, come ha scritto Freud) e che, quindi, quello che dichiarano è frutto di suggestione, si è, pre-giudizialmente, salvato il pedofilo.
Tra i suoi firmatari, alcuni avvocati esperti nella difesa dei presunti pedofili (nessun intento diffamatorio, è ovvio che chi è indagato per pedofilia abbia diritto alla difesa e ovviamente si rivolgerà agli avvocati con maggiore esperienza), e non c’è miglior difesa di quella che discredita i testimoni; poi alcuni psicologi, psichiatri e neuropsichiatri infantili che supportano questa difesa con concetti pseudo-scientifici (PAS, alienazione parentale, amnesia infantile, suggestionabilità dei minori, ecc); infine una giudice di Cassazione che ha sposato in pieno queste falsità scientifiche, ritenendo che un bambino non possa conservare il ricordo di un eventuale trauma, come si può leggere qui alla pagina 82.

La memoria del trauma è, purtroppo, drammatica e indelebile.
Fino a quando i giudici non riusciranno a liberarsi dai condizionamenti antiscientifici della psicologia giuridica i bambini vittime di violenza o abusi, e i genitori protettivi, non troveranno giustizia nei tribunali.

Tornando alla carta di Noto: dire, scrivere, che c’è stata violazione della carta di Noto è un’affermazione che non ha senso alcuno; tutt’al più la stessa può avere valore vincolante solo per i suoi firmatari, come qualsiasi contratto privato (ma sono loro i primi che non la rispettano).
Si ritiene che qualcuno a Bibbiano abbia agito in maniera professionalmente scorretta? Bene, chi lo ritiene faccia un esposto ai rispettivi Ordini professionali e saranno gli Ordini professionali, in totale autonomia, a valutare l’operato degli iscritti, rispettando il diritto alla difesa di chi è soggetto a procedimento disciplinare.
Diritto alla difesa che la gogna mediatica non rispetta affatto; si stanno accendendo i roghi perché l’etica di certa stampa è ancora medievale, è ancora quella di individuare un ‘eretico’ e metterlo al rogo senza processo.
Non è giornalismo questo, sono solo pettegolezzi tra comari che hanno trasformato le piattaforme mediatiche nel classico pianerottolo.

OSSERVAZIONI CRITICHE in merito al paragrafo “La sindrome da alienazione parentale” del Trattato di Psichiatria Forense di Ugo Fornari*

pdfIl paragrafo citato è ricompreso nel capitolo “Accertamenti psicologici e psichiatrici nella minore età”; purtroppo ogni volta che ci si approccia alla teoria della PAS non è difficile cadere nella disinformazione data la grande mole di notizie esistenti non sempre di certa obiettività scientifica. Informazione non veritiera cui non fa eccezione lo scritto in oggetto.

La prima informazione non veritiera è la seguente: «La PAS … proposta dallo psichiatra statunitense Richard A. Gardner».

Ebbene, Gardner non era psichiatra, lui stesso nelle sue note biografiche non ne fa cenno1; non si è specializzato né in pschiatria, né in psichiatria infantile né in medicina legale.

Di Gardner viene citato l’articolo del 1985 ma si omette di precisare che tale articolo comparve su una rivista di opinioni, l’Academy Forum della AAPDP2, e non su una rivista scientifica.

Già da questi elementi preliminari si comprende che tale teoria è solo l’opinione personale di un medico senz’arte né parte, che non meriterebbe nemmeno la citazione in un trattato di psichiatria forense.

Seconda informazione che si presta a fraintendimenti: «Si tratta di una patologia relazionale …»; il concetto di patologia relazionale è fuorviante. Patologia rimanda a malattia, sofferenza; possono ammalarsi le persone ma non le relazioni. Le relazioni possono essere disfunzionali ma non patologiche. L’espressione è giornalistica più che medica, ed è comunque imprecisa.

L’autore riporta che Gardner affermava che in presenza di reali abusi la nozione di PAS non è applicabile, ma omette di segnalare l’illogicità del pensiero di Gardner laddove egli considera come primo ‘sintomo’ della PAS proprio le denunce di abusi sessuali (campagna di denigrazione); a questo punto, per Gardner, le denunce di abusi sessuali sono, allo stesso tempo, criterio di esclusione della PAS ma anche primo sintomo della PAS. L’illogicità è evidente.

Ma ancora più illogica è un’altra affermazione di Gardner, e cioè che, secondo lui, la maggior parte delle denunce di abusi sessuali sono vere ma se fatte nel corso della separazione sono false3.

L’autore riporta, e non poteva essere diversamente, i famigerati otto sintomi della PAS; omette però di precisare che quelle otto descrizioni non sono affatto sintomi; sintomo in medicina, e per analogia in psichiatria, è ciò che il paziente riferisce al medico, sintomo è ciò che fa star male una persona e la porta a recarsi da un medico per dirgli cosa lo fa star male. Non è che il medico incontrando una persona per strada gli possa dire che ha dei sintomi; il medico non può sapere quali sintomi ha la persona che ha di fronte fino a quando non è la stessa persona a parlargliene. Il medico può cogliere alcuni segni di una malattia o di una sindrome, ma non i sintomi. E facciamo le solite precisazioni, che però l’autore conosce bene.

Sintomo è, in medicina come in psichiatria, un qualcosa che provoca sofferenza soggettiva, che fa star male (es. non dormire la notte, sentirsi spossato, sempre stanco, sentire delle voci inesistenti, ecc).

Segno è ciò che il medico rileva oggettivamente durante la visita medica o, in psichiatria, il colloquio clinico.

Sindrome è, in medicina, «un gruppo di sintomi segni e dati di alterata morfologia e/o funzione, correlati da peculiarità anatomiche, fisiologiche, biochimiche4»; in psichiatria parliamo di sindromi, anche se il termine non è proprio corretto, per indicare condizioni di ansia o di depressione (sindrome ansiosa, sindrome depressiva, sindrome ansioso-depressiva) che andrebbero meglio qualificate, magari come disturbi dell’adattamento, ecc. Ma c’è sempre una persona che riporta al medico dei sintomi che gli causano disagio psichico.

I sintomi dei disturbi mentali sono stati codificati magistralmente da Karl Jaspers nel suo testo, Psicopatologia generale; nessuno dei cosiddetti sintomi indicati da Gardner si ritrova nel testo di Jaspers. Anzi, è il contrario: per Gardner è sintomo di disturbo mentale la mancanza di ambivalenza mentre per Jaspers è sintomo la presenza di ambivalenza (es. schizofrenia); e, ancora, per Gardner è sintomo l’assenza di senso di colpa mentre per Jaspers è sintomo di psicopatologia la presenza di senso di colpa (es. grave depressione).

Ma ciò che non viene evidenziato nel paragrafo citato è che le otto descrizioni di Gardner non sono affatto sintomi, né segni di una sindrome, non fanno parte della semeiologia medica o psichiatrica. Si tratta di pure invenzioni di Gardner che non trovano riscontro nella letteratura medica o psichiatrica.

A pag. 676 si legge: «È superfluo segnalare il danno psicologico … che questa sindrome può causare nel bambino». Quale danno di grazia?

Conosco personalmente alcuni bambini ai quali fu diagnosticata la PAS; tutelati e protetti dalle loro madri, sono adesso ragazzi in perfetta buona salute, con ottimo inserimento sociale; c’è il piccolo campione di calcio, il promettente musicista, ragazze che si avviano verso splendide carriere universitarie. Se la PAS causa tutto ciò mi dispiace non aver avuto da piccolo un po’ di PAS.

Celie a parte, egregio prof. Fornari, la PAS, o il suo derivato tossico alienazione parentale, sono pura invenzione che hanno la finalità di occultare le violenze in famiglia e gli abusi sessuali sui minori5.

Le dirò di più: «La regolare ricorrenza tra diagnosi di PAS e violenze o abusi in famiglia porterebbe quasi a ritenere il ricorso alla teoria della PAS (o alienazione parentale o disturbo relazionale) indizio consistente della presenza, nella famiglia separata o che si sta separando, di violenze o abusi sessuali. La PAS (o alienazione parentale o disturbo relazionale) consente al presunto maltrattante o presunto abusante di difendersi dal processo e non nel processo6».

* Fornari U (2015), Trattato di Psichiatria Forense, pagg 674-676. UTET Giuridica, Milano.

1 Gardner fornisce alcune note autobiografiche nel suo libro autopubblicato The Psychoterapeutic Tecnics of Richard A. Gardner, riportato da Vaccaro S e Barea Payueta C, La presunta sindrome di alienazione genitoriale – Uno strumento che perpetua il maltrattamento e l’abuso, EdIt, Firenze, 2011. http://www.editpress.it/cms/book/pas-presunta-sindrome-di-alienazione-genitoriale

4 Coppo M, Un metodo per la diagnosi. http://www.andreamazzeo.it/docu/coppo.pdf

5 CRISMA M, ROMITO P (2007), L’occultamento delle violenze sui minori: il caso della Sindrome da Alienazione Parentale. RivistadiSessuologia,31(4):260. http://www.eurogiovani.provincia.pu.it/fileadmin/grpmnt/1037/materiale_dott.ssa_Romito_3.pdf

6 Mazzeo A (2016), Ragioni negatorie dell’esistenza scientifica di una sindrome di alienazione parentale e strategie per il contrasto della perizia, capitolo del libro “Il minore nel conflitto genitoriale – Dalla sindrome di alienazione parentale alla legge sulle unioni civili”, di Cassano G (a cura di), Giuffrè Editore.pdf