IL QUESITO STANDARD

Circola in rete la notifica di un prossimo convegno nel corso del quale sarà presentato il «quesito standard da utilizzare per le consulenze tecniche psicologiche nei procedimenti di separazione e divorzio con affidamento di figli nati sia all’interno che al di fuori del  matrimonio (ed eventuali, relative modifiche), con l’obiettivo di sottoporre ai CTU richieste omogenee per le valutazione da compiere, pur nella diversità delle specifiche situazioni familiari», sottoscritto da «La Prima Sezione Civile del Tribunale di Roma, il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Roma e l’Ordine degli Psicologi del Lazio, all’esito di un lungo lavoro condiviso».

STANDARD
Una delle definizioni di standard è la seguente: «Modello, tipo, norma cui si devono uniformare, o a cui sono conformi, tutti i prodotti e i procedimenti, tutte le attività e le prestazioni, di una stessa serie».
In questa logica le famiglie separande o già separate, pur nella riconosciuta «diversità delle specifiche situazioni familiari», verranno uniformate, alla stregua di prodotti dell’industria, l’industria delle CTU nello specifico, in maniera da pervenire a una artificiosa uniformità.
In che misura tale standardizzazione sia nell’interesse della Giustizia non è, ovviamente, materia di mia competenza.
Non è comunque una novità perché proprio a Roma, in situazioni nettamente differenti, mi sono trovato di fronte a quesiti formulati con il copia-incolla.

Tra l’altro, in due di queste situazioni diverse non vi erano più figli da affidare ma un solo figlio; ma si sa la standardizzazione qualche sacrificio lo richiede. Quesito unico = pensiero unico, valido per tutte le situazioni.

Poi, se si perde qualcosa in termini di giustizia e umanità, pazienza.
Che poi il lungo lavoro condiviso abbia visto la partecipazione di psicologhe use a concludere i propri compitini (leggasi relazioni psicodiagnostiche) aggiungendo, per esempio, all’elaborato di undici pagine una dodicesima pagina come la seguente, lascio al lettore ogni valutazione e considerazione.

Si possono accentuare, si può insistere. In base a quali criteri? Quello del maggior offerente?

A ogni buon conto allego un mio vecchio scritto circa l’utilità o meno di disporre CTU nei casi di affidamento dei minori.

L’EDITTO MESSAPICO

Si tratta di un articolo pubblicato di recente sulla prestigiosa rivista giuridica “Il Foro Italiano”; il titolo completo è il seguente: “L’editto messapico: il «vero» affidamento condiviso dei minori nella crisi della famiglia secondo il Tribunale di Brindisi” (Il Foro Italiano, n. 5, maggio 2017).

L’autore, il Giudice Dr Geremia Casaburi, Consigliere della Corte d’Appello di Napoli, Sezione Famiglia, svolge un’attenta e puntuale analisi critica del documento “Linee guida per la sezione famiglia del Tribunale di Brindisi” a firma di alcuni magistrati di quel Tribunale con il quale si vorrebbero fornire indicazioni-prescrizioni in merito ai procedimenti per le separazioni e affidamento dei minori.

Nel sommario l’A. Scrive: «L’a. esamina criticamente le linee guida adottate recentemente dal Tribunale di Brindisi, che impongono un collocamento paritetico dei minori in sede di separazione e di divorzio, escludendo tendenzialmente istituti (assegno di mantenimento, assegnazione della casa familiare) pur previsti dalla legge».

L’A non manca di rimarcare che tali linee guida aderiscono acriticamente a posizioni delle associazioni dei padri separati che si improvvisano giuristi ma senza alcuna competenza in merito.

Scrive infatti: «Il contenuto delle l.g., nelle premesse programmatiche e nelle concrete indicazioni paranormative, riflette puntualmente – purtroppo senza un sufficiente filtraggio critico, e soprattutto giuridico – le posizioni di quell’associazionismo (e dei soggetti che, ad es. in ambito psicologico, lo supportano); tanto con buona pace dello stesso principio costituzionale di imparzialità del giudice. È sufficiente un raffronto tra il testo adottato dai giudici brindisini e i principali documenti programmatici contenuti nei siti Internet di riferimento, ovviamente in particolare dell’associazione “prescelta”».

Particolarmente significativo mi sembra questo passo: «Deve ancora rilevarsi che le l.g. – oltre che disattendere i consolidati principî giurisprudenziali in materia – per alcuni profili si risolvono in una consapevole, dichiarata violazione delle leggi vigenti».

Questa, dello stravolgimento dei principi giurisprudenziali e delle leggi vigenti, è un’autentica fissazione che affligge tutte le associazioni di padri separati; sembrerebbe quasi di poter interpretare questa circostanza in questo senso: non essendo riusciti a ‘dettare legge’ nelle proprie famiglie, ed estromessi dalle stesse proprio per l’attitudine a voler imporre la propria legge, una volta separati si improvvisano apprendisti legislatori pretendendo di imporre la loro volontà all’Italia intera.

Ora, se uno ha pretese di tal genere, in un paese democratico cerca di raccogliere consensi in democratiche elezioni, per poi far approvare le sue leggi. Ma pretendere di imporre la propria volontà, stravolgendo le leggi vigenti e pretendendo di interpretarle a modo suo, considerando la sua propria personale interpretazione della legge come l’unica autentica, senza peraltro possedere competenze giuridiche, è cosa che va al di là della normale convivenza civile in un paese democratico; tali concezioni lasciano intravedere profili autoritari nelle relazioni umane ai quali non va dato spazio alcuno.

PERIZIE E CTU

Inauguro questa sezione del blog per parlare di perizie e CTU, in particolare quelle svolte in un particolare settore che riguarda nel penale i processi di abusi sessuali sui minori e nel civile le vicende di separazione e affidamento dei minori.

Nel corso della mia carriera professionale ne ho svolte tantissime di consulenze, preferibilmente di parte (per motivi che non sto qui a specificare non ho mai richiesto l’iscrizione all’albo dei consulenti tecnici dei tribunali), in vari campi, dall’invalidità lavorativa al risarcimento danni per incidenti stradali, nel campo del mobbing, stalking, ecc.

Il particolare settore delle perizie e consulenze per abusi sessuali sui minori, separazioni e affidamento minori mi vede impegnato da alcuni anni e in questi pochi anni ho visto di tutto; superficialità, approssimazione, incoerenza, incompetenza, ignoranza, a volte vere e proprie falsità spacciate per scienza.

A questo punto credo sia il caso di cominciare a rendere pubbliche alcune di queste bestialità e soprattutto di organizzarsi per contrastare efficacemente questo tipo di CTU.