LA PSICOTERAPIA OBBLIGATORIA

L’espressione ‘psicoterapia obbligatoria’ è chiaramente un ossimoro, ma in Italia, in alcuni ambienti, pare sia una prassi consueta che si svolge con il tacito avallo, se non complicità, degli Ordini degli Psicologi.

Cominciamo dall’inizio:
«Processo interpersonale, consapevole e pianificato, volto a influenzare disturbi del comportamento e situazioni di sofferenza con mezzi prettamente psicologici, per lo più verbali, ma anche non verbali, in vista di un fine elaborato in comune, che può essere la riduzione dei sintomi o la modificazione della struttura della personalità, per mezzo di tecniche che differiscono per il diverso orientamento teorico a cui si rifanno (Nota 1)».
Questa, di Umberto Galimberti, filosofo e psicologo, che piaccia o no l’autore, mi sembra la definizione più esaustiva della psicoterapia; naturalmente se qualcuno ne ha di migliori è pregato di postarla nei commenti.

Il concetto stesso di psicoterapia è quindi inconciliabile con quello di obbligatorietà, coazione, imposizione; da qui la definizione di ossimoro (lucida follia, etimologicamente).
Precondizioni essenziali di una psicoterapia sono, quindi, la consapevolezza del soggetto che la richiede di essere portatore di un problema (psicologico, comportamentale, esistenziale, psicopatologico, ecc.) e la sua volontà di risolverlo, di modificare qualcosa nel suo comportamento, nel suo modo di vivere, di vedere il mondo, ecc.
Qualsiasi psicologo serio non accetterebbe mai di sottoporre a psicoterapia un soggetto non consenziente, che venga obbligato da altri, es. familiari, a sottoporsi a una psicoterapia; eppure accade.
I contesti in cui si verificano queste prassi ‘ossimoriche’ sono rappresentati da alcuni contesti giudiziari, in particolare attinenti alle separazioni coniugali e all’affidamento dei figli di minore età; può accadere che l’obbligo di sottoporsi a una psicoterapia venga disposto dall’autorità giudiziaria nei confronti di uno o entrambi i genitori o nei confronti dei figli minori.

Prima questione: può l’autorità giudiziaria disporre l’obbligo di cura?
L’art. 32 della Costituzione così recita: «La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge».
Il nostro ordinamento prevede, quindi, la possibilità, secondo le leggi vigenti, di disporre un trattamento sanitario obbligatorio, o TSO; oltre ai casi in cui si debba tutelare la salute pubblica (come nelle situazioni di malattie infettive contagiose – es. vaccinazioni obbligatorie) il TSO può essere disposto ai sensi della Legge n° 180/1978.

L’art. 1 della Legge 180/78 (Nota 2) stabilisce le condizioni per disporre un trattamento sanitario obbligatorio; tali condizioni prevedono:
a) innanzitutto la certificazione di un medico (non di uno psicologo);
b) poi il provvedimento del Sindaco, quale Autorità sanitaria locale, che lo dispone con specifica Ordinanza.

L’autorità giudiziaria non è menzionata, tra le autorità che possano disporre un TSO; nei casi di un TSO per malattia mentale, disciplinati dagli articoli successivi, la legge prevede l’intervento dell’autorità giudiziaria, nello specifico del Giudice tutelare, solo nella convalida, o meno, dell’Ordinanza del Sindaco; ma non come autorità che possa disporre il TSO.

PRIMA DOMANDA: i provvedimenti giudiziari che impongono la psicoterapia sono rispettosi della legge? O violano la legge? E può un giudice violare la legge?
Di recente la questione è stata portata all’attenzione della Suprema Corte di Cassazione che ha ribadito che «la prescrizione di un percorso psicoterapeutico individuale e di sostegno alla genitorialità da seguire in coppia esula dai poteri del giudice» (Nota 3); nonostante questa sentenza della Cassazione non sono pochi i Tribunali che continuano a ordinare psicoterapie. Ma queste sono questioni squisitamente giuridiche che debbono risolvere i giuristi; quel di cui voglio parlare è altro.

I percorsi psicoterapeutici per persone che non ne fanno esplicita richiesta vengono proposti dai Consulenti tecnici di ufficio, i famosi, o famigerati, CTU; di solito sono psicologi, ma anche psichiatri o neuropsichiatri infantili, di solito afferenti all’area della cosiddetta psicologia giuridica. Che non è psicologia visto che sostiene una serie di teorie sconce, che sono la negazione della psicologia medesima.
Sulla base di quali evidenze scientifiche, dati di letteratura, teorie psicologiche, costoro si arrogano il diritto di fornire indicazioni su psicoterapie obbligatorie, non solo non previste dalla legge ma francamente illegali? Sulla base del nulla, o meglio di elucubrazioni e sproloqui che nulla hanno a che vedere con la psicologia.

Vediamo di capire come funziona il sistema.
A qualcuno, che psicologo non è perché se fosse davvero uno psicologo mai si sarebbe sognato questa orrida coercizione (che sia in possesso di laurea in psicologia o perfezionamento in psicologia provenendo da altri percorsi di laurea poco rileva, qui è la sostanza dell’operare psicologico che è in discussione), a questo qualcuno, dicevo, un bel giorno è venuto in mente di obbligare i genitori che si stanno separando a seguire obbligatoriamente un percorso psicologico qualora vi sia ‘disaccordo’ in merito all’affidamento dei figli. Pura aberrazione mentale, degna di una mentalità nazista.

Costui, o costoro, non poteva, o non potevano, non sapere che la coercizione alla psicoterapia non serve a nulla, non può produrre nessun cambiamento perché il punto di partenza, in psicoterapia, è proprio la motivazione, l’avere la consapevolezza di essere portatore di un problema e la volontà di modificare il proprio comportamento, il proprio modo di pensare, ecc. Senza una forte motivazione qualsiasi psicoterapia è destinata a fallire.

Farsi portatori di questa sconcezza, la psicoterapia obbligatoria, significa ignorare del tutto più di mezzo secolo di ricerca in psicoterapia; si legga, uno per tutti, questa splendida sintesi di Paolo Migone (Nota 4). Per chi voglia approfondire la bibliografia è sterminata. Ma non sia mai che gli psicologi giuridici vogliano approfondire studiando qualcosa di serio, loro sanno già tutto e gli altri debbono imparare da loro.

Lungi dall’analizzare i motivi del ‘disaccordo’ tra i due ex-coniugi, che quasi sempre sono rappresentati da violenza in famiglia (di solito dell’uomo sulla donna) o da abusi sessuali incestuosi (di solito del padre sui figli minori), secondo il consueto procedimento anamnestico-clinico, costui, o costoro, hanno ideato questo obbrobrio umano. Obbligare la coppia in ‘disaccordo’ a trovare un accordo con l’aiuto, a pagamento, di uno psicologo o di un centro psicologico.
Si tratta di autentiche torture psicologiche portate avanti con l’obiettivo esplicito di far ritrattare le accuse di violenza (della donna contro l’uomo) e di abusi sessuali incestuosi (dei figli contro il padre).

Ma gli Ordini professionali cosa fanno, dormono? Non conoscono queste atrocità commesse dai loro iscritti? No, le conoscono ma se ne lavano le mani oppure sono conniventi se non complici. Non c’è via di mezzo.

NOTE

1. Galimberti U (2002), Psicoterapia, in Enciclopedia di Psicologia. Garzanti.

2. Art. 1 – Accertamenti e trattamenti sanitari volontari e obbligatori.
Gli accertamenti e i trattamenti sanitari sono volontari. Nei casi di cui alla presente legge e in quelli espressamente previsti da leggi dello Stato possono essere disposti dall’autorità sanitaria accertamenti e trattamenti sanitari obbligatori nel rispetto della dignità della persona e dei diritti civili e politici garantiti dalla Costituzione, compreso per quanto possibile il diritto alla libera scelta del medico e del luogo di cura.
Gli accertamenti e i trattamenti sanitari obbligatori a carico dello Stato e di enti o istituzioni pubbliche sono attuati dai presidi sanitari pubblici territoriali e, ove necessiti la degenza, nelle strutture ospedaliere pubbliche o convenzionate.
Nel corso del trattamento sanitario obbligatorio chi vi è sottoposto ha diritto di comunicare con chi ritenga opportuno.
Gli accertamenti e i trattamenti sanitari obbligatori di cui ai precedenti commi devono essere accompagnati da iniziative rivolte ad assicurare il consenso e la partecipazione da parte di chi vi è obbligato.
Gli accertamenti e i trattamenti sanitari obbligatori sono disposti con provvedimento del sindaco, nella sua qualità di autorità sanitaria locale, su proposta motivata di un medico.

3. Cass. civ., sez. I, sentenza 1 luglio 2015, n. 13506: La prescrizione ai genitori di sottoporsi ad un percorso psicoterapeutico individuale e a un percorso di sostegno alla genitorialità da seguire insieme è lesiva del diritto alla libertà personale costituzionalmente garantito e alla disposizione che vieta l’imposizione, se non nei casi previsti dalla legge, di trattamenti sanitari. Tale prescrizione, pur volendo ritenere che non imponga un vero obbligo a carico delle parti, comunque le condiziona ad effettuare un percorso psicoterapeutico individuale e di coppia confliggendo così con l’art. 32 della Costituzione. Inoltre, la prescrizione di un percorso psicoterapeutico individuale e di sostegno alla genitorialità da seguire in coppia esula dai poteri del giudice investito della controversia sull’affidamento dei minori anche se viene disposta con la finalità del superamento di una condizione, rilevata dal CTU, di immaturità della coppia genitoriale che impedisce un reciproco rispetto dei rispettivi ruoli. Mentre infatti la previsione del mandato conferito al Servizio sociale resta collegata alla possibilità di adottare e modificare i provvedimenti che concernono il minore, la prescrizione di un percorso terapeutico ai genitori è connotata da una finalità estranea al giudizio quale quella di realizzare una maturazione personale dei genitori che non può che rimanere affidata al loro diritto di autodeterminazione.

4. Migone P (1996), La ricerca in psicoterapia: storia, principali gruppi di lavoro, stato attuale degli studi sul risultato e sul processo. Psychomedia. http://www.psychomedia.it/spr-it/artdoc/migone96.htm