DDL PILLON: LA CAPORETTO DELLA LEGA

Non sono in grado di indicare quando ciò avverrà ma molti segnali mi fanno capire che non siamo molto lontani dalla débâcle, nonostante la massiccia propaganda a tappeto che viene svolta dal suo leader e il mostruoso armamentario di promozione della sua immagine.

Lungi dalla rapida approvazione prospettata dal suo primo firmatario (entro pochi mesi ebbe a dichiarare) il cammino del DDL, e degli altri collegati, si è mostrato irto di ostacoli sin dal suo inizio.

Confidava di acquisire la firma di tutti i senatori di maggioranza in Commissione giustizia del Senato ma si trovò di fronte alla presa di posizione di alcuni senatori 5 stelle che rifiutarono di firmare a scatola chiusa, volendo approfondire i contenuti del DDL.

La data di approvazione venne rinviata a Natale.

Sin da subito il DDL è stato criticato da gran parte della società civile (quella vera non quella delle associazioni dei padri separati), dalle reti dei centri antiviolenza a numerose associazioni forensi, esperti giuristi, comitati spontanei di cittadini ed esperti, ecc.

Ormai la guerra lampo contro donne e bambini vittime di violenza, preannunciata dal senatore leghista e dai padri separati sostenitori del suo DDL, si è trasformata in una guerra di posizione; e si sa che le guerre di posizone vedono sempre perdente chi attacca, che si logora nell’attesa, mentre favoriscono chi si difende che può così rafforzare le proprie posizioni e innalzare ulteriori barricate.

Al termine delle audizioni in Commissione giustizia il senatore leghista ha cercato di rassicurare le sue truppe parlando ancora di tempi rapidi per mettere a punto il DDL conclusivo (entro Pasqua), ma non ha escluso il ricorso alla sede referente, cioè alla discussione in aula al Senato, prospettata da alcuni senatori dell’opposizione. Ma sa, o dovrebbe sapere, perché a questo punto ogni dubbio è lecito sulla sua competenza, che il regolamento del Senato non prevede che un singolo senatore possa chiedere il passaggio di un DDL dalla sede redigente alla sede referente, ma può farlo una certa quota di senatori. Solo tatticismi per tenere buona la truppa.

Gradualmente, alcuni dei sostenitori della prima ora si sono sganciati (es. il Dr Camerini che dopo aver rivendicato la paternità di alcuni articoli del DDL li ha poi rinnegati, senza nemmeno attendere il fatidico terzo canto del gallo).

Continua a resistere il pediatra di Varese che parla di approvazione entro i primi mesi del 2020; ma questa esternazione sa tanto di tattica dilatoria per non prendere atto della sconfitta. E questo lo hanno ben capito i padri separati che ormai hanno dato luogo a una contestazione senza mezzi termini.

Il colpo decisivo lo stanno dando alcune amministrazioni comunali (Torino, Bergamo, Fano, Fiumicino, ecc) che chiedono a gran voce il ritiro dei DDL perché pericolosi per la tenuta sociale; poche per ora ma c’è tempo per convolgerne altre.

La discussione venne rinviata al 7 maggio ma da una recente esternazione del sen. Pillon apprendiamo che è tutto rinviato a dopo le elezioni europee. Da fine maggio all’inizio delle ferie estive è un amen e da lì a fine anno un istante. Salvo caduta del governo e di tutto il cucuzzaro.