IL CODICE QE52.0

Pretendere di insegnare qualcosa
ai sostenitori dell’alienazione parentale
è come concimare con lo zucchero un castagno
per fargli produrre i marron glacées. (cit. P. mod.)

Di che si tratta?
Si tratta del codice che la classificazione internazionale delle malattie, l’ICD (International Classification of Diseases) ha assegnato alla condizione “Caregiver-child relationship problem” (Problema relazionale caregiver-bambino); per caregiver va inteso qualsiasi adulto che ha la responsabilità verso il bambino, non necessariamnte un genitore.
Questo codice però rischia di divenire la nuova arma di distruzione di massa contro le madri (e qualche padre); per alcuni infatti sarebbe sinonimo di alienazione parentale.
Quando si vede in un oggetto reale ciò che quell’oggetto non è, si parla di illusione, cioè, psichiatricamente parlando, di un disturbo qualitativo della percezione, di una dispercezione visiva.
Questo lo screenshot della pagina dell’ICD:

Ingrandisco l’immagine per renderla più leggibile.

Qualcuno riesce a leggere in questa immagine che questo problema sarebbe sinonimo di alienazione parentale? Io no. Chi dice di leggerlo ha sicuramente un problema dispercettivo visivo che meriterebbe un approfondimento psichiatrico.
Di recente il sito giuridico Altalex ha pubblicato un articolo che interviene nel dibattito sul DDL n. 735 (cosiddetto DDL Pillon) nel quale si legge questa falsità scientifica; eh, sì, perché quando si travisa in questo modo il senso di una classificazione scientifica si deve parlare di falsità scientifica.
La falsità è contenuta nella nota 15; eccola qua.
In particolare viene riportata tra le parentesi quadre una frase scritta in inglese che non è presente nel testo dell’ICD; si tratta di uno squallido tentativo di manipolare la classificazione internazionale delle malattie lasciando intendere a chi legge che effettivamente nell’ICD siano contenute quelle parole. Come si vede dallo screenshot la descrizione che viene data del probema codificato con il codice QE52.0 è la seguente: “Sostanziale e duratura insoddisfazione all’interno di una relazione caregiver-bambino associata a significative perturbazioni nel funzionamento”; non c’è scritto che sarebbe sinonimo di qualcosa.
Questo significa che si può parlare, scientificamente, di un problema relazionale caregiver-bambino solo in presenza di una sostanziale e duratura insoddisfazione nella relazione adulto-bambino associata a una significativa perturbazione nel funzionamento psico-sociale del bambino, quali regressione (es. incontinenza urinaria in un bambino che ha raggiunto la continenza degli sfinteri), calo del rendimento scolastico, degli interessi extra-scolastici, della socializzazione, ecc.
Tale condizione è prevista dall’ICD nel capitolo 24, quello dei “Fattori che possono influenzare lo stato di salute o il contatto con i servizi sanitari”; questo perché, ai fini della prevenzione e del miglioramento dei servizi sanitari, è interesse dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità, che è responsabile della classificazione ICD) conoscere i fattori non patologici che influenzano lo stato di salute della popolazione o il contatto con i servizi sanitari.
I sostenitori della PAS, oggi alienazione parentale, ci hanno abituati da anni alla manipolazione dell’informazione, alla disinformazione sistematica sulle tematiche relative alle separazioni e all’affidamento dei minori, finalizzata a occultare le violenze in famiglia e gli abusi sessuali sui minori e a screditare la testimonianza dei minori.
Inutile sottolineare che chi ha interesse a screditare la testimonianza dei minori è chi dai minori viene accusato di violenza o abusi sessuali; quindi chi scrive di certe cose è come se si autoacusasse. Ma lasciamo perdere.
Certi soggetti, persa la partita con il DSM-5 adesso ci stanno provando con l’ICD-11, per far riconoscere l’alienazione parentale. Adesso non parlano più di ‘spirito dell’alienazione parentale che sarebbe presente nelle pagine del DSM’ ma parlano di un sinonimo che sarebbe presente nelle pagine dell’ICD. Come se una classificazione scientifica fosse un dizionario dei sinonimi e dei contrari.
In una classificazione scientifica non si scrivono sinonimi ma si scrivono le cose così come stanno in base alle più recenti ricerche nel campo specifico. Tra l’altro il tentativo di introdurre l’alienazione parentale come sinonimo del problema relazionale adulto-bambino è stato fatto ma è stato rigettato dagli autori dell’ICD; ed è stato rigettato per lo stesso motivo per il quale tale proposta venne rigettata dagli autori del DSM: la mancanza di studi scientifici.
Certi soggetti proprio non riescono a capire che la ricerca scientifica si fa con gli studi e non con le pressioni esercitate mediante e-mail, petizioni, lobbyng, ecc. Dimostrano in questo modo, questi psicologi, psichiatri, neuropsichiatri infantili che ricorrono a questi mezzucci, di non avere la più pallida idea di cosa sia la ricerca scientifica, di cosa sia una classificazione scientifica. Dimostrano solo di essere delle braccia sottratte all’agricoltura, attività, quella di zappare la terra, che sarebbe molto più confacente alle loro attitudini.

5 thoughts on “IL CODICE QE52.0

  1. Il commento che avevo inviato all’articolo pubblicato su Altalex non è stato ancora pubblicato. Provvedo pubblicandolo qui.
    «Il paragrafo sull’alienazione parentale contiene una falsità scientifica. Non corrisponde al vero, infatti, che l’alienazione parentale sia inclusa nella bozza (provvisoria) dell’ICD-11 (come da nota 15) come sinonimo, ecc. In primo luogo, una classificazione scientifica delle malattie non è un dizionario dei sinonimi e dei contrari; poi, la frase scritta in inglese non è presente nel relativo paragrafo (controlllare al link indicato); infine, il ‘Problema relazionale caregiver-bambino’ non è una malattia ma è riportato nel capitolo 24, come fattore che può influenzare lo stato di salute o il contatto con i servizi sanitari. Ed è lapalissiano che se un problema relazionale esiste tra un genitore e il bambino, tale problema esiste tra il bambino che rifiuta un genitore e il genitore rifiutato. Chiamare in causa l’altro genitore, con il quale il bambino non ha alcun problema relazionale, quale responsabile del ‘problema relazionale genitore rifiutato-bambino che rifiuta’ è un’operazione illogica. Il problema relazionale esiste nella relazione duale ‘genitore rifiutato-bambino che rifiuta’ ed è all’interno di questa interazione duale che deve essere risolto. Ciò che allontana affettivamente un bambino da un genitore è proprio il comportamento di questo genitore; la denigrazione dell’altro genitore, le pressioni psicologiche esercitate da un genitore sui figli per indurlo a rifiutare l’altro genitore (comunque da dimostrare con elementi concreti e oggettivi e non solo immaginate) portano il bambino proprio ad allontanarsi da questo genitore avvicinandolo maggiormente all’altro. Questa falsità scientifica non fa di certo onore a chi continua a riproporla e invalida il documento nel quale è contenuta.»
    Dr Andrea Mazzeo, specialista in psichiatria.

  2. Buongiorno,
    Chiedo di spiegare il caso sempre più evidente di una madre rifiutata dai figli. Cosa ci vedete in questo? Come lo spiegate? l’articolo contempla solo il padre rifiutato o caso con quelle condizioni. Soprattutto quando la madre non cerca di togliere i figli all’altro genitore e il rifiuto dei figli si estende agli altri fratelli, nonni e parenti materni tutti. Grazie

    1. In un recente articolo pubblicato da una rivista giuridica è scritto questo: «Accreditati studi scientifici frutto di ricerche di psicobiologia nel campo delle neuroscienze affettive insegnano che quando un bambino si sente a disagio con un genitore ed evita la frequentazione con lo stesso, nella quasi totalità dei casi lo fa perché ha paura e la paura – un’emozione primaria, istintiva, non condizionata – è in genere provocata dal comportamento violento (fisico o anche solo verbale) del genitore rifiutato, se non addirittura da abusi sessuali o atteggiamenti che mettono il minore a disagio.» La rivista è a questo link: https://l-jus.it/d-d-l-a-s-735-norme-in-materia-di-affido-condiviso-mantenimento-diretto-e-garanzia-di-bigenitorialita-profili-critici-e-ragioni-di-contrarieta/

  3. Come spiegare se i figli rifiutano la madre ( che non fa nessun tentativo di allontanare l’altro genitore), altri fratelli e tutti i parenti materni? Come spiegare questo comportamento che non trattate? Grazie

    1. In un recente articolo pubblicato da una rivista giuridica è scritto questo: «Accreditati studi scientifici frutto di ricerche di psicobiologia nel campo delle neuroscienze affettive insegnano che quando un bambino si sente a disagio con un genitore ed evita la frequentazione con lo stesso, nella quasi totalità dei casi lo fa perché ha paura e la paura – un’emozione primaria, istintiva, non condizionata – è in genere provocata dal comportamento violento (fisico o anche solo verbale) del genitore rifiutato, se non addirittura da abusi sessuali o atteggiamenti che mettono il minore a disagio.» La rivista è a questo link: https://l-jus.it/d-d-l-a-s-735-norme-in-materia-di-affido-condiviso-mantenimento-diretto-e-garanzia-di-bigenitorialita-profili-critici-e-ragioni-di-contrarieta/

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