ADESSO È DIVENUTA UNA METAFORA

Sì, in una recente intervista sul quotidiano Avvenire, il noto avvocato, ormai rimasto come l’ultimo dei giapponesi a difendere la PAS, afferma che la sindrome di alienazione genitoriale, o alienazione parentale, è una metafora. Cosa significhi questo, lo sa solo lui.

Di certo non parlava di metafora ma di grave malattia che colpiva donne (solo quelle protettive verso i figli) e bambini (solo quelli che rifiutavano il rapporto con il padre) nel libro del 1997; né parlava di metafora nelle riedizioni del medesimo del 1983, e del 2007 ma anche in altri scritti, come in questo che risale al 2015, appena cinque anni fa.

Né parlava di metafora quando ha inviato la sua squadra di disinformatori a stalkerizzare l’ICD-11; abbiamo tutti gli screenshot e sappiamo di cosa stiamo parlando.

Adesso che si trova, usando una metafora, con le spalle al muro, se ne viene fuori con la favoletta che la PAS sarebbe solo una metafora. Egregio avvocato, ma ci fa o ci sta? O crede davvero di essere l’unico essere pensante al mondo e che tutti gli altri siano degli allocchi che pendono dalle sue labbra?
Pensavo che nelle CTU psicologico-psichiatriche si dovessero utilizzare concetti scientifici, evidentemente mi sbagliavo, mi sono sempre sbagliato; pare vadano bene anche le metafore. Secondo questo illustre avvocato, pertanto, le sentenze giudiziarie basate sulla metafora della PAS sarebbero sentenze metaforiche; e pure i giudici che emettono quelle sentenze sarebbero, evidentemente, giudici metaforici.

Così come sono metaforici, evidentemente, i tanti convegni sulla metafora dell’alienazione parentale, organizzati in ogni parte d’Italia; è tutta una metafora. La stessa psicologia giuridica è una metafora, gli psicolgi giuridici sono metafore.

Insomma, con tutto il rispetto, tutta una gran presa per … metafora, metaforicamente parlando, ovviamente. Ma che vadano tutti a … quel paese, sempre metaforicamente parlando.
Tutto nasce dal vano tentativo di difendersi dalle critiche al famoso memorandum dei cento intellettuali, poi divenuti centotrentuno, in fila per centotrenta col resto di uno.
E sì, perchè ce n’è uno, per ora, che pur avendo firmato, entrambe le versioni, davanti al giudice sostiene di non essere stato lui ad avere firmato (avrà firmato a sua insaputa? ormai va di moda).
Insomma, cominciano le defezioni; staremo a vedere, chi vivrà vedrà (e in tempi di pandemia non v’è pensiero più adatto all’uopo).
E proprio a futura memoria propongo questi appunti che potrebbero tornare utili.