DDL 735 – IV

Vediamo adesso di analizzare i singoli articoli di questo obbrobrio.

Art 1 – Istituzione dell’albo nazionale per la professione di mediatore familiare

Sicuramente, un intervento legislativo nel campo della mediazione familiare si rende necessario poiché attualmente c’è un po’ di confusione nel settore; ma il rimedio proposto si rivela peggiore del male.
Sarebbe stato molto più utile un autonomo progetto di legge invece del minestrone indigesto rappresentato dal DDL 735 che mescola norme di differente natura in un unico calderone.

C’è un precedente, la PDL presentata nella XVI legislatura dalla on. D’Ippolito che era un buon progetto; ma non piacque ai padri separati che preferirono puntare sulla discussione dei DDL e PDL che volevano introdurre la PAS. In alcuni punti farò riferimento a questa PDL; naturalmente esprimo quello che penso e non ho la pretesa di fare il giurista dilettante, come qualcuno ben noto. Se sono cose sensate ci penseranno i giuristi a tradurle in norme di legge.

Va bene l’istituzione dell’Albo dei Mediatori familiari; ma se ad esso non si collega un codice etico-deontologico con sanzioni disciplinari per i mediatori familiari che dovessero infrangerlo, la sua funzione è nulla.

All’Albo potranno iscriversi e quindi esercitare la professione di mediatore familiare coloro che sono in possesso del titolo abilitante alla professione stessa da conseguire al termine di un corso di formazione post-laurea di durata biennale e che abbiano superato l’esame finale abilitante.

Possono iscriversi al corso biennale post-laurea di formazione per mediatore familiare coloro che sono in possesso di laurea specialistica o magistrale in discipline giuridiche, psicologiche e di servizio sociale; la dizione generica discipline sociali si presta a fraintendimenti.

Il DDL prevede che anche i medici e i pedagogisti possano svolgere la professione di mediatore familiare; questo è profondamente sbagliato. Né il corso di laurea in Medicina e Chirurgia né quello in Pedagogia prevedono lo studio di discipline giuridiche e psico-sociali propedeutiche alla formazione in mediazione familiare.

Il corso di laurea in Medicina e Chirurgia forma dei professionisti che hanno il compito della diagnosi e cura delle malattie; questo non ha nulla a che vedere con le famiglie che si separano e con la mediazione familiare.

Il corso di laurea in Pedagogia-Scienze della formazione forma dei professionisti che hanno compiti educativi nei confronti dei minori e di formazione degli educatori. Anche questo non ha nulla a che vedere con le famiglie che si separano e con la mediazione familiare.

Queste previsioni circa medici e pedagogisti sono state inserite per dare un contentino a chi ha contribuito a scrivere il DDL, il Dr Vezzetti, pediatra, e ad altri padri separati laureati in medicina che evidentemente ambiscono a svolgere la mediazione familiare, o già la svolgono abusivamente, e ad alcuni pedagogisti che ugualmente la svolgono abusivamente.

Che i padri separati, quelli riuniti in associazioni per intenderci, possano svolgere la mediazione familiare, personamente mi sembra un ossimoro. Chi non ha saputo mediare con l’ex-coniuge per evitare la separazione, o comunque renderla meno conflittuale, chi è ancora ‘avvelenato’ contro l’ex-coniuge tanto da avere costituito o essersi iscritto a un’associazione che pretende di difendere i presunti diritti dei padri separati contro le ex-mogli e i figli, può mai svolgere la professione di mediatore familiare?

Né si può condividere la frase successiva (“nonché della formazione specifica“) poiché questo significa sanare con un colpo di spugna tutte quelle situazioni abusive che vedono i padri separati, in possesso di lauree che non c’entrano nulla con le questioni familiari (è il caso del Dr Marino Maglietta laureato in Fisica che fa il mediatore familiare e addirittura insegna Diritto di famiglia ai corsi per mediatore familiare), o non laureati, che si sono improvvisati mediatori familiari. Possono pure aver conseguito master o altri titoli ma non possono comunque svolgere la professione di mediatore familiare; un master non abilita certo allo svolgimento di una professione.

Ma poi, che mediatori familiari possono mai venire fuori da questi corsi che vedono come docenti soggetti vari che per anni si sono abbeverati, e continuano ad abbeverarsi, alla fonte malefica della PAS, oggi alienazione parentale?
Sono talmente indottrinati dalla scienza spazzatura di Gardner e dei suoi ‘fedeli‘ che vedono alienazione parentale ovunque; potranno mai essere obiettivi nella mediazione familiare?
Gente che propone ‘terapie’ improponibili per ‘curare’ l’alienazione e che nella sostanza consistono nel costringere il bambino a relazionarsi con il genitore da lui rifiutato? Ma il sen. Pillon lo sa che proprio durante uno di queste sedute di terapia per convincere il bambino a non rifiutare il padre, quest’ultimo ha ucciso suo figlio? E che un episodio analogo si è verificato a Nantes dove a essere ucciso dal padre separato è stato l’educatore che ha cercato di difendere il bambino?

Se si vogliono prevenire questi crimini bisogna che il bambino sia tenuto lontano dal padre violento; e analogamente nei casi di pedofilia. In molti casi i padri pedofili hanno cercato di abusare nuovamente dei loro figli proprio durante gli incontri protetti. Queste ‘terapie’ comunque le si chiami, servono solo ai padri separati per reiterare i reati con la copertura delle istituzioni.

Di fronte al rifiuto del minore verso un genitore scatterà in questi mediatori il riflesso condizionato della manipolazione da parte dell’altro genitore, senza approfondirne le vere ragioni, rigettando a priori la sola ipotesi che il rifiuto possa essere dovuto a comportamenti incongrui verso il bambino proprio da parte del genitore rifiutato; come fanno adesso nelle CTU dove non vogliono sentire parlare né di violenza né di abusi sessuali.

Del resto non era il loro maestro Gardner, mai da loro rinnegato, a sostenere che l’abuso sessuale incestuoso è solo un’antica tradizione? Non il grave reato che effettivamente è ma solo un’antica tradizione, da preservare ovviamente, da tramandare di padre in figlio?

DISCIPLINA DELLE INCOMPATIBILITÀ

La PDL D’Ippolito prevedeva delle incompatibilità in questa forma: «Coloro che sono iscritti all’albo di cui al presente articolo non possono esercitare professioni o attività d’impresa, in nome proprio o per conto terzi, diverse da quelle di mediatore familiare» (art. 7 comma 3).

Bisogna rendere effettiva l’incompatibilità tra l’iscrizione all’albo dei mediatori  familiari e l’iscrizione in altri albi professionali, come quello degli avvocati, degli psicologi e degli assistenti sociali. Non cito l’albo dei medici perché ho già scritto che i laureati in Medicina non hanno alcuna competenza, né la possono acquisire, in mediazione familiare.

Perché queste incompatibilità?
Proprio per valorizzare la professione di mediatore familiare e non svilirla alla stregua di un ripiego per il tempo libero, mero hobby per professionisti che vogliono arrotondare i propri introiti, un passatempo insomma.

Non è ammissibile che un soggetto faccia l’avvocato di mattina e il mediatore familiare nel pomeriggio, lo psicologo nei giorni pari e il mediatore familiare nei giorni dispari oppure l’assistente sociale nei giorni feriali e il mediatore familiare nei giorni festivi.
La mediazione familiare, se si vuole che sia una cosa seria, dev’essere una professione a tutti gli effetti, a tempo pieno e non svolta nei ritagli di tempo, per hobby o altro. Solo così si potrà pervenire a una vera cultura della mediazione familiare, altrimenti resterà sempre un qualcosa di arrangiaticcio, tanto per arrotondare i propri introiti ma senza crederci sino in fondo né svolgerla con la professionalità che la stessa richiede.

Un secondo tipo di incompatibilità, della massima importanza, deve essere quella tra l’iscrizione all’albo dei mediatori familiari e qualsiasi contiguità, come socio, dirigente, consulente o altro, con le associazioni di padri separati. È lampante che un soggetto collegato in qualche modo con codeste associazioni non possa essere terzo e imparziale nello svolgimento di una mediazione familiare ma sarà di parte e non è difficile indovinare di quale parte.

Un terzo tipo di incompatibilità con la professione di mediatore familiare è rappresentata dal suo svolgimento in cosiddetti centri di mediazione o consultori, pubblici o privati.
Va bene l’associazione di più mediatori familiari nel medesimo studio, come tante associazioni di professionisti. Non va bene lo svolgimento della mediazione familiare in centri o consultori, sia perché i consultori non hanno il compito di svolgere la mediazione familiare sia perché la responsabilità della mediazione familiare deve essere individuale, del singolo mediatore familiare, che la svolge nel suo studio professionale. La mediazione familiare svolta in centri o consultori non garantirebbe la necessaria riservatezza che la mediazione famliare richiede.

La previsione dello svolgimento della mediazione familiare in centri o consultori, da un lato intende favorire (legge ad personam) tali centri e consultori (di uno dei quali è direttore proprio il sen. Pillon) dall’altro intende salvare i vari centri di mediazione familiare sorti più o meno abusivamente in questi anni e che in genere fanno capo alle associazioni di padri separati. Ecco un esempio di come viene svolta, e verrebbe svolta, la mediazione familiare in questi centri.

Aggiungo solo, en passant, che gli equivoci di cui parlano in questo documento sono abusi sessuali.
Questa è la mediazione familiare secondo i centri di mediazione familiare che fanno capo alle associazioni di padri separati: le violenze e gli abusi sessuali sono solo equivoci. Del resto ho già mostrato come tali associazioni di padri separati nascono da soggetti che negano gli abusi sessuali sui minori e le violenze contro donne e bambini. E diamo la mediazione familiare in queste mani? Diamo a questi soggetti la possibilità di accedere a bambini di famiglie separate? Per, magari, offrire loro ‘affetto’?

Né mi è ancora ben chiaro il fatto che socio fondatore di una di queste associazioni sia una ex-prostituta convolta tempo fa in una faccenda di pedopornografia. Così come l’altra associazione che vede tra i fondatori il padre di un pedofilo condannato con sentenza definitiva della Cassazione e ha avuto tra i suoi consulenti un padre separato che non ottenne l’affdo dei figli per presunti abusi sessuali incestuosi. La negazione delle violenza e degli abusi sessuali è proprio nel DNA costitutivo delle associazioni di padri separati; e a questi soggetti il sen. Pillon vuole consentire di svolgere la mediazione familiare? Il suo consulente, responsabile del dipartimento bigenitorialità della Lega, è stato il primo firmatario dell’appello del padre violento.

Ma perchè le associazioni di padri separati si battono tanto per la mediazione familiare obbligatoria? Hanno fiutato il business da tempo e si sono ben organizzati con i loro centri di mediazione. Ipotizziamo che un percorso di mediazione venga a costare 500 euro per ciascun coniuge; in totale fanno 1.000 euro. Considerando che le separazioni n Italia sono circa 90.000 l’anno il calcolo è facile. È un bottino molto allettante e ovviamente i padri separati contano di metterci le mani. Non dimentichiamo che il segretario nazionale di Adiantum è un promotore finanziario e che bancari o ex-bancari orbitano costantemente intorno a queste associazioni.

DISCIPLINA DELLE SANZIONI

Si abbozza questo capitolo che dovrà essere meglio sviluppato nella formulazione del codice etico-deontologico.

La parte che rilevi nel corso della mediazione familiare atteggiamenti, comportamenti, o altro, parziali e tesi a favorire l’altra parte, ne dà comunicazione al proprio legale interrompendo contestualmente la mediazione familiare e inoltrando un esposto al consiglio nazionale dei mediatori familiari.
Le sanzioni, al termine del relativo procedimento disciplinare, possono andare dalla sospensione temporanea dall’albo sino alla radiazione.

DISCIPLINA DELLE SANATORIE

Chiaramente, appena ci sarà la legge sulla mediazione familiare ci sarà la corsa alle sanatorie. Per questo motivo bisogna che la legge fissi dei criteri rigidi e selettivi in merito.

Non credo si possa procedere a sanatoria per chi ha conseguito il titolo di mediatore familiare in corsi i cui docenti sono sostenitori della PAS o alienazione parentale. Chi viene fuori da questi corsi è talmente indottrinato che anche di fronte all’evidenza di violenze o abusi sessuali nega con forza e si avvita in spiegazioni retoriche, proteggendo l’abusante o il violento. Incapace di ragionare in maniera logica e scientifica. Non credo che le famiglie che si separano abbiano bisogno di mediatori familiari così fortemente indottrinati e di parte.

Non è per un fatto di discriminazione ma di logica e buon senso. Chi predica la tutela dei padri separati violenti o abusanti non può essere docente in corsi per mediatori familiari che invece debbono insegnare che violenza e abusi sessuali sono la causa di molte separazioni coniugali e di molti rifiuti dei figli a frequentare il genitore violento o abusante.

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